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lunedì 27 aprile 2009

La legge è uguale per tutti gli stranieri (Otello)

La festa della Libberazione nun mi ha portato nessun beneficio, visto che sono ancora nella comunità a fa' penitenza e nessuno m'ha liberato. Ma quella de l'artroieri comunque è stata 'na giornata proficua perchè mi ha fatto pensare alla libbertà, all'importanza di aveccela e de quanto semo sfigati noi che l'avemo persa. Per colpa nostra, s'intende. Ma ho riflettuto pure che essere un delinquente o no non dipende solo dalle scelte de vita ma anche dalla città in cui se sta', e nun me riferisco ar benessere o alle opportunità de vita. Se c'ha 'na cosa che proprio nun sopporto dell'Italia è che c'ha na legge nova per ogni minuto che passa, e da quanno so' aumentate l'autonomie locali ce stanno vagonate de leggine pure per ogni reggione e comune. Per questo io potrei essere un delinquente o meno puro in base al comune in cui me trovo. Fortuna nostra, e me so' documentato, che la maggior parte delle leggi comunali so' fatte pe' anna' in culo agli stranieri, senno' un ergastolo per ogni italiano nun ce lo levava nisuno.


Per esempio, in provincia de Pordenone, ad Azzano Decimo, nun se po' gira' cor burqa. Fortuna che nun ce l'ho in guardarobba.

A Firenze e Venezia, mica paesotti, nun se po' trasportà merce in borzoni, sacchetti de plastica e simili; pare fatto apposta pe' complica' l'esistenza agli stranieri che fanno l'ambulanti e gireno coi borsoni pieni de robba, come facevano gli italiani magliari in Germania 'na cinquantina d'anni fa, ma me domanno se poi rompeno li cojoni anche alle signore che escono dal supermercato coi sacchetti de la spesa.

A Livraga, vicino Lodi, nun se po' usa' er camper in assetto d'abbitazione. E' fatto apposta pe' scoraggia' i rom a nun fa' bivacchi, ma se un padano ha bisogno de fermasse pe' fa 'n goccio d'acqua o pe' magnasse quarcosa all'aperto je fanno er mazzo puro a lui?

A Palermo invece è vietato qualunque bivacco, senza manco bisogno d'ave' er camper o la roulotte. Almeno so' più sbrigativi.

A Novara nun gradischeno l'assembramenti: se si sta in più de tre perzone in un parco o in un giardino pubblico è già na specie d'adunanza sediziosa, e nun se po' ffa'. Se i Ricchi e Poveri, che so' tre, dovessero 'ncrocià Pupo, che è quasi uno, se ponno parlà solo da lontano. Me sa che i Pooh se separeno per questo.

A Lucca addirittura, ner centro storico, nun se possono apri' locali pe' magna' cose diverse da quello che prevede la tradizione nostrana. E' fatto apposta pe' blocca' li kebbabbari, ma chissà se dicheno quarcosa anche alle pizzerie, che fanno alimenti della terrona zona napoletana, o le spaghetterie, che te servono stì cosi lunghi forse inventati dagli extracomunitari antichi cinesi!

A Rimini, e in tutta la costiera romagnola, è divennato vietato fasse fa' li massaggi in spiaggia. E' stato fatto pe' smorza' er commercio de sti' poveri ragazzi neri che pe' pochi spiccioli giraveno sotto ar sole pe' ddà cinque minuti de gioia a le tardone 'n vacanza. Però così magari le tardone er massaggino se lo ponno fa' fare in privato, e magara i regazzi ce guadagneno quarcosina 'n più.

A Vicenza invece li giovinotti nun se ponno manco sede' sulle panchine: hanno fatto n'ordinanza che permette de sedesse all'aperto solo dai 70 anni in su. E dar momento che in Italia difficilmente 'n extracomunitario arriva a quell'età, se la pija 'n saccoccia per tutta la vita.

A Trieste invece se te trovi senza un tetto e te scappa na pisciatina all'aperto te poi beccà 'na multa de 500 euri belli puliti. Che se li tenevi t'affittavi n'appartamento per un mese pe' piscià tutte le vorte che te scappava.

