lunedì 3 dicembre 2012
Tanto per capire se ogni tanto passa qualcuno...
domenica 4 aprile 2010
Fra' Ciccio - Preti zozzoni e diavoli impiccioni
L'informazione pretesca a cura di Fra' Ciccio Da Pozzuoli

sabato 20 marzo 2010
La vergogna della Lega Nord

giovedì 4 febbraio 2010
Carlo Taormina e le leggi ad personam di Silvio Berlusconi

Mi spieghi meglio.
E perché?
E poi che succede? Che c’entra il Lodo Alfano bis?
Mi faccia capire: Berlusconi sta facendo una legge – il legittimo impedimento -che già sa essere incostituzionale?
Come fa a esserne così certo?
Tipo?
Che all’epoca era Presidente della Repubblica.
Quindi?
Pentito?
A chi si riferisce?
Prego?
Ma mancano ancora tre anni e mezzo alla fine della legislatura…
E perché?
Aiuto: mi sta dicendo che avremo Berlusconi fino al 2020?
sabato 12 dicembre 2009
Depenalizziamo tutti i reati dei ricchi

venerdì 11 dicembre 2009
La vergogna di essere italiani

Io invece sono orgoglioso di essere italiano.
Nondimeno, in certe occasioni, anch'io me ne vergogno un po'.
Me ne vergogno quando, all'estero, mi dicono: "Italiano: pizza, mafia, Berlusconi...";
Me ne vergogno quando il capo di uno dei tre poteri dello Stato legifera per poter controllare anche gli altri due, come in una qualunque repubblica delle banane;
Me ne vergogno quando un esponente di un partito di governo insulta uno dei pochi scrittori che mi rendono orgoglioso di essere italiano;
Me ne sono vergognato quando ho dovuto difendermi in un tribunale per aver sfottuto sul mio vecchio blog una sempre più soffocante religione di stato;
Me ne sono vergognato quando, minacciato di morte più volte da attivisti fascisti, non ho ricevuto risposte dallo Stato.
Ma se avessi compiuto delle estorsioni, e fossi stato condannato per questo, non mi sarei vergognato di essere italiano. Mi sarei vergognato e basta.
(11/12/2009)
martedì 20 ottobre 2009
Il Papello originale di Riina modificato da Ciancimino
Una delle notizie che tiene banco in questi giorni è quella relativa al papello, ossia l'elenco di richeste che la mafia pare avesse inoltrato allo Stato come condizione per concludere la cosiddetta stagione delle stragi. Si discute se il foglio consegnato da Massimo Ciancimino, figlio di Vito Ciancimino (l'ex sindaco di Palermo inquisito per mafia che avrebbe materialmente consegnato il papello allo Stato) sia originale o meno. Si dice addirittura che Vito Ciancimino, all'epoca, una volta presa visione dell'elenco delle richieste avesse sbottato commenti poco affettuosi verso il relatore, commentando che le richieste erano tali da essere irrealizzabili, ed avesse personalmente modificato il papello per renderlo più accettabile.- Non liberalizzare mai nessun tipo di droga, che ci facimmo affari assai boni
- La lotta alla prostituzzione non deve mai culpiri la bottana o u sfruttatori, al massimo quelle teste di minchia dei clienti
- Riapertura delle centrali nucleari, ca cu l'appalti per la costruzzioni e quelli per lo smaltimento dei rrifiuti tossicanti ci arriva manna du cieli per du seculi
- Lo Stato la deve finire di far tenere il territorio sotto controllo daì quei fitusi di carabinieri e polizia, se proprio nun pò fare diversamenti ca almeno lo affidasse a chi nun ci capisce una minchia, tipo l'esercito o ronde di privati cretini. Anzi levare quanti più danari possibbili alle forze dell'ordine
- Usare la televisione per distrarre la gente con altri tipi di criminalità, tipo i guai commessi da stranieri, stupri, ammazzatine di corna, così che la mafia appari scomparsa
- Costruzione del ponte tra Messina e Regggio. Se proprio nun si po' fino a Regggio Emilia, almeno fino a Regggio Calabria. Poi per come fare ci penzamo noautri, voi cacciate solo i piccioli, ca per noi è manna per autri du seculi
- Consentire il rientro ufficiale nelle banche italiane dei piccioli che abbiamo annascunnuto all'estero, con una tassa che non sia più avuta du 5 pe ciento
- Non rompere i cabasisi sulla fondazzione di un partito politico fondato da un uomo d'onore, degno di fiducia e rispetto. Tutto il proggetto è già nelle mani del nostro riciclatore di soldi milanese di fiducia. Muto a chi sapi u iuoco
- Trasferimento immediato di tutti i giudici che rompono i cabasisi su inchieste su noautri e politici amici nostri
- Spostare il Festival di Sanremo a Taormina
Pare che Vito Ciancimino decise di apportare sostanziose modifiche al presente papello, riducendolo alla forma che conosciamo, soprattutto perchè gli apparati dello Stato coinvolti non accettarono di spostare il Festival a Taormina.
