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lunedì 3 dicembre 2012

Tanto per capire se ogni tanto passa qualcuno...




Se c'è una cosa che ho capito in questi ultimi anni di assenza dai blog è che questi ultimi sono stati colpiti quasi a morte dai social network come Facebook, Twitter o Instagram, soprattutto perché internet, con l'esplosione di mezzi come iPhone e iPad, richiede sempre maggiore sintesi, e se le persone riescono a narrarsi usando uno spazio ristretto come 140 scarni caratteri vuol dire che non hanno più bisogno delle vaste praterie di un post. Non è un caso che abbia trovato nella mia timeline di Twitter "vecchi" blogger come Pellescura, Cristiana o Marina di Inezie Essenziali. 
Nel tempo analizzo meglio gli strumenti, e le persone che li animano, e mi accorgo che tanti hanno anche un blog, che siano i gloriosi Blogspot o Wordpress oppure metablog come Tumblr. E così mi rendo conto che le persone hanno bisogno di esprimersi con battute fulminanti (come nella continua gara di Twitter), di condividere le immagini delle proprie giornate (su Instagram), ma anche di prendersi delle riflessioni più elaborate. Succede allora che il vetusto blog (che pure in origine era stato pensato come strumento di comunicazione sintetica) può essere più efficace di Facebook, per le sue caratteristiche di democraticità ed universalità, rispetto all'eccessivo controllo dei contenuti da parte dei gestori del "faccialibro", ma anche terreno dove misurarsi con la propria capacità di scrittura, dove non bastano certo una manciata di caratteri per dimostrare di essere maestri di pensiero. Su Twitter ho avuto il piacere di leggere i brevi contenuti di menti eccelse (uno su tutti, Frandiben, un genio assoluto), ma purtroppo la maggior parte delle cosiddette twittstar, nel loro continuo agonismo di arguzia, umorismo, intelligenza, finiscono per comunicare idee banali e scontate, salvo poi essere pronte ad azzannare al collo chiunque abbia la medesima facile idea, rivendicandone la primigenia paternità, in un continuo stucchevole battibecco che i 140 caratteri non servono certo ad arginare. Internet è piena di gente che a chiacchiere vorrebbe tutto libero, dai film alla musica, salvo poi minacciare chiunque copi loro una battuta triste ed infelice. 
Inoltre i nuovi social hanno come difetto principale un'eccessiva volatilità dei dati, propongono contenuti che invecchiano nell'ordine di secondi. Il post di un blog è ancora disponibile dopo anni, restituisce un percorso di creatività e di crescita molto meglio del famigerato diario di Facebook o della forzata sintesi di Twitter.

Anni, già. 
Cosa ne è stato di me e del mio blog, negli ultimi anni? 

Il blog che aveva originato tutto (Finazio, aperto nel 2006, un'eternità fa, secondo i parametri internettiani) visse di glorie e morì di disavventure giudiziarie. I cattolici, specie quelli di destra, in chiesa promettono di porgere l'altra guancia ma appena escono sul sagrato se lo scordano immediatamente. Anzi. A quello seguirono altri blog, tutti dalla vita brevissima (Padre Joseph, Frankenstin, Cioccolatini Avvelenati, Chiamami Papi, Diario di un malandrino matricolato, WebNonna, Psychonursing, etc) perché arrivava immancabilmente qualcuno a ricordarmi che una diffida è una diffida, che quando arrivi Gesù non lo sa neanche il Papa ma quando arriva l'ufficiale giudiziario lo può scoprire tutto il condominio. Che poteva essere addirittura peggio qualora se ne parlasse troppo. Che le querele potevano essere allargate a chiunque pensasse soltanto di prendere le difese di quel mascalzone del sottoscritto. 

La libertà di espressione è come una meretrice: sembra disponibile per tutti ma non tutti se la possono permettere. 
Così ho finito per tenere fuori dalla mia vita  persone eccezionali (da Irnerio ad Anna, per non parlare di Cristiana, che mi aveva praticamente adottato) che, immaginavo, avrebbero dato battaglia per me, a costo di rischiare di persona. Persone che non volevo coinvolgere nelle mie disavventure, così, dolorosamente, le ho estromesse dal mio quotidiano, ho dato loro l'impressione di essere un ingrato narcisista che da un giorno all'altro ha smesso di salutarli. Non sono riuscito a stare accanto (sia pure solo virtualmente) ad Anna durante il dramma del terremoto abruzzese. Non ho fatto sapere a Marina quanto le fossi vicino quando aveva bisogno di sostegno. Non ho dato uno straccio di spiegazione ad Irnerio e a Cristiana. Mi sanguina ancora il cuore per questo. Non ho abbastanza forza per chiedere loro scusa con tutta l'energia di cui ci sarebbe bisogno.