Inzomma, a pensà a tutte ste cose, l'artro giorno, 25 aprile, ho capito che pe' mme è stata quasi 'na libberazione stà chiuso in comunità, invece de sta' in giro a rischià la galera a ogni giardinetto!

Otello Scaccabarozzi

venerdì 9 gennaio 2009

Quando sono i fascisti a ricordare le leggi razziali

"Quello che proponiamo con la nostra iniziativa è il boicottaggio finale di Israele perchè chiunque usi mezzi militari contro civili inermi (...) commette un crimine contro la vita umana: il boicottaggio economico deve impedire di continuare ad acquistare altri armi da guerra". Con queste parole Giancarlo Desiderati del sindacato Flaica-Uniti-Cub ha cercato di spiegare i motivi per i quali varrebbe la pena boicottare il commercio israeliano. E ne è nato un putiferio. Tutti hanno visto in questa proposta una provocazione tesa a discriminare i negozi romani gestiti da famiglie ebraiche. Tutti hanno, con inquietudine, ricordato le leggi razziali del regime fascista, tra le cui simpatiche iniziative vi era proprio il boicottaggio dei commerci ebrei.


Personalmente non sono d'accordo coi boicottaggi. Se avessi un ristorante, che so, in Finlandia, ed il presidente del consiglio italiano avesse un'uscita da peracottaro nei confronti della premier finlandese, ed i finlandesi per ritorsione boicottassero il mio ristorante, vedrei come un'ingiustizia il fatto di dover pagare per una colpa non mia. Soprattutto se, oltretutto, non sono stato neanche elettore di quel governo. Purtroppo non ho un ristorante italiano in Finlandia ma un nostro connazionale si ed in quella occasione se la vide davvero brutta. Per questo tendo a non confondere tra le responsabilità di un governo e quelle di un popolo, anche se, come in questo caso, la linea di demarcazione è davvero sottile.

"Nell'esprimere una condanna quanto mai ferma e intransigente sull'ipotesi di boicottaggio dei negozi di proprietà di ebrei, ricordo agli ideatori di questa pessima trovata che analoghe iniziative sono già state prese, nella seconda metà degli anni '30 del secolo scorso e che hanno fatto da prodromo alle Leggi Razziali." Queste parole non sono di Fausto Bertinotti o, men che mai, di Walter Veltroni. Sono del sindaco di Roma Gianni Alemanno, il quale, vuoi per la sua storia personale, vuoi per le discendenze politiche, vuoi per le parentele illustri, sa bene di cosa parli. Alemanno non solo conosce bene l'argomento, ma condanna le ben peggiori risoluzioni del governo fascista, dal quale discende la storia del proprio movimento politico.
Stupore e costernazione!

Dal momento che non esita a ricordarci questa orribile macchia della storia italiana, macchia nera ovviamente, mi permetto di invocare la sua intercessione per altri terribili macchie che non sono andate via, ma che al contrario si accentuano ad ogni pietoso tentativo di risciacquare il passato.

Per esempio lo pregherei di stigmatizzare un più deciso tentativo di rilanciare le leggi razziali avanzato da Forza Nuova (parente stretta del proprio movimento politico) in quel di Padova, con la stampa di volantini che invitano la popolazione a boicottare i negozi dei cinesi. Addirittura Andrea Minchio (coordinatore veneto di Forza Nuova, nomen omen?) afferma che si tratta di un’iniziativa dall’indiscutibile valenza sociale. Io oserei definirla sociale e nazionale. In una parola: nazionalsocialista. Si può anche abbreviare in nazi, se ritenete.

Inviterei ancora Alemanno a censurare l'iniziativa di questo governo, verso il quale qualche entratura immagino abbia, che tenta disperatamente di riabilitare i soldati repubblichini, unico caso al mondo di volontà di premiare un esercito che abbia combattuto fianco a fianco con quello nazista hitleriano, cercando di equipararli ai partigiani che hanno liberato l'Italia dalla dittatura.

