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mercoledì 17 febbraio 2010

Berlusconi si fa felicemente inchiappettare dalla mafia


Al Carnevale di Dusseldorf ha sfilato anche il carro Matrimonio Omo All'Italiana!

E adesso chi glielo dice che tanti anni di onorato servizio nell'attività di fornire carinerie alle signorine con ambizioni nello spettacolo o nella politica (che tanto grazie a lui è ormai la stessa cosa) sono state vanificate dalle voci di connivenza con la mafia? Chi glielo dice che nella Germania destrorsa della signora Merkel si possono sfottere anche i destrorsi del resto d'Europa? Chi glielo dice che a causa sua siamo lo zimbello del pianeta? Chi glielo dice che non può più continuare a dire che i gay stanno tutti a sinistra? Chi glielo dice che il partito dell'amore possa prevedere anche questo tipo di relazione? Chi glielo dice, soprattutto, che almeno in effige, ed almeno una volta, chi l'ha preso nel portabagagli è lui? Chi glielo dice che il mafioso inchiappettatore non ha detto neanche mi consenta? Diteglielo piano piano, mi raccomando. Capezzone, pensaci tu, sicuramente saprai trovare le parole giuste.
(17/2/2010)

sabato 12 dicembre 2009

Depenalizziamo tutti i reati dei ricchi


Nei giorni in cui si torna a discutere delle presunte collusioni mafiose del capo del governo mi torna alla mente la voce circolata poco tempo fa su possibili manovre per rendere inoffensivo il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, delitto del quale si cerca di provare la colpevolezza di probi uomini come, guarda caso, Marcello Dell'Utri e lo stesso Berlusconi.
Che strano concetto che la destra ha di Ordine Pubblico e Legalità. La campagna elettorale prima, e il lavoro del governo dopo, hanno convinto gli italiani che gli unici delinquenti di questo paese sono gli stranieri, specie se poveri e disperati, i ladruncoli, gli ultimi, i diseredati. Al contrario, se si cerca di stabilire eventuali connessioni tra potere politico, finanziario e mafia, quando cioè si sfiorano gli intoccabili, ci si trova di fronte a manovre della magistratura comunista.
Per i reati normalmente commessi da imprenditori, magnati ed uomini d'affari in genere esiste una neanche più tacita indulgenza. Ad esempio, grazie al presidente operaio Silvio, non esiste più il falso in bilancio, e con lo scudo fiscale si è dato un colpo di spugna anche a gravissimi reati finanziari come l'esportazione di valuta, senza considerare i continui condoni fiscali che ovviamente favoriscono soprattutto chi ha tantissimo da regolarizzare.
Dal momento che la legge non è più uguale per tutti e che ci si avvia alla indianizzazione della società con la divisione della popolazione in caste ben definite, proporrei la depenalizzazione anche di altri reati che potrebbero disturbare il sereno lavoro degli oligarchi nostrani.
La bancarotta fraudolenta, per esempio. Possibile che un onesto imprenditore non possa fare della propria azienda quello che vuole? Chiamiamola inconveniente finanziario e non se ne parli più.
Che dire della corruzione? Cos'è se non una serena transazione finanziaria tra privati cittadini? C'è bisogno di scomodare i giudici comunisti e invidiosi per questo?
E l'estorsione? Vi sembra giusto che un impero economico come la mafia abbia bisogno di chiedere il pizzo ai commercianti per sopravvivere? No, chiamiamola imposta privatizzata (si potrebbe addirittura dare un appalto vero e proprio alle cosche) con recupero crediti stabilito alla fonte. Qualora al momento della riscossione ci dovesse scappare l'omicidio si tratterebbe solo di un'anticipazione della conclusione del normale ciclo vitale.
E se proprio un ricco vuole concedersi una rapina, un prestito da usura, un'appropriazione indebita, può sempre sanare l'episodio versando allo Stato il 5% del ricavato ed evitare così la galera. In fin dei conti è quello che avviene già con lo scudo fiscale.
(12/12/2009)

venerdì 11 dicembre 2009

L'impegno del Governo nella lotta alla mafia





Solo un imbecille non se ne sarebbe accorto da solo, ma fa comunque impressione sentirlo dire anche da voci più autorevoli.

Gioacchino Genchi: "I veri poliziotti che hanno fatto quella cattura si sono vergognati e se ne sono andati e mi hanno telefonato, mi hanno detto qui stanno facendo uno schifo, perchè hanno organizzato una messinscena davanti alla questura, portando le persone loro, con i pullman, per organizzare quell'apparente solidarietà alla polizia. Ma vi rendete conto di cos'è l'Italia? Che livello di bassezza abbiamo toccato? Che livello di mistificazione?"