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sabato 17 ottobre 2009
Perchè Silvio Berlusconi si e Marco Carta no?
Lo so che non è un'ipotesi plausibile, ma immaginiamo solo per un momento che Marco Carta, il ragazzino di Amici, vinca il Festival di Sanremo. E lo vinca perchè scelto dal popolo, attraverso il meccanismo poco trasparente del televoto. venerdì 16 ottobre 2009
Il vero scoop sul giudice Mesiano!

mercoledì 29 luglio 2009
La Legge è uguale per tutti meno uno
(la foto riproduce la scansione della comunicazione originale effettivamente spedita al Ministro della Giustizia Angelino "Lodo" Alfano - clicca la foto per ingrandire)
lunedì 27 aprile 2009
La legge è uguale per tutti gli stranieri (Otello)
La festa della Libberazione nun mi ha portato nessun beneficio, visto che sono ancora nella comunità a fa' penitenza e nessuno m'ha liberato. Ma quella de l'artroieri comunque è stata 'na giornata proficua perchè mi ha fatto pensare alla libbertà, all'importanza di aveccela e de quanto semo sfigati noi che l'avemo persa. Per colpa nostra, s'intende. Ma ho riflettuto pure che essere un delinquente o no non dipende solo dalle scelte de vita ma anche dalla città in cui se sta', e nun me riferisco ar benessere o alle opportunità de vita. Se c'ha 'na cosa che proprio nun sopporto dell'Italia è che c'ha na legge nova per ogni minuto che passa, e da quanno so' aumentate l'autonomie locali ce stanno vagonate de leggine pure per ogni reggione e comune. Per questo io potrei essere un delinquente o meno puro in base al comune in cui me trovo. Fortuna nostra, e me so' documentato, che la maggior parte delle leggi comunali so' fatte pe' anna' in culo agli stranieri, senno' un ergastolo per ogni italiano nun ce lo levava nisuno.Per esempio, in provincia de Pordenone, ad Azzano Decimo, nun se po' gira' cor burqa. Fortuna che nun ce l'ho in guardarobba.
A Firenze e Venezia, mica paesotti, nun se po' trasportà merce in borzoni, sacchetti de plastica e simili; pare fatto apposta pe' complica' l'esistenza agli stranieri che fanno l'ambulanti e gireno coi borsoni pieni de robba, come facevano gli italiani magliari in Germania 'na cinquantina d'anni fa, ma me domanno se poi rompeno li cojoni anche alle signore che escono dal supermercato coi sacchetti de la spesa.
A Livraga, vicino Lodi, nun se po' usa' er camper in assetto d'abbitazione. E' fatto apposta pe' scoraggia' i rom a nun fa' bivacchi, ma se un padano ha bisogno de fermasse pe' fa 'n goccio d'acqua o pe' magnasse quarcosa all'aperto je fanno er mazzo puro a lui?
A Palermo invece è vietato qualunque bivacco, senza manco bisogno d'ave' er camper o la roulotte. Almeno so' più sbrigativi.
A Novara nun gradischeno l'assembramenti: se si sta in più de tre perzone in un parco o in un giardino pubblico è già na specie d'adunanza sediziosa, e nun se po' ffa'. Se i Ricchi e Poveri, che so' tre, dovessero 'ncrocià Pupo, che è quasi uno, se ponno parlà solo da lontano. Me sa che i Pooh se separeno per questo.
A Lucca addirittura, ner centro storico, nun se possono apri' locali pe' magna' cose diverse da quello che prevede la tradizione nostrana. E' fatto apposta pe' blocca' li kebbabbari, ma chissà se dicheno quarcosa anche alle pizzerie, che fanno alimenti della terrona zona napoletana, o le spaghetterie, che te servono stì cosi lunghi forse inventati dagli extracomunitari antichi cinesi!
A Rimini, e in tutta la costiera romagnola, è divennato vietato fasse fa' li massaggi in spiaggia. E' stato fatto pe' smorza' er commercio de sti' poveri ragazzi neri che pe' pochi spiccioli giraveno sotto ar sole pe' ddà cinque minuti de gioia a le tardone 'n vacanza. Però così magari le tardone er massaggino se lo ponno fa' fare in privato, e magara i regazzi ce guadagneno quarcosina 'n più.