Un po' col tempo, un po' con la carta bollata, si arriva a questo spazio, che in parte recupera materiale precedente. Nel frattempo era cresciuta la personale disillusione verso questi strumenti, e la voglia di continuare era prossima allo zero. Mi sono appassionato ad altri mezzi espressivi, che già covavano, finché Twitter non mi ha risvegliato la mano da scrivano dal torpore.

La persona dietro tutto questo, ossia il sottoscritto, nel frattempo è cresciuta. Oserei dire invecchiata, se non corressi il rischio di offendere qualcuno che sia nato ancor prima di me e che rispetto al sottoscritto è molto più sveglio e vitale. Nella breve biografia richiesta dal profilo Twitter mi descrivo con sole quattro parole: gay ateo comunista terrone. Sarà per questo che ho pochissimi follower.

Nel maggio scorso, nel giorno del nostro decimo anniversario di "fidanzamento", mi sono sposato col mio compagno. Naturalmente non in Italia. 
A New York City. City Clerk di Manhattan. Matrimonio valido in tutti i paesi civili. Naturalmente non in Italia.
E così il cognome Grimaldi, che usavo come alias in suo omaggio, è diventato legalmente parte del mio vero cognome. Naturalmente non in Italia.
Vivo sempre vicino Milano, anche se non so ancora per quanto. Nel nostro futuro potrebbe esserci Stoccolma oppure New York. Potendo scegliere, e non potendo proprio fare altrimenti, preferirei New York. Almeno conosco già il cattivo inglese che vi si parla. Di imparare lo svedese proprio non se ne parla. Già trovo raccapricciante il catalogo di Ikea, figuriamoci il dizionario. Lo so, non si finisce mai di ricominciare daccapo. 
Sono ulteriormente ingrassato. Sono passato da una Renault Megane ad una Volkswagen Golf. Non uso più computer desk con Windows ma solo portatili Apple. Leggo, scrivo, gioco, elaboro foto e navigo quasi solo con iPad. Sul posto di lavoro sono passato da "ultimo arrivato" a "uno degli anziani". Ascolto sempre Fossati e Mannoia, ma anche Mina e Gaber, ma anche Madonna e Beatles, ma anche un mare di podcast. Sarà per la troppa varietà che mi si è abbassato l'udito.

Il nostro cane Joy ha compiuto negli ultimi giorni nove anni. Quando aveva sei mesi scarsi chiedemmo alla veterinaria se fosse normale tanta esagitazione. Ci disse che si sarebbe calmato crescendo. Ecco, non vorrei minare le sue convinzioni, ma in questo caso ha toppato clamorosamente: è ancora un adorabile scassacazzi, e non lo vorremmo diverso da com'è.

La nostra cagnetta Charlina va per i quindici. In aprile 2010 le è stata asportata la milza. Ci teneva attaccato un tumore più grande della milza stessa. Secondo la veterinaria difficilmente sarebbe vissuta ancora 10-12 mesi. Durante l'aprile 2011 la guardavo come se potesse morire da un momento all'altro, ma Charlina non lo sapeva che doveva morire, ed infatti ancora oggi è viva, e sembra anche piuttosto in forma. Ci guardiamo bene dal dirle che doveva morire un anno e mezzo fa.

Ho perso mio padre. Non per distrazione. Il prossimo 5 gennaio saranno già tre anni. Prima o poi scriverò dei suoi ultimi giorni. Potrebbe venirci un soggetto per un film di Ozpetek, uno di quelli in cui si ride, poi muore qualcuno, si piange, poi all'improvviso si ride di nuovo.
Mia madre, nel 1967, voleva recarsi a Venezia, per il viaggio di nozze, ma non ci fu verso: troppo lontana da Napoli, troppo costosa per le loro possibilità. Il viaggio toccò prima Pompei, quindi, temerariamente, Roma, ma solo per tre giorni. Venezia era rimasto il sogno proibito durante tutto il quarantennale matrimonio. Dopo la fine di mio padre, alla tenera età di 73 anni, mia madre si è trasferita a Venezia. Adesso mi sento un poco veneziano anch'io.

