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venerdì 30 gennaio 2009

Claudio Baglioni propone Lampedusa per il Nobel della Pace



Claudio Baglioni e la Fondazione O'scia'

Propongono l'Isola e la gente di Lampedusa per il Nobel per la Pace

"Lampedusa malgrado viva da sempre una condizione di forte disagio e gravi difficoltà, dà tutta se stessa nell'accogliere i migranti, cercando di offrire futuro a quanti, nella loro patria, se lo vedono negare da persecuzioni, guerre, ingiustizie e carestie. Una terra e un popolo che insegnano al mondo il significato delle parole civiltà e sacrificio , dimostrando cosa vuol dire umanità restituendo senso e valore alla parola speranza, indicando la rotta verso un mondo nuovo, finalmente degno di essere abitato da uomini davvero degni dell'appellativo di uomini".


Sostieni anche tu la proposta.





Mi permetto di riproporre la lettera indirizzata a Claudio Baglioni nel maggio del 2008 dalle colonne di un altro blog, in occasione del suo compleanno, perchè mi sembra aderente al tema.

Caro Claudio,


fino a pochi minuti fa non pensavo neanche di scrivere un post su di te, invece gli eventi italiani di questi ultimi giorni mi spingono a farlo con una forza alla quale non riesco a resistere. L'augurio che ti rivolgo è quello di proseguire serenamente il lavoro che hai cominciato tempo fa tra enormi consensi. Dal lontano 1970 allieti le nostre giornate, ci hai lasciato un enorme tesoro di canzoni immortali e di eventi dal vivo irripetibili. Hai fatto tantissimo per la musica italiana e per un pubblico che ti segue con enorme affetto. Ma non è di questo che voglio parlare.


In questi ultimi anni hai cominciato a restituire tutto quello che hai avuto in più dalla vita, e che pure non ti sono state regalate, al punto tale che le occasioni benefiche alle quali hai partecipato (sia pubblicamente che in forma privatissima e segreta), non si contano più. Tra questi è degno di attenzioni internazionali, come in effetti avviene, la rassegna musicale che organizzi ogni anno a Lampedusa. O' Scià .


Originariamente, nel 2003, O'Scià doveva essere solo una serata di musica dal vivo per sensibilizzare l'opinione pubblica sul delicato tema dell'emergenza immigrazione e, allo stesso tempo, esprimere solidarietà agli abitanti delle isole Pelagie, così direttamente interessati dalle drammatiche cronache degli sbarchi dei clandestini. Ma nel tempo l'iniziativa è cresciuta e sin dalla seconda edizione sei riuscito a coinvolgere alcuni tra gli artisti più attenti e sensibili del panorama italiano e internazionale, e la manifestazione si è trasformata in una tre-giorni di musica e versi interamente dedicata al tema dell'incontro e del confronto tra le culture. E alla solidarietà. La manifestazione, seguita da un pubblico record e da tutti i principali organi di informazione nazionali e locali, si è presto accreditata come la più importante rassegna artistico/musicale a sfondo sociale del nostro paese e, in prospettiva, in ambito europeo. E proprio davanti all'Europa intera presentasti la quarta edizione, caso unico, con uno straordinario concerto nell'Aula Plenaria del Parlamento Europeo a Bruxelles.


Caro Claudio, il tuo impegno è notevole ma gli eventi di questi ultimi giorni ci insegnano che di discorsi sull'integrazione se ne devono fare ancora tanti. Una campagna elettorale vincente improntata sull'instillazione della paura dello straniero si è tradotta in una sorta di persecuzione. l'Italia, agli occhi del mondo, sta diventando un becero paese xenofobo. Razzista. Una volta il nemico da combattere era l'ebreo, oggi è diventato il rom, il rumeno, l'immigrato clandestino. I telegiornali propongono quasi con soddisfazione immagini di molotov lanciate sui campi rom. Tutto fa spettacolo. L'informazione è compatta nel riportare i dispacci delle autorità , nel riferire delle numerose retate "contro la criminalità e l'immigrazione clandestina". Il messaggio è assimilare l'immigrazione clandestina alla criminalità , lo straniero non regolare deve diventare, agli occhi di tutti, automaticamente delinquente. Lo stupro della ragazza rumena avvenuto un paio di giorni fa, perpetrato da un italiano, non ha avuto certo l'eco che sarebbe spettato di diritto ad un crimine analogo a nazionalità invertite (così come negli ultimi giorni il serio docente sessantenne italiano che ha abusato di numerose allieve non ha avuto certo la pubblicità delle solite bandacce di rumeni stupratori, n.d.r.). L'ansia è quella di dare "sicurezza alla gente", ma la percezione di insicurezza chi l'ha fornita? Chi l'ha cavalcata? A chi ha fatto comodo? Gli stranieri rastrellati in questi giorni stanno scontando pene per reati commessi o stanno pagando il prezzo richiesto da un modo violento di fare politica? Sono persone o merce di scambio?


