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domenica 14 dicembre 2008

I meriti della scuola cattolica (Joseph)


Reverendissima Eminenza,
leggo già da un po' il suo blog, in cui rispondendo alle lettere dei fedeli offre ottime indicazioni per vivere in maniera ferrea e rigorosa la propria fede cattolica, l'unica vera religione, per la quale vale la pena sacrificare la propria vita e ogni minimo briciolo di felicità; e vedendo che era anche qua su Facebook non ho potuto non aggiungerLa. Quindi La ringrazio per aver accettato la mia richiesta di amicizia, e mi complimento di nuovo con Lei per l'ottimo lavoro, che continuerò a seguire con piacere.
PS: non mi spiego una cosa, però: come mai i preti, suoi fedelissimi, hanno bocciato il figlio di Bossi che per l'appunto studiava in una scuola gestita da preti? Pensavo che essendo il figlio di un così valoroso difensore dei più grandi valori della famiglia cristiano-cattolica contro le orde di infedeli non meritasse un tale trattamento...
Brunez


Malignen Prunez,
Miei koleki no si sono mai permessen ti pocciare signorinen Possi, figlio ti koleka ministro ti kulto ti Tio Po, anzi loro portato lui fino a soglia ti maturità. Ma in kvesto paesen, tofe molte kose no funzionano anke perkè purtroppen non tutten le lecci sono state fatte su intikazionen precisen ti Fatikanen, per koncetere a pofero rakazzen ein pezzetto ti karta ti tiplomen serfe komissionen ministerialen, ke poccia facilmenten stutente ti skuola katolika per inciusto otio, lifore und astio per migliore metoto ti insegnamenten katoliken. Pensa ke kvesto anno komissione pocciato altro rakazzen per pura motifazionen iteolociken: no erano t'akorto su kreazionismen und ceocentrismen. Insommen, se komisione est più ignorante ti rakazzen kome si può speraren in tiploma? Noi spera ke ministro Celmimen fa lecce appositamenten per signorinen Possi und per altri rakazzen ke stutia kon preti: kon nuofa lecce per otenere tiplomen può pastare konfesionen und komunionen.

martedì 18 novembre 2008

La riforma Gelmini prevista 58 anni fa


Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (ADSN),Roma 11 febbraio 1950


Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, ma la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito?Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito.Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori – si dice – di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.

Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.


[Pubblicato in Scuola democratica, periodico di battaglia per una nuova scuola, Roma, iv, suppl. al n. 2 del 20 marzo 1950, pp. 1-5]

giovedì 23 ottobre 2008

Tutti i Pinochet del mondo dovrebbero andare a lezione da Kossiga!



Che meraviglioso esempio di senso dello stato e di democrazia. Tutti i Pinochet del mondo dovrebbero andare a lezione da Kossiga!
Riporto dal blog Piovono Rane di Alessandro Gilioli:

«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni (…). Gli universitari? Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì».
(Gli illuminati consigli di Cossiga a Maroni, sul Quotidiano Nazionale di oggi)


Ps. Per precisione e correttezza: nella versione cartacea pubblicata dal Qn Cossiga non dice «picchiarli a sangue», ma solo «picchiarli»; e non c’è nemmeno la parola «massacrarli». La versione che ho citato qui sopra era quella pubblicata da Dagospia. Non cambia molto nella sostanza, ma mi è stata fatta notare la discrepanza e quindi è giusto precisare. Probabilmente la versione pubblicata da Dagospia era quella originale dell’intervista, a cui Cossiga ha poi fatto delle correzioni nei virgolettati rileggendoli (di solito succede così nelle interviste ai politici).