Il caro sindaco di Roma, sono certo, se l'organizzazione del viaggio del Papa alla Sapienza gli lascerà spazio per occuparsi d'altro, con la forza di un Tribunale Speciale non mancherà di condannare, condannare, condannare.

venerdì 5 dicembre 2008

Italia, provincia del Vaticano

L'arresto di due marocchini, sospettati di progettare attentati terroristici ai danni dei sacri supermercati italiani, ha risvegliato le coscienze civili ed ha riproposto l'annosa questione delle fedi, diverse da quelle cristiane, professate sul suolo patrio.

Per l'intelligencija politica nostrana non sono da sottovalutare questi strani luoghi di culto, le moschee, dove non si comprende quanto dicano i frequentatori e quindi qualcosa di losco dev'esserci di sicuro.

Con la mente sono volato a qualche settimana fa, quando, in quel di Sesto San Giovanni, mentre ero in fila al banchetto dove firmare per il referendum contro il Lodo Alfano, mi giungevano le stridule voci di un megafono attraverso il quale gli attempati attivisti di Alleanza Nazionale, al coperto del loro gazebo, invocavano un'analoga raccolta firme per scongiurare l'apertura di una moschea all'interno del comune. L'argomento dei nipotini del postfascismo in doppio petto era: non possiamo permettere che arrivino qui da noi persone che non rispettano la nostra Costituzione. Cominciare una polemica sarebbe stato fin troppo facile: chi accusa i musulmani di non rispettare la nostra Costituzione, non si sa bene in base a quale evidenza probatoria, non dovrebbe proibire la costruzione di una moschea, violando così gli articoli 3, 7, 8, 19, 20, 117/c della medesima Costituzione che garantiscono libertà di culto. Insomma non si può negare la libertà di culto agli altri, contraddicendo sicuramente la Costituzione, usando come motivazione ipotetiche violazioni della stessa Costituzione. Polemica non ci fu perchè ho sempre amato misurarmi con avversari degni di me, e francamente i signori di AN, ai miei presuntuosi occhi, non lo sono mai sembrati.

Ma il problema esiste. La difesa ad oltranza dei musulmani oltre che sterile rischia di essere un boomerang: tra di loro c'è sicuramente chi interpreta la propria fede come una Guerra Santa, ma negare la libertà di culto a tutti i musulmani solo perchè tra di loro vi è una minoranza deviata, sicuramente infinitesimale, è antistorico ed incivile, oltre che incostituzionale. Per questo l'idea di Maroni, quella luminosa di introdurre una moratoria per le moschee, come fossero mine antiuomo, o una pena di morte, è risibile. Le argomentazioni addotte sono davvero da Stato guida di nuove civiltà: "Il ministero dell'Interno ha fatto una ricognizione completa sulle moschee esistenti in Italia. Purtroppo non è mai agevole distinguere tra luoghi culto e luoghi in cui si svolgono altre attività, come anche reclutamento e la raccolta di fondi per finanziare il terrorismo e la preparazione di attentati".

Insomma l'ariano Maroni propone di mettere una pietra sulle moschee non perchè tutte coinvolte in preparazione di attentati terroristici ma semplicemente perchè lo Stato non ci capisce un tubo. Sarebbe come chiedere di mettere i sigilli a tutte le chiese d'Italia perchè in qualche sagrestia qualche prete ha inchiappettato qualche bambino. Evidentemente al ministro Maroni basta chiudere le moschee per eliminare il problema, come se l'odio dell'integralismo possa germogliare esclusivamente tra quattro mura e non addirittura esacerbarsi col divieto di culto.

Maroni ha inoltre detto: "Dire no pregiudizialmente solo perché la proposta arriva dalla Lega è il solito balletto dettato dal pregiudizio ideologico". Il ministro può stare tranquillo: la sua proposta è censurabile a prescindere. Non c'entra la danza. Pronunciata da qualunque altro italiano non avrebbe maggiore credibilità. Semmai, in sua difesa, c'è da dire che avanzata da lui desta poca sorpresa: l'avesse proposta, che so, Bertinotti, ci saremmo chiesti se per caso non si fosse bevuto il cervello. Avanzata da lui ci pare coerente col quadro generale. Infatti proprio oggi ha detto: "Scioglierò le associazioni a rischio".