A Vicenza invece li giovinotti nun se ponno manco sede' sulle panchine: hanno fatto n'ordinanza che permette de sedesse all'aperto solo dai 70 anni in su. E dar momento che in Italia difficilmente 'n extracomunitario arriva a quell'età, se la pija 'n saccoccia per tutta la vita.
A Trieste invece se te trovi senza un tetto e te scappa na pisciatina all'aperto te poi beccà 'na multa de 500 euri belli puliti. Che se li tenevi t'affittavi n'appartamento per un mese pe' piscià tutte le vorte che te scappava.
Inzomma, a pensà a tutte ste cose, l'artro giorno, 25 aprile, ho capito che pe' mme è stata quasi 'na libberazione stà chiuso in comunità, invece de sta' in giro a rischià la galera a ogni giardinetto!
Otello Scaccabarozzi
lunedì 6 aprile 2009
Il mio cane è felice e ride sempre (Otello)
Puro io ci ho avuto un canetto, anche se per poco. Se chiamava Mustafà, come er cane che aveva Totò ner film La Banda Degli Onesti, pellicola nella quale m'ariconosco pe la sfiga e l'incapacità de combina' quarcosa de serio e remuneroso. Mustafà me faceva mori' perchè pareva che rideva. A vorte stava serio serio a pensa' a li cavoli sua, ma quanno me guardava pareva proprio che rideva. La gente me diceva che nun era possibbile, che li cani nun ridono, che po' pare', ma che nun c'hanno er core o l'intelligenza pe ride. Io penzavo che se politici illustri stanno sempe a ride, e manco loro c'hanno er core o senzibbilità, e anzi più rideno e più te l'hanno messo ner bucio, lo poteva fa' anche Mustafà, che almeno nun rompeva li cojoni a nessuno e che voleva bene a tutto er monno.
Ne parlo al passato non perchè nun ce sia più, anzi ce seppellisce a tutti, ma perchè adesso ha messo sù famijia co na cagnotta corta de gamba come lui che je vuole bene, e stanno in una casa de persone che almeno se ponno permette de compra' tanta buona ciccia per tutti e due.
Io e Mustafà ce conoscemmo pe' strada, eravamo du' morti de fame senza arte ne parte, e ce capimmo subito ar volo. Era un cuccioletto piccolo così, avrà avuto quarche mese, e me s'attaccò subito senza mollamme mai. Nun ebbi er core de lasciallo pe strada, me lo portai nella camera ammobbiliata che tenevo affittata in quer periodo, dalle parti della stazione Tiburtina, e ce dovetti mettere der bono e der bello pe convince la padrona de casa a fammelo tene'. Alla padrona nun piaceva, lei aveva paura de li cani e manco quer batuffoletto de pelo con un soriso grosso così riuscì a smoverla. Quanno uscivo per qualche servizietto e lo lasciavo da solo in camera abbajava per la solitudine e la padrona me disse:
"Se quanno eschi er cane m'abbaja de novo te l'avveleno, quanto è vvero iddio!"
Io a iddio nun ce credo tanto, ma alle minacce de quella disgraziata ce credetti subito, così ogni vorta che uscivo me lo portavo sempre dietro, e per lui era 'na felicità ogni vorta che sortivamo dalla tana comune.
Una volta, ar Parco Nemorense, nel quartiere Salario, attaccò bottone co na bastardella, mezza volpina e mezza bassotta, che nun ce pensò du vorte prima de fasse snasare la patonza. Mustafà ormai era adulto e sbroccò de brutto: voleva fassela lì, sur posto, senza manco darle un fiore o un buonasera. Fortuna che la padrona della cagnoletta riuscì a portassela via e se giustificò dicenno che la sua Lilli era 'n calore, pe quello era così disponibbile e aperta, sennò manco morta se faceva palpeggia' dar primo che passava. Voj o nun voj, pure la padrona attaccò bottone co mme, come se er calore della cagnolotta se spandesse per l'aria e ce piàsse tutti. Era caruccia, un pò larga de fianco ma na bella pallocchetta, co du zinne che sembraveno un promontorio. Ci raccontai di me, abbellendo un po' la situazione socio-economico-culturale. Je dissi che ero na specie de affarologo tuttologo, che me occupavo de sgombra' cantine e solai, na specie de robivecchi, ma più scientifico. Je dissi pure indove abitavo. Lei era na commerciante, aveva un negozzietto da quelle parti e nun se la passava male.