Napoletani che assaltano gli zingari. Si dicono esasperati, ma da cosa? Reagissero allo stesso modo di fronte al camorrista che estorce il pizzo, o al popolare imprenditore che piega la politica di una città per gli interessi personali, vivrebbero in una città migliore. Così, a naso, immagino che sul territorio vi siano più malavitosi che rom, e presuppongo che facciano danni ben maggiori. Invece è molto più semplice mostrare i denti a chi sta peggio, a chi è più debole. 'O cane mozzeca 'o stracciato, cioè il cane morde sempre la persona con gli abiti più malridotti, chi sta peggio di tutti.


Qualcuno, che ha addirittura un ruolo di ministro, si azzarda a dire che di fronte a simili episodi di giustizia (?!) fai-da-te la gente fa quello che non fa la politica, come se la funzione della politica non sia il dialogo ma il rastrellamento di esseri umani stranieri. Altri propongono di far capillarmente pattugliare le nostre strade dall'esercito. Eravamo in guerra e non lo sapevamo. Propongono di far girare per le vie cittadine squadre composte da cinque persone: un vigile urbano, un agente di polizia, un carabiniere, un finanziere e anche un militare dell'Esercito. Stranamente esclusi i vigili del fuoco ed i boy scout. Proporrei anche il prete, giusto per dare l'estrema unzione sul posto in caso di bisogno. Il potere nelle mani dei nostalgici delle squadre sparse per le città . Tutto questo per difenderci dal rumeno stupratore, dalla zingara che ruba i bambini, dall'africano che vende i dvd pirata.


Commissari speciali per l'emergenza rom. I rom sono emergenza come la munnezza di Napoli? Un accanimento tale che hanno spinto persino la chiesa a prendere una posizione contraria, per non parlare delle reazioni negli altri paesi comunitari.


L'Italia è dunque diventata una nazione violenta, inospitale ed egoista, o forse si sta concedendo troppa voce a quelle frange che sono più sensibili e suggestionabili, che non esitano a lanciare urla di timore verso il diverso, lo straniero, l'uomo dalla pelle più scura? Un sondaggio della Ipr Marketing mostra che tra gli italiani si sta sviluppando un forte sentimento negativo nei confronti degli immigrati, in particolar modo verso i rom. Eppure qualche anno fa Indro Montanelli, giornalista che stimavo perchè intellettualmente onesto anche se conservatore, disse che gli italiani non potevano permettersi il lusso di dirsi razzisti perchè nei letti delle nostre nonne e bisnonne, tranne i pellerossa d'America, erano passati tutti i popoli. Potenzialmente potremmo essere discendenti di chiunque. Dunque?


Nel nostro paese arrivano persone affamate, talmente disperate da intraprendere viaggi potenzialmente mortali su carrette del mare, o stivati in tir-container come quarti di bue, pur di sfuggire da una realtà crudele, e giungendo in Italia, senza permesso, senza autorizzazione, questi maleducati, solo dietro la spinta di un'urgenza di sopravvivenza, si accorgono che sono delinquenti per il semplice fatto di esistere e di voler vivere. E chi, come me, spende parole in difesa di costoro sono spesso etichettati come difensori di delinquenti, di stupratori, di ladri di bambini.


Caro Claudio, come cantavi nel lontano 1974, "Quanta strada da fare che c'è, quanta strada, ancora non lo so..." Ne dobbiamo fare ancora di strada per diventare un paese sinceramente accogliente, sinceramente aperto. Iniziative come il tuo O'Scià sono aria buona nei polmoni malandati di questo paese. Continua a farci respirare, e grazie per essere quello che sei.


Michael Grimaldi

sabato 21 aprile 2007

Claudio Baglioni a Milano - 21 aprile 2007 - Tour Tutti Qui


C'è un pò di delusione tra le migliaia di fans che sgombrano il Forum di Assago, alle porte di Milano, subito dopo la mezzanotte di sabato sera. Claudio ha appena terminato un altro concerto del tour Tutti Qui, l'ennesimo grande successo, eppure non c'è stata nessuna delle sorprese ventilate fino al pomeriggio dell'evento. La coda del tour, con le date aggiunte all'ultimo momento per soddisfare l'enorme richiesta del pubblico, ha assunto il titolo dovuto di Gran Finale, e Claudio aveva lasciato capire che per ogni concerto ci sarebbe stato un fuori programma per celebrare assieme il grande successo del tour. A Bologna c'è stata la partecipazione straordinaria di Gianni Morandi, a Firenze Claudio è comparso tra il pubblico prima dell'inizio ufficiale del concerto per eseguire qualche brano accompagnandosi solo con la chitarra. A Milano purtroppo non c'è stato nulla di tutto questo. Il concerto nudo e crudo, con la solita collaudata scaletta. Eppure chi crede che si sia trattato di un banale concerto resterà ulteriormente deluso perchè nessun live-act di Claudio Baglioni, seppure inserito in un tour routinario, è solo un concerto. Ma andiamo con ordine.
Alle 17 c'è già una discreta fila all'ingresso riservato ai clabber, gli iscritti all'associazione culturale Clab, il fan club ufficiale di Claudio Baglioni, che hanno il diritto di assistere alle prove del concerto. Secondo il sito ufficiale del cantante l'ingresso è previsto alle 17.30, ma gli uomini della security aprono le porte alle 18.30, e dopo un controllo rigidissimo dovuto a misure antiterrorismo ("Hai bottiglie d'acqua in borsa? Allora dammi il tappo!") ci guidano verso la tribuna vip del Forum.