Insomma pare proprio che l'unico modo per risolvere i problemi sia chiudere, mettere i sigilli, proibire. Cercare di risolvere tentando di capire di cosa si tratti, sforzandosi di comprendere cosa ci si trovi davanti, forse, è chiedere troppo.

Per la fortuna dei fratelli musulmani arriva puntuale il parere della Chiesa. Il presidente del pontificio consiglio della Cultura, oltre che star di Mediaset, monsignor Gianfranco Ravasi, interviene dichiarandosi favorevole alla costruzione di nuove moschee, ma solo a condizione che lo Stato (per fortuna italiano, non pontificio, ma tant'è...) controlli. Cosa? Che non costruiscano bombe, direte voi. No. Che non facciano politica. "Da un lato bisogna riconoscere la legittimità del luogo di culto; d'altra parte questo non deve diventare un modello diverso. (Quindi, se una moschea assume finalità politiche) eterogenee alla propria identità religiosa lo Stato esige una verifica e ha il diritto di intervenire. Io capisco che per alcune culture tante volte è difficile distinguere come distinguiamo noi, ma la nostra è una società occidentale che distingue tra ambito religioso e ambito politico, 'A Cesare quel che è di Cesare'''.

Insomma la Chiesa si propone come modello di religione che non tocchi la politica degli stati sovrani e che concede a Cesare (spero non Previti) quel che è di Cesare (spero non Beccaria). Infatti negli ultimi duemila anni mai si è assistito all'ingerenza dello Stato Città Del Vaticano nella politica italiana. Se abbiamo la legge sulla fecondazione assistita più mortificante e limitante del mondo è solo perchè il nostro legislatore ci tiene a far viaggiare in giro per l'Europa le donne sterili italiane, per migliorare la loro cultura. Se non abbiamo una legge che tuteli le coppie di fatto, specie se dello stesso sesso, è solo perchè il Parlamento italiano si sta ancora lacerando per realizzare la soluzione migliore per il nostro progresso civile. Se non esiste una legge che consenta una fine dignitosa per i malati terminali è solo perchè la nostra classe medica si ritiene in grado di risvegliare anche i morti, o se non altro di tenerseli in busta paga anche da tali. Se ogni tanto si torna a ridiscutere sulla legislazione che regola l'aborto è solo perchè le donne italiane non si sentono ancora pronte a decidere da sole per il proprio destino, e quindi amano periodicamente demandare al parlamento la soluzione delle proprie perplessità.

E, da ultimo, se lo Stato non si fa scrupoli nel tagliare centinaia di milioni di euro alla scuola pubblica, nonostante la protesta lunga ed estenuante di decine di migliaia di studenti e relative famiglie, ma gli basta una telefonata per ridare alle scuole cattoliche ciò che aveva tentato timidamente di sottrarre, è solo perchè ha ben presente su quali banchi si insegnino meglio le materie fondamentali per lo sviluppo della futura classe dirigente.

La Chiesa, in tutto questo, non ha colpa. Non confonde politica con funzione pastorale. Da a Cesare quel che è di Cesare. In questo senso, i musulmani d'Italia hanno ancora tanto da imparare.

venerdì 7 novembre 2008

Egregio Sindaco Alemanno



Roccastrada per chi non lo sapesse è un piccolo comune al confine tra le provincie di Siena e Grosseto. Non ha un bel sito web, ma ha un territorio bellissimo, e sopratutto ha un sindaco, Leonrado Marras, che ha preso carta e penna per scrivere al collega romano. Ecco la lettera via maremmanews.