Ma il destino infame, cinico e baro (un fijo de na mignotta, stò destino...) ha voluto che la cosa non avesse seguito. Na sera de un par de giorni dopo ero ridotto alla canna der gas, nun c'avevo manco la metà pe' paga' er mensile alla padrona della stanza e manco na piotta pe compra' na scatoletta a Mustafà. Io potevo pure digiuna' un par de giorni prima de vede' la Madonna der Divino Amore, ma nun avevo er core de lassa' Mustafà a stomaco voto, mentre me guardava co l'occhioni languidi come pe' di': allora, se magna o nun se magna?
"Attenzione che c'ho er cane criminale! Damme l'incasso, te!" Strillai, ma in meno di un secondo ariconobbi la tipa che stava dietro la cassa: era la pallocchetta dei giardinetti. Nun finii manco de di' la mia fesseria che da dietro er bancone sorti' la Lilli, e Mustafà le zompò addosso pe' ingroppassela!
La pallocchetta invece de spaventasse me guardò male, m'aveva riconosciuto subito dar cane.
"E' uno scherzo, è uno scherzo!" Cercai de di', ma la regazza m'aveva sgamato de brutto e reggeva sempre lo sguardo incazzato e offeso. Anzi prese er telefono e cominciò a fà un numero. "Annamo Mustafà, qua non è aria..." Ma er migliore amico dell'omo se scorda casa e padrone quanno sta in frega, e a me nun restò che scappare, lasciando Mustafà sur posto a fini' er servizietto.
Mortacci sua. Sua de lei. E anche mortacci mia, che le avevo dato indirizzo, telefono, nome e tutto. 'Na scheda segnaletica le avevo fatto! Feci 'na corza fino a casa ma all'ultimo decisi di nun salire: se la tabbaccara m'aveva soffiato ai caramba magari me li ritrovavo già a casa che m'aspettaveno, mentre la padrona je raccontava peste e corna der sottoscritto. No, meglio anna' a dormi' sotto Ponte Mirvio.
Mentre me dirigevo alla fermata della metro co la morte ner core, anche perchè ero preoccupato per Mustafà, me sono' er cellulare: sullo schermino me comparve er nome della tabbaccara.
"E mo questa che vole?" Penzai. "Se vorrà sfogà, me vorrà insultà." Risposi solo perchè er mio Mustafà era rimasto llà.
"Che voj?"
"Ho capito come fai gli sgomberi nelle cantine e nei solai, tu!" Me disse.
"Ognuno ci ha er modo suo!"
"Hai anche il coraggio di rispondere? Ma stai zitto, stai!"
"Aho, ma che voj, m'hai denunciato, no? E allora se vedemo in tribbunale!" Facevo er tosto ma stavo a fammela sotto dalla tensione.
"Per il momento non ti ho denunciato." Me rispose, tosta pure lei.
"Ah!" Me sentii rinascere. "L'hai capita allora che era uno scherzo, forse un pochetto de cattivo gusto, pero..."
"Ma che scherzo e scherzo! Tu sei un ladro ed io con te non ci voglio avere niente a che fare. Non ti denuncio ad una condizione."
Ecchila! Lo sapevo che m'avrebbe ammollato un ricatto. Lì pe lì pensai che avevo fatto colpo, che voleva er mio corpo, che m'avrebbe sfruttato, consumato e poi mollato come un pedalino, invece me disse: "Mi lasci il tuo cane."
"Come, er cane?" Sudavo freddo. "Voj Mustafà? Er mio Mustafà?"
"La mia Lilli ci va matta ed anche a me piace un sacco. Tu mi lasci il cane e facciamo finta di non esserci mai conosciuti. Pensaci un attimo. Se ti denuncio e vai dentro comunque ti ci devi separare, chi te lo tiene?"
"Ma se oggigiorno in galera nun ci va più nessuno!"
"Ma i disgraziati come te si, però."
E c'aveva ragione! "Ma è come se me levassi un fijio!" Protestai.
"Si, e tu vai a fare le rapine col figlio! Ma fammi il piacere. Pensa che se stasera al posto mio ci fosse stato mio padre minimo te lo sparava! Ha già sparato alle gambe un paio di tossici che volevano rubare, figurati se non ti sparava il cane. Almeno con me sta bene, ho una casa grande col giardino, mangerebbe come si deve, lo faccio seguire dal veterinario con regolarità, avrebbe una cagnetta con cui farsi compagnia..."