Il palasport è in penombra, Claudio Baglioni è già lì, sul parterre, ed accompagnandosi alla chitarra esegue Buona Fortuna, canzone simbolo di questo tour, come se volesse accompagnarci idealmente verso le poltroncine. La sua presenza manda in palla buona parte dei fan che inciampano per le scale, si bloccano, non fanno defluire gli altri. L'ironia di Claudio fa sì che subito dopo intoni fuggevolmente Dov'è Dov'è, canzone manifesto del Baglioni braccato dai fan e dai giornalisti, dopodichè raggiunge il palco, posto al centro del parterre come accade ormai per ogni sua tournè nelle strutture al chiuso fin dal 1992, e col gruppo intona Sono Io, E Adesso La Pubblicità e Tutto in Un Abbraccio. Claudio scambia qualche parola coi fonici, non gli piace il ritorno della sua voce, che a noi sembra perfetta, ma nonostante sia un perfezionista appare rassegnato a non ottenere il risultato desiderato.
In coda all'ultimo brano si avvicina al pubblico, canta gli ultimi versi a pochi metri da noi, poi si concede alle strette di mano, agli abbracci, a ritirare bigliettini: "C'è posta per me?" Chiede ironicamente.
Una ragazza cerca, senza successo, di regalargli un mazzo di rose blu. Alla fine dei saluti riguadagna il palco e da lì ci augura un buon sabato pomeriggio. "Non so se vi ricorda qualcosa", commenta ridacchiando, dopodichè lascia il palco prendendo in giro Donella, sua collaboratrice e moglie del musicista Paolo Gianolio, chiedendole se abbia arricciato i capelli prendendo una scossa elettrica.
La pausa in attesa del concerto.
Chi mangia, chi va curiosando nel Forum, chi segue il dvd "Quelli Degli Altri Tutti Qui" diffuso dagli schermi che riempiono la struttura del palco, chi immortala addetti alla security che credono di essere Hulk Hogan...
Le 21, ora d'inizio, arrivano in un soffio. Il Forum è pieno. Claudio di solito è puntuale come un cronometro ma qualcosa va storto ed alle 21.15 scopriamo il motivo del ritardo. Dai camerini escono, per raggiungere dei posti riservati, prima Fabio Fazio, amico di vecchia data di Claudio, accompagnato dal fido regista Paolo Beldì, e dopo poco Afef, senza il Tronchetto della Felicità, che si lamenta per i posti riservati, cerca di cambiarli con altri e che se ne andrà un'oretta prima della fine del concerto. Sono stati senz'altro loro che hanno tenuto impegnato Claudio fino a quel momento. Infatti alle 21.20 la macchina da spettacolo si mette in moto. Per la natura del palco Claudio deve raggiungerlo necessariamente attraversando il parterre, occupato dalle poltroncine del pubblico, e la security crea un diversivo lasciando credere che Baglioni comparirà da una determinata uscita. La folla si accalca attorno ai ragazzi della sicurezza mentre, a palasport buio, Claudio compare sul palco proprio travestito da addetto alla sicurezza, impugnando una torcia elettrica proprio come gli altri. Con la stessa torcia illumina uno alla volta tutti gli strumenti presenti sul palco e in un crescendo musicale il concerto si avvia con la sua sigla naturale: Tutti Qui.
Claudio è raggiunto anche dagli altri musicisti del gruppo ed alla fine del primo brano si libera della giacca e attacca subito Strada Facendo,

alla quale segue Noi No.



Con la chitarra impugnata alla fine del brano precedente Baglioni intona una versione molto dolce e meno rigorosa (rispetto all'originale) di Avrai, brano dedicato nel lontano 1982 al figlio Giovanni. E' la volta del primo medley, sotto il segno dell'Aria, composto da Porta Portese, A Modo Mio, Signora Lia, W l'Inghilterra,
Notti,
e Serenata in sol.


Dopo la scarica di adrenalina è la volta di ritmi più appassionati: Mai Più Come Te ed Amori In Corso fanno sognare i cuoricini innamorati,
la successiva Poster,
riarrangiata come un tango alla Piazzolla, si fa ricordare soprattutto per i passi di danza che Claudio accenna con l'asta del microfono. L'esecuzione sottolinea una volta di più non solo l'assoluta incapacità di invecchiare che hanno le canzoni di Claudio Baglioni, e quanto siano duttili nell'adattarsi ad arrangiamenti sempre nuovi pur restando loro stesse, ma anche che stiamo assistendo ad un concerto tenuto non solo da un artista capace di grandi composizioni ed altrettanto grandi interpretazioni, ma capace anche di mettere assieme band composte da musicisti eccezionali che, seppur provenienti da background diversi, riescono ad amalgamarsi alla perfezione, diventando l'ideale collante dei brani di Claudio. Senza soluzione di continuità è la volta del secondo medley, sotto il segno dell'Acqua, che comprende Con Tutto L'Amore Che Posso, Io Dal Mare, Ragazze Dell'Est, Domani Mai, Quei Due ed Acqua Dalla Luna.
Gli ultimi rulli di tamburo di Acqua Dalla Luna diventano i primi del capolavoro del 1977 Quante Volte, che come sempre è conclusa dall'ovazione del pubblico.
L'urlo di gioia dei fan è l'attacco ideale della tiratissima Sono Io, brano che dà il titolo all'ultimo album di inediti di Claudio.