Egregio Sindaco Alemanno,
sono un Suo collega di un paese della maremma toscana, Roccastrada.
Le scrivo in riferimento alle Sue parole, in particolare alle seguente Sua affermazione: "Non fu il ventennio, il male assoluto. Non lo pensavo ieri e non lo penso nemmeno oggi. Il vero male assoluto furono le leggi razziali: furono quelle a segnare la fine della politica del fascismo".
Mi permetto, quindi, di scriverLe per farle un invito; l'invito a venirmi a trovare e ad ascoltare dalla popolazione di qui cosa pensano del fascismo, quello della prima ora, non quello degenerato delle leggi razziali. Il fascismo che, nel 1921, impose le dimissioni ad un sindaco, mio predecessore, regolarmente e democraticamente eletto e che, per convincerlo, fece del mio paese un "deserto", bruciando case e uccidendo 10 persone in un raid alle prime luci dell'alba.
Le garantisco Sig. Sindaco una assemblea civile e cortese, senza intemperanze e Le assicuro la mia personale ospitalità.
Sono un giovane Sindaco e nel 1921 ero ben lontano dal nascere, ma quel fatto è oramai nel DNA del mio paese e nella coscienza di tutti, giovani e vecchi. Non fu un episodio; da quel giorno iniziò per noi un periodo durissimo fatto di sopraffazioni prima, di miseria e guerra dopo, senza distinzione senza soluzione di continuità.
Posso capire chi ragiona sul consenso dato dagli italiani al fascismo; consenso che non dubito ci fosse, ma certo consenso costruito, pilotato, che nella storia non è durato più di un soffio, come tutte le demagogie, come tutti i populismi, come, ne sono certo, tutte le dittature violente o demagogiche che siano.
Non sto esagerando, non voglio allegarle la bibliografia storica, le riporto solo il telegramma inviato al Sindaco Natale Bastiani da Dino Perrone Compagni, segretario fiorentino dei fasci:

Fasci italiani di combattimento della Toscana
Il Segretario politico
"Dato che l'Italia deve essere degli italiani e non può, quindi, essere amministrata da individui come voi, facendomi interprete dei vostri amministrati e dei cittadini di qua, vi consiglio a dare, entro domenica 17 aprile, le dimissioni da sindaco, assumendovi voi, in caso contrario, ogni responsabilità di cose e di persone. E se ricorrerete alle autorità per questo mio pio, gentile ed umano consiglio, il termine suddetto sarà ridotto a mercoledì 13, cifra che porta fortuna."
firmato
Dino Perrone Compagni

Per la strage, basterà leggere la lapide posta nell'androne del Palazzo Comunale di Roccastrada con i nomi degli innocenti uccisi.

Leonardo Marras, Sindaco di Roccastrada

Papa Pio XII, dono di Dio (Joseph)