Co lei Mustafà sarebbe stato davero come un pascià! Quasi quasi le chiedevo se me se pijiava puro a mmè! Ero stato un padrone der cavolo, lo so, ma je volevo bbene, e lui me voleva bbene.
"Ma così pensa che l'ho abbandonato!" Ce provai ancora.
"In questo momento, ti assicuro, pensa a tutt'altro."
Insomma, un pò pe fallo stà mejo, un pò pe nun annà in galera, le lasciai er mio Mustafà.
Ma ogni tanto ce passo, quatto quatto, davanti alla tabbaccheria, pe vede' si c'è. E quanno c'è, sente l'odore mio e me vie' a saluta' fuori.
giovedì 2 aprile 2009
Il primo furto non si scorda mai (Otello)

Ero il palo.
Ciancone e Cianchetta avevano bisogno d'aiuto per sgombrare un magazzino di laterizi e così me vennero a cerca'. Me conoscevano perchè avevo cercato di vendere alla loro mamma un cane bastardo raccolto per strada che avevo accuratamente ritinto de bianco e de pallini neri pe fallo sembra' un dalmata de razza, ma loro anche se nun erano animalisti manco pè gnente se n'accorsero subito e me corcarono de botte, prendendosi anche il cane a gratis.
Me menarono talmente tanto che quanno arrivarono gli sbirri me sentii sollevato.
Amen.
mercoledì 1 aprile 2009
L'avvocato mio (Otello)

Diciamo che le nostre carriere sono ite di pari passo da nessuna parte. A volte penso che so' io che je porto rogna.
Nun me ricordo manco come si chiama, per me è solo "l'avvocato mio". Tanto, quanno m'aresteno, è lui che me trova subito, a me nun me costa neanche la fatica de cercallo.
martedì 27 gennaio 2009
Pronta la legge per censurare il web
Berlusconi è contro le intercettazioni delle sue telefonate ma è pronto ad intercettare tutti i nostri pensieri. E' davvero la casa delle libertà...da repubblica.it di oggi:
"Contro i pirati, censura web"
E' una bozza ma è già polemica
"Se passasse questa proposta, certo YouTube perderebbe la causa contro Mediaset e altre emittenti che lo denunciano per la presenza di materiale pirata sul portale", aggiunge Scorza. YouTube (e altri portali analoghi) chiuderebbe in Italia, subissato da cause perse, o sarebbe a cambiare molto il servizio solo per gli italiani.
sabato 13 dicembre 2008
Diritti umani, embrioni ed omosessuali (Joseph)

Le scrivo perchè ho una gran confusione in testa, e spero che Lei possa essermi utile per fare chiarezza. Negli ultimi giorni la chiesa non ha lesinato dichiarazioni e pareri sugli argomenti più vari, come è usa fare, ma tutte queste parole mi hanno alfine disorientato. Il 10 dicembre il Papa ha rammentato che i diritti umani sono un dono del Signore e quindi sono misera cosa se goduti al di fuori dell'illuminazione divina. Alla luce di questa dichiarazione chiunque avrà immaginato che la chiesa sia avanti millenni riguardo la difesa dei diritti umani, e che non possano esserci istituzioni, enti sovragovernativi o società di nazioni che possano concepire una difesa dei diritti umani più grande e completa di quella che può teorizzare la chiesa. Ed infatti appena ieri, leggendo i giornali, mi sono reso conto che la difesa dei diritti umani da parte del vaticano arriva all'estremo punto di difendere gli embrioni come se fossero esseri umani a tutti gli effetti, dando parere negativo addirittura al loro uso per ricavare cellule staminali che potrebbero essere fondamentali per la ricerca scientifica, soprattutto per sconfiggere malattie oggi ancora incurabili. Nonostante non siamo più nel medioevo addirittura si sostiene ancora il principio che "nessuno deve sostituirsi al Creatore", anche se non si capisce per quale motivo qualora ci si trovi di fronte ad un malato terminale che morirebbe senza l'assistenza delle macchine, in quel caso ci si possa sostituire al Creatore impedendone la fine naturale. In ogni caso, la mia soddisfazione per la vostra difesa ad oltranza dei diritti umani è stata spenta quando ho letto che il vaticano, appena due giorni fa, ha ribadito che l'iniziativa lanciata dall'Onu per depenalizzare l'omosessualità nei paesi che ancora la considerano un crimine da punire (in alcuni casi anche con la pena di morte) equivale a mettere le coppie gay sullo stesso piano di quelle eterosessuali e questo per la Chiesa è inammissibile. Insomma i diritti umani sono da difendere per uomini, donne, bambini, addirittura embrioni, ma non possono riguardare gli uomini e le donne omosessuali, che possono anche essere torturati o uccisi per non correre il rischio di dover poi concedere loro qualche diritto in più. Sono io che sto semplificando troppo la questione o siete voi che professate carità e comprensione ma di fatto praticate razzismo ed apologia di crimini contro l'umanità? In attesa di una risposta porgo cortesi saluti.
