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martedì 27 gennaio 2009

Pronta la legge per censurare il web

Berlusconi è contro le intercettazioni delle sue telefonate ma è pronto ad intercettare tutti i nostri pensieri. E' davvero la casa delle libertà...



da repubblica.it di oggi:


"Contro i pirati, censura web"


E' una bozza ma è già polemica











E' arrivata al comitato governativo (sembra messa a punto dalla Siae) la proposta di legge contro la pirateria digitale e ha scatenato l'inferno in rete. A farne le spese potrebbero essere non solo gli utenti ma anche "soggetti come YouTube, a tutto vantaggio di Mediaset e delle altre tv"
ALESSANDRO LONGO











UNA PROPOSTA di legge che, combattendo la pirateria digitale, spinge verso una censura del web. Una censura dall'alto, con un rigore mai visto prima in Italia. E a farne le spese potrebbero essere non solo gli utenti ma anche soggetti come YouTube, a vantaggio di Mediaset e delle emittenti che sentono violati i propri diritti d'autore.




Sono questi aspetti che stanno facendo divampare le polemiche, in rete, sulla prima proposta di legge arrivata al neonato Comitato tecnico governativo contro la pirateria digitale e multimediale. Il documento è trapelato sul web e pubblicato da Altroconsumo, associazione dei consumatori, che lo boccia allarmata: "Il provvedimento appare arcaico, protezionista e contrario agli interessi dei consumatori e dell'innovazione del mercato digitale".




"Ad inquietare sono numerosi punti di quella proposta", spiega a Repubblica.it Guido Scorza, avvocato tra i massimi esperti di internet in Italia. "Per prima cosa, si dà una delega in bianco al governo, per attuare nuove misura a difesa del diritto d'autore. I imponendo responsabilità, in caso di violazione, a utenti e a"prestatori di servizi della società dell'informazione". Chi sono questi soggetti? "Nella proposta si parla anche di provider internet, che però per il diritto comunitario, recepito in Italia, non possono essere responsabili di quanto fatto dai propri utenti. Pensiamo allora che la proposta voglia attribuire responsabilità, ora non certe sul piano giuridico, a soggetti come YouTube e a fornitori di hosting".

"Se passasse questa proposta, certo YouTube perderebbe la causa contro Mediaset e altre emittenti che lo denunciano per la presenza di materiale pirata sul portale", aggiunge Scorza. YouTube (e altri portali analoghi) chiuderebbe in Italia, subissato da cause perse, o sarebbe a cambiare molto il servizio solo per gli italiani.




La proposta non parla di misure contro gli utenti che violano il diritto d'autore (scaricando e condividendo file pirata), "ma quella delega in bianco non lascia presagire nulla di buono. Potrebbe essere la nota misura della disconnessione coatta degli utenti da internet, la cosiddetta dottina Sarkozy, che questo governo, la Siae e Fimi hanno già dichiarato di apprezzare". Dottrina che però è ancora in forse e ha già ricevuto una bocciatura dal parlamento europeo perché lesivo dei diritti degli utenti.




Sorprende poi un articolo, nella proposta, che con il diritto d'autore non ha niente a che vedere ma che ha il sapore della censura a 360 gradi: "Attribuzione di poteri di controllo alle Autorità di governo e alle forze dell'ordine per la salvaguardia su tali piattaforme telematiche del rispetto delle norme imperative, dell'ordine pubblico, del buon costume, ivi inclusa la tutela dei minori".




Insomma, una specie di commissione di censura di quello che sta sul web, come avviene per il cinema, ma con ricadute molto più pesanti: perché andrebbe a porre paletti alla possibilità di ciascun utente di leggere o pubblicare una notizia o un video d'informazione. Su uno sciopero non autorizzato, per esempio, o su alcuni fatti potenzialmente diffamanti per un politico. Si noti che una norma simile, il Child Safe Act, voluto da Bush, è appena stata dichiarata anticostituzionale negli Usa. L'Italia andrebbe quindi contro tendenza, se passasse la proposta.




A contorno di tutta la vicenda c'è un giallo. In rete i primi commenti hanno attribuito la proposta alla Siae, che siede al Comitato. La Siae nelle scorse ore ha smentito quest'attribuzione, ma senza entrare nel merito del documento. Ha smentito, insomma, solo di esserne il padre, ma non ne ha negato l'esistenza. Addetti ai lavori continuano però a sospettare che sia stata proprio la Siae a redigerlo. Il motivo è che il nome della Siae appare indicato come l'autore del documento, nelle proprietà del file della proposta di legge trapelato agli addetti ai lavori (e che Repubblica.it ha potuto leggere).




"Crediamo che adesso, dopo questa polemica, si possa tornare a discutere prendendo le distanze da quel documento. Così, del resto, il governo ci aveva promesso: il ministro Sandro Bondi (per i beni e le attività culturali) aveva detto infatti che la proposta di legge sarebbe arrivata al Comunicato solo dopo una consultazione con le varie parti", dice Marco Pierani, responsabile rapporti istituzionali di Altroconsumo. Consultazione che ancora non è avvenuta. Ecco perché i consumatori si sono sentiti traditi all'arrivo di questa proposta di legge.