(11/12/2009)

martedì 20 ottobre 2009

Il Papello originale di Riina modificato da Ciancimino

Una delle notizie che tiene banco in questi giorni è quella relativa al papello, ossia l'elenco di richeste che la mafia pare avesse inoltrato allo Stato come condizione per concludere la cosiddetta stagione delle stragi. Si discute se il foglio consegnato da Massimo Ciancimino, figlio di Vito Ciancimino (l'ex sindaco di Palermo inquisito per mafia che avrebbe materialmente consegnato il papello allo Stato) sia originale o meno. Si dice addirittura che Vito Ciancimino, all'epoca, una volta presa visione dell'elenco delle richieste avesse sbottato commenti poco affettuosi verso il relatore, commentando che le richieste erano tali da essere irrealizzabili, ed avesse personalmente modificato il papello per renderlo più accettabile.

Coi nostri potenti mezzi siamo riusciti a mettere le mani sul papello originale, che qui trascriviamo per dovere di cronaca:




  1. Non liberalizzare mai nessun tipo di droga, che ci facimmo affari assai boni

  2. La lotta alla prostituzzione non deve mai culpiri la bottana o u sfruttatori, al massimo quelle teste di minchia dei clienti

  3. Riapertura delle centrali nucleari, ca cu l'appalti per la costruzzioni e quelli per lo smaltimento dei rrifiuti tossicanti ci arriva manna du cieli per du seculi

  4. Lo Stato la deve finire di far tenere il territorio sotto controllo daì quei fitusi di carabinieri e polizia, se proprio nun pò fare diversamenti ca almeno lo affidasse a chi nun ci capisce una minchia, tipo l'esercito o ronde di privati cretini. Anzi levare quanti più danari possibbili alle forze dell'ordine

  5. Usare la televisione per distrarre la gente con altri tipi di criminalità, tipo i guai commessi da stranieri, stupri, ammazzatine di corna, così che la mafia appari scomparsa

  6. Costruzione del ponte tra Messina e Regggio. Se proprio nun si po' fino a Regggio Emilia, almeno fino a Regggio Calabria. Poi per come fare ci penzamo noautri, voi cacciate solo i piccioli, ca per noi è manna per autri du seculi

  7. Consentire il rientro ufficiale nelle banche italiane dei piccioli che abbiamo annascunnuto all'estero, con una tassa che non sia più avuta du 5 pe ciento

  8. Non rompere i cabasisi sulla fondazzione di un partito politico fondato da un uomo d'onore, degno di fiducia e rispetto. Tutto il proggetto è già nelle mani del nostro riciclatore di soldi milanese di fiducia. Muto a chi sapi u iuoco

  9. Trasferimento immediato di tutti i giudici che rompono i cabasisi su inchieste su noautri e politici amici nostri

  10. Spostare il Festival di Sanremo a Taormina

Pare che Vito Ciancimino decise di apportare sostanziose modifiche al presente papello, riducendolo alla forma che conosciamo, soprattutto perchè gli apparati dello Stato coinvolti non accettarono di spostare il Festival a Taormina.



Z



giovedì 4 settembre 2008

Libertà sul web e caso Ruta: sentenza shock!


Ho ricevuto da più parti l'invito di postare il comunicato stampa seguito alla condanna di un blog, reo ufficialmente di non essersi iscritto presso la cancelleria del tribunale di appartenenza, come se fosse stato un normale periodico. Qualcuno sospetta che dietro la sentenza si celi l'ennesimo tentativo di affossare l'unica informazione libera rimasta in Italia, cioè quella dei weblog. E maliziosamente mi chiedo se l'impegno antimafia dello storico Carlo Ruta, colpito dalla condanna, c'entri. Ricordiamo, e non è un caso, che nella classifica mondiale della libertà di stampa l'Italia sguazza intorno al 42esimo posto, dopo paesi che consideriamo razzisticamente inferiori come il Mali, la Namibia o il Benin. Nella cartina pubblicata di lato vedrete l'Italia colorata di giallo, inserita cioè tra i paesi nei quali la libertà di stampa è parziale. Meditate gente, meditate.


Comunicato stampa


Le motivazioni della condanna non appartengono ai contesti di una vera democrazia. Secondo il giudice, il blog Accadeinsicilia era addirittura un giornale quotidiano. Per l’informazione in rete potrebbe essere l’inizio del countdown.