Direi che per stavolta basta così. Come vedete, ci vuole poco per disimparare la sintesi: basta avere spazio e la famiglia giusta.

lunedì 26 ottobre 2009

Marrazzo: un altro modo per rovinare una carriera


Concordo con chi sostiene che le infedeltà di un marito riguardino solo la consorte, ma anche con chi ritiene che se il marito è un politico che abbia incarichi istituzionali di rilievo non possa permettersi il lusso di essere posto sotto ricatto, perchè la merce di scambio potrebbe riguardare la correttezza che deve contraddistinguere il proprio mandato, qualunque esso sia.

Oltretutto gli italiani, da bravi cattolici, sorridono di compiaciuta ammirazione di un vecchio bavoso che va con le minorenni procaci ma inorridiscono se un uomo piacente fa sesso con una trans, per quanto i clienti abituali delle signorine dalla lunga clitoride che si prostituiscono siano adulti eterosessuali e bravi padri di famiglia. Per questo motivo le reazioni del governatore del Lazio sono state tutte improntate al pentimento e all'invocazione di pietà per quelle che ha definito debolezze, ricorrendo alla scusa della vergogna anche per giustificare la capitolazione davanti al ricatto.

Se ci fosse un unico commento possibile sulla vicenda di Piero Marrazzo sarebbe: com'è stata gestita male! Se il Papigate ha insegnato qualcosa è che bisogna rispondere ad un attacco con un attacco maggiore. Per questo motivo mi permetto di proporre a Piero Marrazzo un altro modo di difendersi, per parafrasare uno dei suoi slogan elettorali.
Ecco quindi una rosa di scuse che potrebbe usare, e non è ancora troppo tardi, invece di continuare a frignare come un vitello.
  1. Ci conosciamo da vent'anni: suo padre era l'autista di Berlinguer
  2. E' tutto un equivoco, in realtà si tratta della fidanzata di Sircana. Chiedete ad Alfonso Signorini: la prossima settimana pubblicherà su Chi le loro foto davanti al golfo di Napoli
  3. Quei ventimila euro non erano il pagamento di un ricatto, erano per saldare il conto della vaselina
  4. Le volevo solo far vedere il lettone di Gorbaciov
  5. E' un complotto del giornale-partito Il Giornale
  6. Io Marrazzo, lei m'arrazza... Siamo fatti l'uno per l'altra
  7. I giornali che parlano di queste vicende sono antiitaliani! Anzi, antilaziali!
  8. Non eravamo nudi per secondi fini: le stavo solo mostrando cosa sta facendo Berlusconi agli italiani
  9. Volevo testare gli effetti della legge Carfagna sulla prostituzione, ed ho le prove che non funziona: i carabinieri invece di arrestare filmano!
  10. La mandava Raitre
  11. io sono solo l'utilizzatore finale, non sapevo che qualcuno la pagasse
  12. Era un trans? Noooo (fingendo sorpresa), ed io che pensavo mi voltasse sempre le spalle per timidezza...

Ma soprattutto Marrazzo non ha adoperato l'unica spiegazione che avrebbe avuto senso in questa grottesca vicenda:

"Si, e allora?"

Z

lunedì 19 ottobre 2009

Calzette turchesi


Che l'informazione televisiva italiana fosse discutibile, è assodato.
Che quella delle reti Mediaset fosse particolarmente orientata, è un dato di fatto.
Che i servizi di Mattino 5 fossero trascurabili, è realtà oggettiva.
Che Brachino non fosse esattamente un'aquila del giornalismo, era al di là di ogni ragionevole dubbio.
Ma che per colpa loro, adesso, si debba girare tutti in calzini turchesi, è francamente troppo!

Z

sabato 17 ottobre 2009

Perchè Silvio Berlusconi si e Marco Carta no?