Mario M.
Amoralen Marienm,
io potere rispontere sintetikamente ke emprione fale più ti finokkien perkè ta emprione potreppe anke sfilupparsi futuro papen o feskofo, mentre ta finokkien al massimo si sfiluppa stilisten o kommesso ti krante makazzinen, ma fista tua prolissità io koncete risposten più artikolaten.
martedì 9 dicembre 2008
New York Times: "Un premier con una mano nell'informazione televisiva denuncia i giornalisti che lo criticano"

Memo From Rome (di Rachel Donadio)
A Premier With a Hand in TV News Sues His Journalist Critics
ROME — Prime Minister Silvio Berlusconi governs with a solid majority, oversees RAI, the state broadcaster, and owns the country’s leading private television networks.
So why, with all those means at his disposal, does the prime minister continue to respond to his journalist critics not on television or in the press but instead with lawsuits?
In recent years, Mr. Berlusconi has sued the magazine The Economist for writing that he was not “fit to run Italy” and the British journalist David Lane for his 2004 book, “Berlusconi’s Shadow,” which explored the origins of his fortune and noted that some of his associates had been investigated for Mafia ties. Mr. Berlusconi lost those cases in lower court and either has appealed them or still has the possibility of doing so.
Now, he has set his sights on Alexander Stille, America’s best-known Italianist and one of the prime minister’s most vocal Anglophone critics. A lower court in Milan was expected to rule on Tuesday in a defamation case filed against Mr. Stille by a close associate of Mr. Berlusconi. But in court on Tuesday the judge postponed the decision until mid-January at the request of the plaintiff's lawyer, an attorney for Mr. Stille said.
Mr. Berlusconi is not alone in suing reporters. In Italy — where journalists often play fast and loose with the facts and the legal system is devised to protect personal honor — politicians, magistrates and public figures sue journalists so often that the Italian National Press Federation has a “solidarity fund” to help with legal fees and damages.
“It’s one of the intimidation techniques of the political class,” said Franco Abruzzo, a journalism professor and a former editor of the financial daily Il Sole 24 Ore.
And something of a bipartisan sport as well. In 1999, Massimo d’Alema, a former Communist who was then a center-left prime minister, sued a political cartoonist for a drawing that showed him whiting out names in the Mitrokhin Report on Western cooperation with the Soviets during the cold war.
Yet, when the plaintiff is Mr. Berlusconi, the situation inevitably takes on other dimensions.
“What makes it different is that he’s the most powerful politician and richest man,” said Mr. Lane, the Rome correspondent of The Economist and a target of Mr. Berlusconi’s lawsuits. “He controls the media. He’s working from a position of maximum strength.”
Indeed, some see such lawsuits as part of a more troubling pattern in which Mr. Berlusconi tries to intimidate the press — even as he claims that the same news media organizations he largely controls are out to get him.
In 2002, Mr. Berlusconi criticized three left-wing critics — the comedian Daniele Luttazzi, the talk-show host Michele Santoro and the journalist Enzo Biagi — from RAI, which soon canceled their programs. (Mr. Luttazzi and Mr. Santoro eventually returned to television, and Mr. Biagi died last year.)
Today, Italy’s answer to Tina Fey, Sabina Guzzanti, famous for imitating members of the government, and Beppe Grillo, a Michael Moore-style provocateur, are given little airtime on television, albeit for complicated reasons, in spite of their large populist followings. Yet a leading send-up show, “Striscia la Notizia,” routinely mocks those in power and is shown on Mr. Berlusconi’s Mediaset network. In the case to be heard Tuesday in Milan, Fedele Confalonieri, the chairman of Mediaset, is suing over several passages in Mr. Stille’s 2006 book on the rise of Mr. Berlusconi, “The Sack of Rome.”
Mr. Confalonieri objected to Mr. Stille’s having reported that he was investigated in 1993 for illegal financing of the Socialist Party, without also noting that he was later cleared of those charges.
He found fault with Mr. Stille’s assertion that Mr. Berlusconi “has fused his business and private life almost totally,” as evidenced by his appointing Mr. Confalonieri, “his oldest childhood friend,” to run Mediaset.