(27 gennaio 2009)

Ovviamente se la bozza fosse già legge non avrei mai potuto postare l'articolo di Repubblica...

giovedì 15 gennaio 2009

Walter Veltroni, ovvero il critico dove non serve

Gaza brucia, la maggioranza parlamentare non sa se complicare ulteriormente prima l'economia o la giustizia con la consueta arroganza, il denaro costa sempre meno, la scuola va a puttane (in senso figurato ma non solo), il Vaticano ha titoloni ovunque perchè dice la sua su ogni puzzetta del paese (spesso sostituendosi persino all'opposizione), l'Italia plebea si dissangua per coprire i debiti di Alitalia a beneficio dei soliti amici degli amici, gli immigrati sono trattati come limoni da spremere, la disoccupazione aumenta con rapidità drammatica... e Veltroni cosa fa?

Approfitterà di ogni succosa occasione per tuonare contro una politica iniqua e antidemocratica, direte voi. Farà barricate, direte voi. Si incatenerà ai cancelli di Montecitorio per avere la rilevanza mediatica che gli spetta, direte voi.

Sbagliato.

Per la serie "Berlusconi può dormire sonni tranquilli, che se casca è per gli amici, non per i nemici", Walter attacca le trasmissioni tv che regalano soldi. Usando anche pensieri condivisibili, per carità, ma siamo certi che sia questo il periodo storico in cui si possa perdere tempo con queste minutaglie?

Del resto, dal leader dell'opposizione che riesce a trascorre parte del suo tempo per scrivere fatuità ridicole sul mensile Ciak Si Gira, di proprietà del Leader della maggioranza (nella sua rubrica I Luoghi Dell'Anima questo mese disserta su Febbre Da Cavallo e L'Allenatore Nel Pallone, mica cotica!), come potersi aspettare qualcosa di diverso?

sabato 22 novembre 2008

Le mani di Berlusconi sulla Rai

Da Le Monde del 21 novembre 2008

La televisione pubblica italiana dà una falsa immagine della realtà? A questa domanda, Silvio Berlusconi ha già risposto di sì. Egli le rimprovera, in questi tempi di crisi, di “diffondere l’angoscia e il pessimismo” mentre “dovrebbe cooperare al fine di migliorare le cose”. “Farò il possibile perché le televisioni non siano fattori di ansietà”, ha spiegato qualche giorno fa.

Anche Marcello dell’Utri, suo amico e cofondatore di Forza Italia, si è permesso di commentare: “In televisione vedo conduttori dalle facce un po’ gotiche, un po’ cupe. Il direttore dovrebbe dar maggior prova di esprit de finesse”. “La Rai non è proprietà di Berlusconi”, ha replicato il sindacato dei giornalisti della televisione pubblica.

Ma sono soprattutto i programmi di approfondimento e di satira politica –numerosissimi in Italia- ad infastidire il presidente del Consiglio. “Ogni giorno, su tutti i canali, vengo dileggiato. Un’abitudine che s’è fatta insopportabile e che deve cessare”, ha osservato Berlusconi. “Non andremo mai più in televisione a farci insultare”, ha detto ai suoi ministri. Un diktat poco rispettato. A cominciare da lui.

Martedì 18 novembre. Mentre la trasmissione di dibattito politico “Ballarò” su Rai 3 volgeva al termine, il presidente del Consiglio si è autoinvitato intervenendo telefonicamente per sfidare uno dei suoi avversari, Antonio Di Pietro, presidente dell’Italia dei valori (IDV), che precedentemente l’aveva accusato di essere “un corruttore politico”: “Che vada dai magistrati a denunciarmi, altrimenti sarò io a trascinarlo in tribunale per calunnia”.

Intrusione? L’ennesima. Nel passato Berlusconi è già intervenuto a più riprese, all’improvviso, in trasmissioni alle quali non era invitato. Pressione politica? Si tratta anche di un modo, per lui che possiede un impero televisivo (Mediaset), di mostrare che la Rai è come se fosse casa sua.

Tali segnali di nervosismo giungono nel momento in cui Berlusconi deve fronteggiare la contestazione di piazza ed una grave crisi economica. Anche se la sua popolarità si mantiene attorno al 60%, il presidente del Consiglio ha perso qualche punto al momento delle manifestazioni studentesche di inizio novembre contro la riforma dell’istruzione del ministro Mariastella Gelmini.

“CAMPO DI BATTAGLIA”

Lo inquieta, inoltre, la prospettiva di una lunga crisi accompagnata dal rischio di un ritorno dell’antipolitica. Essere il bersaglio di imitatori e fantasisti non è il modo migliore per poter divenire un giorno –questo il suo sogno- presidente della Repubblica, una delle cariche più rispettate della Penisola. Ciò spiega la nuova offensiva contro la televisione pubblica e il tentativo di controllare come vengano rappresentati la sua immagine e il suo operato. “La televisione torna a farsi campo di battaglia della politica”, scrive il politologo Ilvo Diamanti sul quotidiano La Repubblica.