Buona Fortuna, che vede Claudio in frac, eseguita all'inizio da solo (a cappella) e conclusa col gruppo al completo è sottolineata da un giochino di prestigio semplice ma molto efficace: Claudio tira fuori dal petto delle ideali lucciole rosse che lancia verso il pubblico, le quali compaiono e scompaiono dalle sue mani. Giochino forse suggeritogli dal famigerato prestigiatore Casanova, ormai sodale del Nostro.
Arriva adesso il medley nel segno dell'elemento Terra, coi brani Ragazza Di Campagna, I Vecchi, Un Pò Di Più, Fotografie, Vivi
e Le Vie Dei Colori. Se Sono Io era stata un successo con Cuore D'Aliante è l'apoteosi ed anche E Adesso La Pubblicità riscuote il consueto clamoroso successo. Con Notte Di Note, Note Di Notte si torna ad atmosfere più intime ma è subito la volta del medley più stringato e ritmico, sotto il segno del Fuoco, composto da Dagli il via, Un Nuovo Giorno O Un Giorno Nuovo, Io me ne andrei, Quanto Ti Voglio, Bolero, Grand'uomo.
Con Cinque Minuti E Poi è di nuovo amore, ma stavolta quello anni Sessanta di Maurizio Arcieri, cantante che ha composto ed interpretato per primo il brano che Claudio ha riproposto nella sua recente raccolta di cover, mentre con Via si torna di nuovo a portare il cuore a pulsazioni accelerate. I quattro elementi dei medley precedenti si riuniscono idealmente in un fattore nuovo, racchiusi dentro l'essenza dell'Uomo Baglioni, e con il medley Storia Claudio ha la possibilità di mettere in fila alcuni dei suoi più grandi successi: Questo Piccolo Grande Amore,

Amore Bello, E Tu,
Sabato Pomeriggio, Solo, E Tu Come Stai, mentre sugli schermi compare una raccolta fotografica di Claudio che abbraccia tutta la sua vita.

Io sono qui vede la collaborazione, per le note introduttive, di ben 11 chitarre, una per musicista,


ma è la successiva Mille Giorni Di Te E Di Me

che ottiene l'applauso più lungo e caldo della serata: Claudio non riesce a cantarla senza farsi coinvolgere ed il pubblico se ne accorge ogni volta e ricambia immancabilmente le emozioni. L'artista in quest'occasione regala al suo pubblico l'inchino di ringraziamento più profondo e persino i suoi musicisti ne applaudono l'interpretazione.

Secondo un copione ampiamente rodato il concerto si conclude con La Vita E' Adesso, lievemente accorciata su un finale altrove tirato più per le lunghe, ma la mezzanotte è trascorsa da ormai venti minuti ed i suoi "anziani musicisti" (battuta sua) hanno bisogno di riposare. Comunque Claudio non si risparmia ed invita tutto il Forum a "Saltare Sulla Vita" sulle note finali del suo capolavoro.

Non fa economia neanche sui ringraziamenti, sentiti ed ampiamente ricambiati. Milano ha visto realizzarsi un nuovo vero evento live di Claudio Baglioni e può esserne orgogliosa. La delusione per le mancate sorprese passa in una manciata di secondi, quello che resta è il ricordo per l'ennesimo grande concerto.
(21/4/2007)