Lo so che non è un'ipotesi plausibile, ma immaginiamo solo per un momento che Marco Carta, il ragazzino di Amici, vinca il Festival di Sanremo. E lo vinca perchè scelto dal popolo, attraverso il meccanismo poco trasparente del televoto.
In fin dei conti si tratterebbe di una persona che viene dalla televisione, che conosce la potenza mediatica del mezzo e sa usarla per i propri scopi, ed anche se la sua proposta musicale è alquanto reazionaria riuscirebbe a spuntarla su avversari più dignitosi ma con meno appeal, tipo Cammariere, Tricarico ed altri.

Immaginiamo poi che, essendo stato scelto dal popolo, Carta non si preoccupi solo di amministrare il proprio successo e di adempiere ai compiti ai quali è istituzionalmente chiamato (interviste, foto coi reporter, cantare il proprio brano in tutte le trasmissioni, fare serate, etc), ma pretenda, forte del titolo ottenuto non da una giuria ma dal popolo, di cambiare le regole del Festival: che pretenda anche di presentarlo, di cambiare il regolamento, di istituire una giuria che risponda solo a lui e del cui parere se ne fotta perchè loro, i giurati, non sono stati eletti dal popolo come lui ma sono, banalmente, rappresentanti illustri della società.


Ecco, se Marco Carta facesse tutto questo, e non l'ha fatto, pensereste quantomeno che si è montato la testa, nella peggiore delle ipotesi che sia uno stronzo approfittatore. E si tratta solo di canzonette.


Perchè allora, in ambiti ben più importanti per la nostra vita e per la convivenza civile all'interno della società, una persona eletta dal popolo perchè amministri il Paese e che pretenda di sovvertirne gli ordinamenti, usando pretestuosamente come scusa che le sue giurie non sono mica elette dal popolo, come invece sarebbe piaciuto alla mafia, continua a sedere ancora al suo posto?
A questo punto, caro Marco, pretendo che al prossimo Festival tu, e solo tu, conduca la kermesse, canti tutte le canzoni in gara, diriga la giuria e prenda tutti i premi. In fin dei conti sei stato scelto dal popolo.
Z

venerdì 16 ottobre 2009

Il vero scoop sul giudice Mesiano!


Gli eroici alfieri dell'informazione che operano sotto il vessillo della Libertà targato Canale 5 hanno compiuto un altro scoop storico: rivelare al mondo la vera natura del giudice Mesiano, il sinistro magistrato reo di aver condannato Fininvest a risarcire alla Cir di Carlo De Benedetti 750 milioni di euro. Con sprezzo del pericolo, e con telecamera nascosta, gli intrepidi giornalisti lo hanno ripreso mentre, da figura losca qual'è, si serve dal barbiere ed aspetta ad un semaforo, distruggendo in questo modo la sua credibilità a colpi di "eccolo che va avanti e indietro".

Ma a Zorro lo scoop sembra alquanto debole, e così scende in campo in prima persona coi suoi potenti mezzi (il mio servitore sordomuto Bernardo) per seguire il giudice con la furbizia e l'agilità della volpe.

E il colpaccio vero arriva! Il giudice è definitivamente sputtanato!

Si è fatta una certa ora. Tra il lusco ed il brusco Mesiano torna dal barbiere, ma stavolta non è per radersi. Il figaro meneghino mette mano all'ometto e simula un rinfoltimento del cuoio capelluto con pennarello Uniposca indelebile, quindi aziona la betoniera per produrre il cerone sufficiente a rendergli il viso liscio e roseo come la mummia di Lenin. Infine, il tocco da maestro: posizionamento di tacchi interni alle scarpe da 12 centimetri e pompaggio della protesi peniena, resa necessaria in seguito all'intervento alla prostata subìta anni or sono.

Agghindato come una troia brasiliana, il nostro telefona ad un amico pugliese per farsi condurre in casa due escort meridionali. Promette duemila euro per ognuna, cena e dopocena. L'amico tarantino chiede se alla sua età se la sente di essere l'utilizzatore finale di due ragazze assatanate, ma il losco satiro risponde che è il miglior amatore degli ultimi 150 anni. Quindi monta sul suo elicottero personale e vola verso una delle sue ville sarde, quella ristrutturata coi soldi dei contribuenti e senza uno straccio di verifica dell'impatto ambientale. Questa sera non può usare una delle sue ville brianzole, quella ottenuta con un'estorsione: serve a sua moglie che ha in programma un'orgia con le sue guardie del corpo. Durante il volo chiama un latitante siciliano rassicurandolo che gli appalti del ponte non corrono rischi. Quindi...