Per il momento non si tratta che di pressioni e minacce. Nel passato Berlusconi ha dimostrato di sapersi spingere ancora più in là. Nel 2002 aveva chiesto –e ottenuto- la testa di due giornalisti, tra i quali il rinomato Enzo Biagi.

Alcune intercettazioni telefoniche hanno rivelato che tra il 2001 e il 2006 dei collaboratori di Mediaset erano stati piazzati ai vertici della Rai per pilotare la linea dei programmi della televisione pubblica. Obiettivo: orientare l’informazione in favore di Berlusconi.

Gli attacchi contro il servizio pubblico giungono in un momento di grande incertezza sulla scelta del futuro presidente della commissione parlamentare di sorveglianza della Rai, un posto che tocca all’opposizione e che aprirà la strada ai futuri cambiamenti nella direzione dei canali.

E’ dal mese di luglio che i partiti di sinistra ancora non hanno trovato l’accordo su un nome. Berlusconi ha acconsentito a che i membri di destra della commissione designassero un candidato di sinistra che non aveva l’avallo del suo campo. Il presidente del Consiglio, non contento di seminare zizzania nell’opposizione, si è, ovviamente, astenuto dall’intervenire in questa vicenda.

Philippe Ridet, Le Monde, 21.11.2008

(traduzione di Daniele Sensi)


venerdì 27 aprile 2007

Mastella, una garanzia


Non bastava avere avuto il governo Berlusconi? Non bastava avere un Papa come il Pastore Tedesco? Non bastava avere un guardiano del mondo come Bush? Dovevamo proprio avere anche Mastella come ministro della Giustizia di questa sempre-meno-Repubblica?

Alla Camera dei Deputati (deputati da noi a rappresentarci, se lo ricordassero ogni tanto...) è passata la tristemente nota Legge Mastella, che in sostanza mette il bavaglio ai giornalisti, specie quelli che si occupano di cronaca giudiziaria. In sostanza, se la legge dovesse passare anche al Senato, in Italia non si potrà più pubblicare alcuna notizia che riguardi intercettazioni relative ad un processo, fino alla conclusione del processo stesso. Intercettazioni, lo ricordiamo, che sono pubbliche e quindi consultabili da qualunque libero cittadino.

Apparentemente la legge serve a tutelare la privacy di cittadini non condannati e a non rendere semplici indagati subito colpevoli, ma come dice giustamente Marco Travaglio: "fosse stata già in vigore la legge Mastella, Fazio sarebbe ancora al suo posto, Moggi seguiterebbe a truccare i campionati, Fiorani a derubare i correntisti Bpl, Gnutti e Consorte ad accumulare fortune in barba alle regole, Pollari e Pompa a spiare a destra e manca. Per la semplice ragione che, al momento, costoro non sono stati arrestati né processati".

Se poi si considera che in Italia i processi semplicemente non si concludono mai perchè spesso interrotti da rinvii, indulti, amnistie, prescrizioni, con questa legge potremmo non sapere mai se il nostro deputato eletto sia un ladro o se il nostro vicino sia un pedofilo da cui guardarsi. Se qualcuno avesse voglia di dire a Mastella quello che pensa di lui e della sua legge può farlo all'indirizzo e-mail: mastella_m@posta.senato.it

mercoledì 14 marzo 2007

Cuore di Cucuzza



Guardo sempre meno la tv, la voglia diminuisce inesorabilmente giorno dopo giorno. Ci sono programmi che evito come se emanassero cattivo odore e ogni volta che ci capito facendo zapping trovo che maleodorino sempre di più.
Poco fa, per l'appunto saltando da un canale all'altro, senza neanche capire di quale trasmissione si trattasse, mi sono fermato su un servizio simil giornalistico che si occupava di vallettopoli e di uno dei suoi protagonisti, il famigerato Fabrizio Corona. Non ho una passione per questo argomento ma avendo parlato di Corona su un precedente post l'ho seguito fino in fondo.
Ne è venuto fuori il ritratto di un ragazzone mal cresciuto attratto solo dalla ricerca facile di fama e denaro. Una persona che dallo scandalo scoppiato l'estate scorsa ha ricevuto più benefici che danni, acquisendo una popolarità che l'ha portato ad imporre sul mercato il suo marchio, Corona per l'appunto, e vedendo lievitare il suo business di oltre il 40% in pochi mesi. Il tono del servizio era di commiserazione e si è fatto addirittura moralistico quando si è detto che Azouz Marzouk, il tunisino marito e padre di due delle vittime della strage di Erba, al funerale dei propri congiunti indossava una maglietta Corona perchè cinicamente sponsorizzato proprio dal buon Fabrizio. Termina il servizio, si torna in studio.
Cavolo, c'è Michele Cucuzza che sottolinea una volta di più la propria distanza da "certi ambienti". Evidentemente Cucuzza non è per lo sfruttamento cinico del dolore, specie se si tratta di bambini. Infatti passa subito ad intervistare la madre e la sorella di un bambino morto accidentalmente in un cantiere èdile lasciato incustodito, con foto della giovane vittima ostentata ed immancabile piantarello prezzolato. Che cuore.
(14/3/2007)