domenica 25 marzo 2007

Claudio Baglioni a Pomigliano D'Arco - 1997



Ho uno zio che si chiama Gianni ed è un pensionato dell'Alfa Romeo di Pomigliano D'Arco, vicino Napoli. Se avete comprato un'Alfa Romeo fino a 2-3 anni fa ed era stata verniciata alla perfezione potrebbe essere stato merito suo, sappiatelo. Mio zio conosce bene la mia grande passione per Claudio Baglioni e grazie ai non troppi anni di differenza che ci dividono l'ha anche discretamente assecondata; tra le altre cose fu lui a regalarmi i soldi che mi servirono per il mio primo concerto di Claudio, nel 1985.
Sono i primi giorni dell'ottobre 1997 quando viene da me con una busta da lettera bianca intestata alla sua azienda. Dentro c'è un pieghevole di cartoncino rosso che riporta sulla facciata il simbolo tondo con al centro la biscia arrotolata dell'Alfa Romeo. E’ un invito per una festa che si sarebbe tenuta il 18 ed il 19 ottobre allo stabilimento di Pomigliano per celebrare i 25 anni di attività dell'azienda. Per l'occasione ci sarebbe stata anche la presentazione del nuovo modello, l’Alfa 156. Lo guardo con un'aria tra il perplesso e lo schifato. "Che ci faccio con st'invito?" Gli chiedo. "Vuoi che vada fino a Pomigliano per un panino, una cocacola e per dare un'occhiata ad una macchina nuova?" "Leggi bene dentro." Mi risponde con uno strano luccichio negli occhi. Apro il cartoncino e leggo il calendario degli appuntamenti che avrebbero scandito la "due giorni" in azienda: gara podistica, gara ciclistica, sbandieratori e trombonieri, gara automodelli, campo scout, torneo di calcio, concerto di Claudio Baglioni, torneo di tiro al piattell.... EH??? Torno indietro con lo sguardo senza credere ai miei occhi. E’ proprio così: 18 ottobre 1997, ore 21, Claudio Baglioni in concerto, presenta Barbara D'Urso.... Non posso credere che Baglioni abbia accettato di esibirsi in concerto al di fuori di qualunque altro contesto live: non ci sono tourneè in svolgimento nè se ne progettano altre. Si tratta di una esibizione unica, certamente salatamente prezzolata, ma irrinunciabile.
Ed eccomi lì, la sera del 18 ottobre, all'Alfa Romeo di Pomigliano, con l'invito del caro zietto ben stretto nella mano ed esteso ad altri amici fortemente baglioniani come il sottoscritto. Ci sono Veronica & Peppe, lei amica fin dalle scuole superiori e tutt’ora organizzatrice di succulente cene nel suo casale di campagna; Peppe, all’epoca suo fidanzato ed oggi marito, nostra vittima sacrificale per scorribande in giro per la Campania alla ricerca di serate e concerti. L'enorme parcheggio dello stabilimento è stato trasformato in un teatro open space con in fondo un elegante palcoscenico affiancato da un maxischermo elettronico. Lungo la piazzola sono state strategicamente disposte alcune Alfa 156 su baldacchini lussuosi, quasi a voler dire: cari Fantoz..., ehm, cari operai, se volete che l'azienda prosperi cominciate voi a comprare le auto che avete fabbricato! Per mio zio, che non ha mai avuto neanche la patente, resistere alla tentazione è molto semplice. E’ orgoglioso per la splendida auto ma a comprarla non ci pensa neppure.

Man mano che si avvicina l'ora del concerto lo spazio si va sempre più riempiendo di gente al punto che comincio a pensare che non sia possibile che si tratti semplicemente dei dipendenti e delle rispettive famiglie: i controlli ai cancelli sono semplicemente ridicoli e gli imbucati sono praticamente il doppio dei possessori di regolare invito. Del resto è interesse dell’Alfa che più persone possibili assistano alla presentazione dell’auto. Quando vedo infilarsi dentro un gruppetto di ragazze con uno striscione coi colori del Clab, il fan club ufficiale di Claudio Baglioni, comincio a sperare che anche per stasera Baglioni possa avere un pubblico di veri estimatori e non solo di persone che avendo un parente in azienda hanno trovato il modo di trascorrere il sabato sera in allegria.


Alle 20.30, secondo copione, Barbara D'Urso, in decolleté ai limiti del codice penale e con un abito rosa carne creato apposta per non far capire dove termini la stoffa e cominci la sua pelle, inizia la presentazione del nuovo modello 156 dando la parola ai vertici dell'azienda, ai progettisti e agli ingegneri che magnificano le qualità dell'auto in una sorta di orgasmo spontaneo collettivo. Uno dei dirigenti quasi consuma un amplesso sul posto con la macchina. La carezza e si eccita.

Le lancette degli orologi si avvicinano alle 21 e il pubblico comincia a far notare il proprio cortese desiderio che il megaspot dell'auto finisca (ma non si è lì per quello?) e che forse bisogni far comparire quel certo cantante sul palco.