Il testo della sentenza emessa dal giudice Patricia Di Marco, che per la prima volta in Italia e in Europa ha condannato per stampa clandestina il curatore di un blog, non solo legittima la preoccupazione e la protesta che si sono levati dalle rete e dal paese negli ultimi mesi, ma offre ulteriori motivi di allarme. Come attestano le carte processuali e le note informative della polizia postale di Catania, la periodicità regolare di “Accadeinsicilia” non è stata assolutamente provata. Non poteva esserlo del resto, trattandosi di un normale blog. Il giudice conclude nondimeno che il sito citato non era soltanto un periodico: era addirittura un giornale quotidiano, condotto in clandestinità. Un assurdo, evidentemente: ma per far quadrare il circolo di una condanna necessaria, a dispetto della discontinuità di pubblicazione che emergeva dai dati, non ci poteva essere altra soluzione.

Tale fatto giudiziario viene da un contesto difficile. Come testimoniano numerosi eventi, alcuni poteri forti della Sicilia, sottoposti a critica, stanno facendo il possibile per far tacere Carlo Ruta, reo solo di credere nel proprio lavoro di ricerca e documentazione. Basti dire che solo negli ultimi mesi sono state inflitte allo storico ben quattro condanne, a pene pecuniarie e risarcimenti ingentissimi, per complessivi 97 mila euro, presso tre tribunali della regione. La gravità della condanna di Modica, pur rappresentativa del “senso della giustizia” che vige in taluni ambiti della frontiera siciliana, va comunque ben oltre gli scenari di riferimento, recando un naturale riscontro nell’attuale situazione politica, che sempre più pone in discussione le libertà sancite dall’articolo 21 della Costituzione.

Lontana dai motivi di una vera democrazia, ma prossima alle logiche che vigono a Teheran e a Pechino, la sentenza siciliana apre di fatto un varco pericolosissimo, offrendo ai potentati italiani, sempre più timorosi della libertà sul web, un precedente per poter colpire i blogger scomodi, i siti che fanno informazione libera, documentazione, inchiesta. E´ quindi importante che la risposta a tale atto, già imponente in rete e significativa in altri ambiti, si estenda ulteriormente.

Giovanna Corradini (redattrice)
Nikos Klitsikas (storico - Grecia)
Paolo Fior (giornalista)
Nello Lo Monaco (geologo)
Vincenzo Gerace (cancelliere)
Roberto S. Rossi (giornalista)
Carlo Gubitosa (giornalista scrittore)
Carla Cau (associazionismo ragusano)
Serena Minicuci (giornalista)
Vincenzo Rossi (giornalista)
Teodoro Criscione (studente)
Antonella Serafini (giornalista)

Per contatti e informazioni: accadeinsicilia@tiscali.it - cell. 347-4862409 - www.giornalismi.info/vociliberePer testimonianze: carlo.ruta@tin.it


Si prega di pubblicare e diffondere il presente comunicato. Viene altresì suggerita la pubblicazione e la diffusione della sentenza, trasmessa in allegato, ritenendo sia importante farne conoscere appieno i contenuti, ai fini della discussione e delle risposte possibili. Si ringrazia vivamente.


(4/9/2008)

venerdì 18 gennaio 2008

Gli allievi benedetti (Joseph)


Caro Joseph,
sono molto preoccupato per la politica italiana e per l'influenza che la chiesa ha su di essa. Non trova scandaloso che i due politici che hanno fatto più discutere negli ultimi tempi (uno inquisito dalla magistratura fa cadere il governo perchè non ha avuto sufficiente appoggio dalla sua coalizione, l'altro festeggia come fosse Pasqua una condanna a cinque anni per agevolazioni accordate alla mafia) siano entrambi di forte ispirazione cattolica e dicono di andare a messa tutte le domeniche? Ma cosa insegna la chiesa ai suoi uomini che si lanciano in politica?
Romano


Karo Romanen,
Kiesa insegna a politiko a salfare sempre kulo e a fare kuello ke kiesa komanta. Se kvalkunen si fa trofare con manen in sakko ha istruzionen di tikiararsi martiren cattoliken. Se non la befono possono sempre rompere kapsula di cianuren kiusa in molaren, ma kvesto non fa mai nessuno, ti solito urlare kome in scenecciata napoletanen, in Italien, basta et afanza. Saluti, Romanen.