And he objected to Mr. Stille’s quoting someone who said that many of Mr. Berlusconi’s close associates based their friendships “on blackmail” because they were the ones who knew where “all the skeletons in the closet are hidden.”
Although the assertions were not new and had been reported in the Italian press, Mr. Confalonieri maintained in his suit that they “directly damage the honorability and the reputation” of the parties in question. Mr. Confalonieri and Mediaset are seeking undisclosed damages.
A lawyer for Mr. Confalonieri, Vittorio Virga, said other journalists had avoided lawsuits by publishing retractions saying they now considered Mr. Confalonieri “a gentleman.”
“We shook hands and ‘arrivederci,’ ” Mr. Virga said. But Mr. Stille, he added, “didn’t show any initiative toward making peace.”
For his part, Mr. Stille, a professor at the Columbia University Graduate School of Journalism and the author of several well-regarded books on Italy, said that being sued for printing facts was “a Kafkaesque experience.”
“If they had been sincerely interested in setting the record straight and establishing the truth, they had many simpler ways,” Mr. Stille said.
Mr. Berlusconi’s lawyer, Nicolò Ghedini, said Italian newspapers rarely punished erring journalists so public figures had to defend their names in court. He added, “How come a journalist should have the right to defame?”
Under Italian law, even printing that someone has been investigated can be tantamount to defamation. Yet defamation suits are difficult to win, and public officials are usually on the short end.
But Mr. Stille and others contend that the point is not to win a judgment as much as to intimidate journalists and news outlets with the prospect of a lengthy and expensive court proceeding if they write something unfavorable. “For each of these suits, you may affect the behavior of another 100 journalists,” Mr. Stille added.
Such litigation seems to have an effect.
Mr. Lane, of The Economist, said he was considering cutting all references to Mr. Berlusconi in the Italian — but not the British — edition of his forthcoming book on the Mafia. “I’m too tired of spending my own money,” he said. “There are no medals to be won by being sued by Berlusconi.”
Traduzione
ROMA - Il Primo Ministro Silvio Berlusconi governa con una solida maggioranza, sovrintende la RAI, l'emittente statale, e possiede le principali reti televisive private del paese.
Perchè allora, con tutti questi mezzi a sua disposizione, il Primo Ministro continua a rispondere alle critiche dei giornalisti non sulle televisioni o sui giornali ma piuttosto con querele?
Negli ultimi anni il signor Berlusconi ha denunciato il magazine "The Economist" per aver scritto che fosse "inadatto a governare l'Italia", ed il giornalista britannico David Lane per il suo libro del 2004, "Berlusconi's shadow" (L'ombra di Berlusconi), che indagava le origini della sua fortuna e faceva notare come alcuni dei suoi collaboratori fossero stati indagati per legami con la mafia. Il signor Berlusconi ha perso queste cause in corte d'appello ed ha fatto ricorso o ha ancora la possibilitá di farlo.
Adesso, si sta focalizzando su Alexander Stille, il più conosciuto italianista d'America ed uno dei più ferventi critici anglofoni del premier. La corte d'appello di Milano dovrebbe pronunciarsi martedì su un caso di diffamazione contro Stille iniziato da uno stretto collaboratore del signor Berlusconi. (ma in Corte, martedì, il giudice ha rimandato la decisione a metà gennaio su richiesta dell'avvocato del querelante, ha detto un procuratore del signor Stille).
Berlusconi non è l'unico a chiamare in giudizio i giornalisti. In Italia - dove i giornalisti spesso sono molto prudenti nel riportare i fatti ed il sistema legale è strutturato per proteggere l'onore personale - politici, magistrati e personaggi pubblici fanno causa ai giornalisti cosí spesso che l'ordine nazionale dei giornalisti ha un "fondo di solidarietà" per sostenere le spese legali e i danni.
"E' una delle tecniche intimidatorie della classe politica", ha detto Franco Abruzzo, professore di giornalismo ed ex-editore (in realtà ex-redattore, n.d.t.) del quotidiano finanziario "Il Sole 24 Ore".
Ed è anche uno sport bipartisan. Nel 1999 Massimo D'Alema, ex-comunista all'epoca presidente del consiglio di centro-sinistra, querelò un fumettista politico per una vignetta che lo mostrava mentre cancellava nomi dal dossier Mitrokhin sulla cooperazione dei paesi occidentali con l'Unione Sovietica durante la guerra fredda.
Comunque, quando il querelante è Berlusconi, la situazione inevitabilmente prende altre dimensioni.