Storico Joseph,
mi rivolgo a lei per condividere con altri fedeli la gioia provata per le parole di Ratzinger su Papa Pacelli. Finalmente il papa ha detto chiaramente che Pio XII, nonostante tutte le polemiche sulla sua presunta ambiguità politica durante il fascismo e le leggi razziali, è stato per la Chiesa un eccezionale dono di Dio. Lei che è addentro alle faccende vaticane, non potrebbe ricordare, per noi fedeli meno attenti, in cosa si distinse particolarmente papa Pacelli e perchè meriti la canonizzazione?
Fedelmente sua
Creduletta
Puona tonna,
Una folta la carriera dei krandi uomini di kiesa si kiudeva col papatem, atesso con la santità. Ogni papa si preokupa di santificare i propri pretecessoren anke perchè spera di ricevere il medesimo trattamenten, kvando tokkerà a loro.
Ma santità no è dono kratuiten. Pio XII, come ha rikordaten kiaramente papa Ratzinger, è stato tavvero un tono di Dio. Innanzitutto Pacelli iniziò ciofanissimo la sua karriera nella kuria romana. E' fero ke era rakomandato da kardinale Vincenzo Vannutelli, ma ce l'afrebbe fatta senz'altro anke da solo.
Presto divenne sottosegretario di kongregazione per affari ecclesiastici straordinari e, krazie al suo ruolo, fu protakonisten del concordato tra la Serbia ed il Vaticano. L'akordo karantiva finanziamenti a kiesa serba e fu una delle kause dell'accentuarsi di tensioni tra kvello Stato e il konfinante Impero Austro-Ungarico, ke kulminarono poi in skoppien di Prima Guerra Mondiale poki ciorni dopo. Ke kulen!
Nel 1933 realizzò koncordato con la Germania di Hitler, ke offriva al discusso regime nazisten ulteriore riconoscimento internazionale nonostante fine ti temocrazia su suolo tedesken. Grazie ai rapporti amikevoli con la Germania, la chiesa potè intercedere ferso Hitler, mentre Pacelli era Segretario di Stato, perché aiutasse i falangisti del dittatore Francisco Franco a rofesciare il governo liberal socialista spagnolo. Ke kulen!
Nel 1939 finalmente Pacelli difenne Papa ed il ciorno stesso della sua elezione il conte Ciano, ministro fascista degli esteri, annotafa nel suo diario che alla vigilia l' ambasciatore d'Italia presso il Vatikanen gli aveva detto essere Pacelli il cardinale favorito dai nazisten tedeschi. Ke kulen!
Fitucia ti nazisten no era malriposta, infatti uno dei primi atti da papa fu kvello di togliere dall'Indice i libri del teorico di estrema destra, antisemita ed anticomunista, Charles Maurras, ai kui seguaci revokò anche l'interdizione dai sacramenti, imposta loro anni prima da Pio XI. Secondo alcuni storici la decisione fu koerenten con macciore comune condivisione del pregiudizio antisemita, in ein perioten in kui anche Italia iniziava a dar concreta applicazione a leggi razziali. Ke kulen!
In 1941 ebbe infece meriten di trasformare la Commissione delle Opere Pie in una banca a fini di lucro, lo Ior. Ke kulen!
E' fero che a fine ti kuerra è stato akkusaten di avere favoriten la fuga all'esteren di molti uffiziali nazisten, soprattutten in Amerika latinen, ma durante guerra lui aiutato sekretamente anke molti ebrei a fuccire. Insomma lui organizzato potente acenzia ti viaggi. Ke kulen!
Per elezionen italianen del 1948 papa Pacelli inaukurò la tradizione di ingerenza della chiesa negli affari politici italiani e si skierò senza ambiguità a favore della DC, favorendone la vittoria, anche se non condivise alkune scelte di De Gasperi, tra cui il rifiuto di quest'ultimo di kollaborare con i partiti di destra. Ma ebbe la sua rivalsa l'anno dopo: scomunicò tutti i comunisten del mondo! Ke kulen!
Facendosi interprete delle pressioni dei fedeli, proklamò Maria Goretti santa con ben diciotto anni di anticipo sul tradizionale iter previsto dal diritto canonico: a due anni dalla beatificazione anzichè venti. Molti videro in questa canonizzazione un gesto anti-femminista. Ke kulen!
Il Papa soffrì per molto tempo di un singhiozzo continuo, forse dovuto ad una gastrite persistente, e forse anche grazie alle sue competenze sull'argomento riorganizzò l'ufficio del digiuno eucaristico, riducendolo a tre ore per i cibi solidi, a un'ora per le bevande, a zero ore per l'acqua e i medicinali. Ke kulen!
Krazie ai suoi infiniti meriti subito dopo la morte ebbe addirittura un affettuoso omaggio in versi di un poeta comunista: Pier Paolo Pasolini, che nella poesia A Un Papa (1959) kosì rikorta lui:

"Lo sapevi,
peccare non significa fare il male:
non fare il bene, questo significa peccare.
Quanto bene tu potevi fare!
E non l’ hai fatto:
non c’è stato un peccatore più grande di te."

Kome tu fete, Papa Pacelli è stato davvero ein tono di Tio. Nel 1917 fu ordinato vescovo da papa Benedetto XV. Sarebbe un bel completamento se oggi a dichiararlo santo fosse Benedetto XVI, soprattutten in un momento storiken in kui ein angelo kome Pacelli potrebbe tare suo esperto kontributen.