Hey, Bernardo, ma chi cavolo stai facendo seguire, quello non è Mesiano, porca tr...

Vabbè, sarà per la prossima.

Hasta luego, compagneros!


Z

venerdì 9 marzo 2007

Teste Coronate



La notte tra il 6 ed il 7 marzo il fotografo di moda Fabrizio Corona, già popolare perchè coinvolto nell'inchiesta della magistratura di Potenza su presunti ricatti a personaggi dello spettacolo italiano, è stato arrestato per aver commesso un'infrazione automobilistica e per aver litigato coi carabinieri che lo avevano fermato subito dopo.

Da Repubblica.it:
Quando i militari lo hanno fermato per un controllo, secondo quanto hanno detto i militari, Corona avrebbe cominciato a insultare ("non mi rompete i c..., carabinieri di m..., andate a fermare altre persone"), si è rifiutato di consegnare i documenti e ha cercato di andarsene divincolandosi. Alla fine è stato accompagnato in caserma. "Una cosa indegna, mi hanno fatto passare la notte in caserma, insieme a delinquenti e spacciatori, solo per aver avuto una discussione con un carabiniere - dice Corona circondato da telecamere e giornalisti - In Italia, non posso più vivere, qualsiasi cosa faccia finisce sui giornali". Mentre l'ex moglie di Corona ha mandato un lapidario sms al marito: "Hai combinato l'ennesimo casino, sei un pazzo."

Considerata la gravità della situazione vorrei permettermi di lanciare un appello ai Carabinieri di stanza a Milano:

Gentile Corpo Dei Carabinieri di Milano,
considerata l'utenza media che richiede la Vostra attenzione, se proprio non riuscite a fare a meno di controllare i documenti non solo ai comuni mortali ma anche a popolari fotografi di moda, non potreste attrezzare qualche camera di sicurezza con tendaggi, lenzuola di seta e morbidi cuscini, fiori appena colti, tv al plasma e lettore blue-ray, copriasse del water in pellicciotto non sintetico, secchiello con champagnino sempre fresco e soprattutto compagnia acconcia, tipo fotomodelle o puttanazze di alto bordo, in modo tale da evitare che personalità come Corona soggiornino nelle Vostre anguste celle in compagnia di delinquenti e spacciatori? In attesa di una risposta porgo cortesi saluti.
In fede,
Michael Grimaldi
P.s. del 12 marzo: stamani, all'alba, Corona è stato di nuovo arrestato.
Da Repubblica.it:
Vi è poi la parte dell'inchiesta che si riferisce alle fotografie scattate ad autentici vip - fra i quali alcuni famosi calciatori - e poi "acquistate" dagli interessati per cifre di alcune decine di migliaia di euro. I soldi ricavati dalla vendita delle fotografie, poi, venivano investiti da persone vicine, ad esempio, a Fabrizio Corona, o da suoi collaboratori.

Che dire? La colpevolezza o l'innocenza di Corona sarà stabilita dalla magistratura, nel frattempo mi piange il cuore sapere di Corona di nuovo dietro le sbarre, magari assieme a spacciatori e delinquenti, prima ancora che i Carabinieri siano riusciti a mettere su una suite degna di questo nome. Quanto è ingiusto il mondo e quanto è sfortunato questo bravo ragazzo!

giovedì 15 febbraio 2007

Grazie, Ilda La Rossa!


La notizia è di quelle grosse: le forze dell’ordine e la magistratura di Milano hanno inferto un colpo mortale alla nuova organizzazione delle Brigate Rosse. Il pool guidato dal giudice Ilda Bocassini ha sventato, con questa operazione, anche una serie di attentati che i nuovi terroristi pianificavano ai danni di economisti, politici, giornalisti ed aziende, tra le quali Mediaset e Sky. Tra i politici considerati obiettivi certi figura anche il nome di Silvio Berlusconi. Con un governo quasi di sinistra Berlusconi si vede salvare la vita da un pool di giudici da lui considerato comunista, oltretutto contro una minaccia derivante dalla Lotta Armata Comunista. Poverino, c’è da non capirci più niente. I ringraziamenti dell’eminente uomo politico ed imprenditore al giudice Bocassini non sono ancora arrivati, ma attendiamo fiduciosi.