Alle 21 in punto Barbara D'Urso, con la sua proverbiale simpatia, riesce a liquidare tutto il consiglio di amministrazione e finalmente Claudio Baglioni, col suo lungo cappottone di pelle nera, la tammorra coi nastri colorati che gli fa compagnia sulla copertina di Attori E Spettatori, e preceduto dai soli Paolo Gianolio, Paolo Costa ed Elio Rivagli, già alle rispettive postazioni, compare sul palco con in sottofondo il tappeto di batteria che introduce Strada Facendo. Si comprende subito che la D'Urso farebbe a Claudio quello che il dirigente di poco prima faceva alla sua auto ma è costretta a farsi da parte. Brevissimi saluti, giusto un ammiccamento col capo, e finalmente il microfono diviene proprietà di chi ne può fare strumento d'arte. Con l'iniziale Strada Facendo si intuisce subito che Claudio è in gran forma, sa di non trovarsi di fronte ad un pubblico di fans e che deve conquistare tutti col suo talento. Inoltre la formazione ridotta lo obbliga a soluzioni musicali più essenziali (Rivagli è alla batteria elettronica, Gianolio si divide tra le sue tante chitarre ed una tastiera, Paolo Costa impugna il basso elettrico ma ha con se anche il contrabbasso, Claudio è in piedi dietro una seconda tastiera) che rendono i brani più immediati e freschi. A Claudio sono concesse due ore sole e decide di non sprecare neanche un minuto, dopo i saluti di rito è tutta una catena ininterrotta di canzoni, c'è spazio per pochissime parole in questa serata di note. Io sono posizionato strategicamente su una specie di marciapiede ed il mio punto di vista è leggermente più alto di quello della maggior parte del pubblico; il mio sguardo ogni tanto corre sulla marea di teste della gente e mi rendo conto che siamo certamente in più di 10.000, neanche se ci fossero state le affissioni per la città saremmo arrivati in così tanti. I clabber con lo striscione guadagnano le prime posizioni sotto le transenne e fanno sentire tutto il loro entusiasmo a Claudio, che ricambia spiegando la sua voce senza fare economie. Dopo Strada Facendo è la volta di Io Me Ne Andrei, più dura ed arrabbiata del solito, tutta tamburi e chitarre elettriche. La gente inizia a cantare in coro, anche le signore di una certa età si impegnano e dove non arriva la memoria del testo giunge l'entusiasmo. Il controcanto del ritornello è appannaggio unico del pubblico.

Il brano termina in un rullare di percussioni di Rivagli e, dopo un urletto alla Michael Jackson, Claudio concede alcune delle poche parole che dispenserà durante la serata: "Buonasera e bellissima sera a tutti. Bellissima perchè sia bellissima, perchè anche noi questa sera abbiamo la voglia di iniziare una nuova storia. Stasera inizia una nuova storia, quella per la quale voi siete qui ed avete ascoltato fino adesso, ed anche noi vogliamo dare il nostro piccolo aiuto tagliando un ideale nastro d'inaugurazione per una nuova partenza. Anche noi daremo il via ad una prossima stagione, a prossimi viaggi." Insomma un modo elegante per giustificare la propria presenza in questa occasione, con l'abilità di non nominare il prodotto che è presentato, e per introdurre il pezzo successivo: Dagli Il Via, che scalda ulteriormente il parterre.

Claudio resta solo dietro la sua tastiera e con le parole :"...e allora per una nascita... ce ne sono altre che riempiono le vite e che poi ti accompagnano per sempre..." presenta Avrai, che canta con l'intensità che gli è solita in queste occasioni. Alla fine il pubblico gli tributa un'ovazione ed il suo "Grazie infinite" da qualcuno meno attento viene scambiato per un "grazie, è finita." e partono le lamentele per la brevità del concerto! Claudio non se ne accorge neppure, preso com'è dall'attacco raffinatissimo di Quante Volte, a cui segue Vivi con un arrangiamento strutturato esclusivamente sulle tastiere, tenendo le percussioni in secondo piano. Claudio si emoziona, dimentica qualche parola ma rende la sua interpretazione ancora più genuina.

La chitarra di Gianolio ritorna protagonista con la successiva Quanto Ti Voglio, alla quale segue una Domani Mai nel nuovo arrangiamento lentissimo. Segue una rabbiosa Noi No, con batteria in forte evidenza. Claudio imbraccia la chitarra acustica per il pezzo successivo ma la carica del pubblico non trova pace e sfocia in una spontanea O' Surdato Nammurato. "Oi vita, oi vita mia, oi core 'e chistu core, sì stato 'o primmo ammore e 'o primmo e l'urdemo sarai pè mmè..." canta Claudio accompagnandosi alla chitarra, producendosi in un finale da tenore lirico.

La chitarra gli serve per cantare tutto da solo una dolcissima versione di Poster, al termine della quale viene raggiunto di nuovo dai suoi fidi musicisti. "Vorrei presentarvi, di ritorno, i musicisti. Questa sera c'è al basso e contrabbasso elettrico Paolo Costa. Alla batteria grande, alla batteria piccola ed alla nipote di tutte le batterie (ridacchia) c'è Elio Rivagli. Alle chitarre, alle sequenze c'è il signor Paolo Gianolio." Al grido ripetuto di "Aiò! Aiò!" parte una scatenata versione di Dov'è Dov'è, per la quale Claudio imbraccia una tastiera a tracolla e si produce anche nella divertente imitazione di tutte le voci "estranee" del brano ("...spesso non c'era e non parlava mai....", etc.).