"Quello che fa la differenza è che lui è il politico più potente e l'uomo più ricco", ha detto Lane, corrispondente da Roma di "The Economist" e bersaglio delle accuse di Berlusconi. "Controlla i media. Sta agendo da una posizione di massimo vantaggio".
In effetti, alcuni considerano queste accuse come una parte di un più inquietante piano in cui Berlusconi cerca di intimidire la stampa - anche se afferma che gli stessi media di cui ha il controllo più vasto lo perseguitano.
Nel 2002, Berlusconi criticò tre critici di centro-sinistra - il comico Daniele Luttazzi, il conduttore di talk-show Michele Santoro ed il giornalista Enzo Biagi - alla RAI, che subito cancellò i loro programmi (Luttazzi e Santoro alla fine tornarono in televisione, e Biagi è morto l'anno scorso).
Oggi, la risposta italiana a Tina Frey, Sabina Guzzanti, famosa per le sue imitazioni di membri del governo, e Beppe Grillo, un provocatore in stile Michael Moore, hanno poco spazio in televisione, dovuto a complicate motivazioni, nonostante il loro largo seguito popolare. E comunque uno show di punta, "Striscia la Notizia", di norma sbeffeggia i potenti e va in onda sul network Mediaset di Berlusconi. Nel processo di martedì a Milano Fedele Confalonieri, amministratore di Mediaset, accusa molti passaggi del libro di Stille del 2006 sull'ascesa di Berlusconi, "The Sack of Rome" ("Il sacco di Roma").
Confalonieri obietta a Stille di averlo citato come indagato nel 1993 per finanziamento illegale al partito socialista, senza poi far notare che in seguito fu prosciolto dal reato.
Ha inoltre trovato errata l'affermazione di Stille sul fatto che Berlusconi abbia "fuso i suoi affari con la sua vita privata quasi totalmente", come dimostrato dal mettere Confalonieri, "il suo più vecchio amico d'infanzia", a capo di Mediaset.
Ed ha obiettato sul fatto che Stille riporta le parole di qualcuno che sosteneva che molti dei collaboratori più vicini a Berlusconi basavano la loro amicizia "sul ricatto" perchè erano quelli che sapevano dove "erano nascosti tutti gli scheletri nell'armadio".
Anche se queste cose non sono nuove, e sono state riportate dalla stampa italiana, Confalonieri ha sostenuto nella sua accusa che queste "danneggiano direttamente l'onore e la reputazione" delle persone in questione. Confalonieri e Mediaset stanno cercando danni non ancora evidenti.
Un avvocato di Confalonieri, Vittorio Virga, ha detto che altri giornalisti hanno evitato i processi pubblicando ritrattazioni dove dicono di considerare adesso Confalonieri "un gentleman".
"Una stretta di mano e arrivederci", ha detto Virga. Ma Stille, ha aggiunto, "non ha mostrato nessuna iniziativa per fare pace".
Da parte sua Stille, professore di giornalismo alla Columbia University nonchè autore di diversi importanti libri sull'Italia, ha detto che quella di venire accusato per riportare dei fatti reali è una "esperienza Kafkiana".
"Se fossero stati davvero interessati a ripulire la loro onorabilità e stabilire la verità, avrebbero avuto a disposizione modi più semplici", ha detto Stille.
L'avvocato di Berlusconi, Nicolò Ghedini, ha detto che i giornali italiani raramente puniscono i giornalisti che sbagliano, quindi le figure pubbliche devono difendere i loro nomi in tribunale. E ha aggiunto, "Come mai un giornalista dovrebbe avere il diritto di diffamare?"
Per la legge italiana, anche scrivere che qualcuno è indagato può essere oggetto di diffamazione. Anche se le cause per diffamazione sono difficili da vincere e di solito non hanno soluzioni rapide.
Ma Stille ed altri fanno notare che il punto non è quello di vincere un processo, quanto piuttosto intimidire giornalisti ed agenzie stampa con la prospettiva di un lungo e costoso processo in tribunale qualora scrivano qualcosa di sgradito. "Per ciascuna di queste denunce, si può influenzare il comportamento di altri cento giornalisti", ha aggiunto Stille.
In effetti queste beghe sembrano produrre risultati.
Lane, di "The Economist", ha detto che sta pensando di eliminare tutti i riferimenti a Berlusconi nell'imminente edizione italiana - ma non in quella britannica - del suo libro sulla mafia. "Sono troppo stanco di spendere i miei soldi", ha detto. "Non si vincono medaglie ad essere denunciati da Berlusconi".