Il ritmo ormai la fa da padrone, neanche due secondi di indugi e sono fuori i campionamenti di E Adesso La Pubblicità. Il brano non pare risentire affatto dell'esiguità della band, tanto i musicisti si adoperano per la massima resa del pezzo, e nel botta e risposta finale tra Claudio ed il pubblico non sembra di stare in un'occasione "famigliare" ma in uno stadio. La risposta del pubblico, in termini di entusiasmo, agli accordi iniziali di Mille Giorni Di Te E Di Me mi conferma una volta in più che questo brano è entrato nel cuore del pubblico italiano medio esattamente come Questo Piccolo Grande Amore, al punto che la voce di Baglioni, per quanto in grande spolvero, è quasi sopraffatta dai cori di tutto il pubblico. Infatti alla fine del brano Claudio commenta scherzando: "grazie infinite, grazie.... io vorrei capire chi è che scrive queste canzoni che non ce la facciamo mai a cantare..." ma ridiventa subito serio introducendo il pezzo seguente: "c'è una canzone le cui parole non sono state scritte da me e che sono parole che appartengono a una poesia del 1917. Sono del dialetto della mia città. Credo che qualsiasi dialetto possa essere captato contro questa grande sciocchezza che gli uomini continuano a commettere anche ai nostri giorni." Il brano è ovviamente Ninna Nanna Nanna Ninna, dalla poesia di Trilussa “Ninna Nanna Di Guerra”, grazie alla cui esecuzione Elio Rivagli ha l'occasione di mettere in evidenza tutto il proprio talento di batterista e percussionista dimostrando che per una sera può fare a meno dell'ausilio del collega Gavin Harrison nella conduzione ritmica della band di Baglioni.

A Ninna Nanna segue subito una stringatissima versione di Via, tutta basata sugli ossessivi accordi di chitarra di Paolone Gianolio. Il concerto si avvia alla fine e Claudio spiega la voce senza economia, urlando tutto il suo malessere: "ma perchè hai fatto il mondo così triste, Dio....", ed il pubblico, ormai completamente convertito al "baglionesimo", è come un coro di una voce sola. Alla fine del brano Claudio è ansante ma non perde tempo per introdurre ciò che sta per arrivare: "Ah... si è fatto tardi, eh?" Urliamo tutti disperatamente di no. "No??" Scherzando scopre il polso come per guardare l'ora ma si accorge di non aver messo l'orologio. "Oddio, mi hanno fregato l'orologio..." commenta ridacchiando, e qualcuno del pubblico scherza allo stesso modo: "Che vuoi dì, che è perchè stiamo a Napoli?" Claudio approfitta della gag sull'orologio per concludere il pensiero sul tempo che passa: "Ci sono delle canzoni che segnano il calendario del tempo ed allora si tende, come in ogni buon calendario.... (ansimando ancora) oddio che fiatone... a metterle una dietro l'altra come proviamo a farlo anche questa sera. Grazie per la vostra assistenza!"

In un medley snocciola una dietro l'altra Amore Bello, E Tu, Solo, Sabato Pomeriggio ed E Tu Come Stai. Il concerto sembra ormai alla fine, un rullare impetuoso da il via a La Vita E' Adesso che è salutata con il solito entusiasmo e Claudio regala al pubblico un finale spasmodico. Sembriamo rassegnati a vederlo andar via ma arrivano le note del nuovo arrangiamento di Questo Piccolo Grande Amore, quello che verrà immortalato su Attori E Spettatori, ed il pubblico che non aveva avuto occasione di seguire il Tour Giallo resta inizialmente spiazzato, salvo accodarsi al coro e recuperando subito familiarità con la canzone italiana più amata.

Al termine del brano arrivano i saluti definitivi: "Io penso che data l'età dei miei musicisti è il momento in cui io devo portarli a letto a nanna perchè non so quanto resisterebbero ancora, è parecchio che girano per le strade d'Italia. Però voglio dirvi che, anche se è stata provata un pò all'ultimo momento, che è stata ugualmente una bellissima ulteriore.... ancora una volta... notte di note. Grazie infinite a tutti e che il cielo vi benedica... che il cielo vi conservi, buona notte."

Il buonasera in musica arriva con Io Sono Qui, l'unico brano tratto dall'ultimo, per l'epoca, album di Claudio. Gli spettatori sono entusiasti di fronte all'esecuzione perfetta del brano e Claudio alla fine della canzone, sulle note registrate di Titoli Di Coda in versione strumentale, che fa da ideale sigla finale, guadagna le quinte a fatica, tante volte è richiamato in scena per salutare.
Andiamo via da Pomigliano soddisfatti, paghi di un'ulteriore splendida notte di note, con la certezza che un artista è davvero grande anche quando pur esibendosi in occasioni esclusivamente commerciali, a fini puramente promozionali come questa, riesce a mantenere altissima la qualità della sua proposta musicale, offrendo addirittura qualcosa di nuovo e diverso rispetto alla consuetudine di un normale giro di concerti. In questo caso Claudio ci è riuscito, come sempre del resto. Per questo non possiamo fare a meno di ringraziarlo ogni volta, così come in questo caso devo ringraziare anche Zio Gianni, senza il cui invito questo pezzo non sarebbe mai stato scritto.
(25/3/2007)

lunedì 19 marzo 2007

Claudio Baglioni a San Martino Valle Caudina (1991)





























Credo si sia capito che ho una passione per le canzoni di Claudio Baglioni.

In questo periodo Claudio sta per terminare un tour nei palasport molto fortunato. Ogni tanto vado a riguardarmi i biglietti per il concerto che terrà qui a Milano il 21 aprile. Ho già assistito ad una delle tappe milanesi dello scorso dicembre e non vedo l’ora di ripetere l’esperienza. Non sono tra quelli che lo inseguono in giro per l'Italia, il lavoro non me lo consente, ma non perdo l'occasione di andare ad ascoltarlo quando arriva ad un ragionevole numero di chilometri da casa mia.

Baglioni ha la rara capacità di rendere ogni concerto unico, anche all’interno di una routinaria tourneè. Del resto è maestro anche di concerto unici, eventi isolati non inseriti in tour tradizionali. Ogni tanto mi piacerebbe salire su una macchina del tempo e rivedere uno di questi eventi rari, come il concerto all’Arena di Verona del 15 maggio 1984 (ventimila sotto una pioggia scrosciante) o all’arena di San Martino Valle Caudina del 24 agosto 1991.

Scartabellando tra il mio materiale ho ritrovato delle foto scattate proprio in occasione di quest’ultimo concerto, speditemi non ricordo più da chi in un marasma infinito di scambio di foto tra fan in un epoca pre-internettiana. Magari il suo autore (o autrice) è tra di voi e riconoscerà i propri scatti.

A San Martino per fortuna non pioveva. La folla occupava ogni centimetro di un'arena naturale (nulla più di una grande scalinata semicircolare); addirittura molti ragazzi salirono sugli alberi e sui tetti delle case per poter assistere al concerto. Il mese prima Claudio aveva tenuto “due concerti unici” allo stadio Flaminio di Roma, il primo dei quali era stato trasmesso in diretta da Raiuno e successivamente pubblicato in vhs col titolo “Oltre Una Bellissima Notte”. Aveva riconquistato il suo pubblico dopo anni di pausa ed un brutto incidente d’auto.

L’offerta di fare un concerto a San Martino, paesino in provincia di Avellino, fu accettata perché Claudio desiderava esibirsi davanti a pochi intimi, da solo coi propri strumenti acustici e qualche computer, come aveva fatto qualche anno prima per il tour Assolo. Per un concerto che non era stato neanche pubblicizzato arrivarono fan da tutta Italia grazie ad un tam tam inesorabile. Secondo alcune stime si contarono ventimila persone in un paesino che ancora oggi non arriva a cinquemila abitanti.

Il successo dell’evento fu indiscutibile. Claudio si dimostrò molto più a suo agio tra la folla stipata di San Martino che davanti alle fredde telecamere dello Stadio Flaminio. Ebbe l’occasione anche di proporre i brani di Oltre per la prima volta senza gruppo, solo con la sua voce e le sue nude mani. Non risparmiò neanche qualche fuori programma, come quando assecondò il pubblico che gli dedicò, in maniera spontanea, ‘O Surdato ‘Nnammurato. Inoltre il pudore di Claudio ad accettare il cachet offerto dal Comune si trasforma in beneficenza: l'artista gira l’assegno al Museo della Civiltà Contadina di San Martino, bisognoso di restauri, e la giunta, commossa, gli intitola la sala principale del Museo, che ancora oggi si chiama Sala Claudio Baglioni.

martedì 20 febbraio 2007

Da Giacomo Leopardi a Claudio Baglioni


Alla fine degli anni Settanta più di un giornalista accostò il poeta romantico Leopardi al giovanissimo cantautore Baglioni. In quel caso si trattava banalmente di una sorta di pigrizia mentale molto diffusa tra la categoria. Baglioni aveva realizzato "Sabato Pomeriggio", un intero disco sul tema dell'attesa e della speranza, ed il paragone col "Sabato Del Villaggio" del poeta recanatese fu fin troppo facile. Personalmente mi sono divertito a trovare altri punti di contatto con Leopardi, elementi che vanno oltre alle ripetute partecipazioni di Claudio al Premio Musicale Città Di Recanati, per il quale ha fatto parte anche del comitato di garanzia. Innanzitutto l'universalità delle tematiche trattate e la purezza del linguaggio adoperato per immortalarle, linguaggio che non è quasi mai artificio verbale ma reale corrispondenza di "amorosi sensi". Una comune cura dell'uso della lingua, che è continuamente limata per essere semplice ma colta, elaborata ma non artefatta. Basti pensare, un esempio su mille, al comune uso dell'aggettivo "peregrina", parola che sembra casuale ma che invece è accuratamente scelta e cercata da entrambi. Leopardi è ancora oggi letto con passione da tutte le generazioni non solo perchè poeta leggibile senza dover ricorrere alle note a piè di pagina ma anche perchè ha saputo trattare i temi relativi all'amore, alla solitudine, alla disperazione, alla voglia d'infinito, con un linguaggio semplice ed allo stesso tempo estremamente raffinato, perfetto al punto da apparire ancora attuale, di una freschezza immortale. Molto c'è in comune tra "il vecchierell bianco, infermo" ed "i vecchi sulle panchine dei giardini", tra Silvia che era "lieta e pensosa" e la ragazza che "dietro i vetri guarda fuori", tra il canto notturno di un pastore errante dell'Asia ed il dialogo disperato tra "Il Sole E La Luna". Non a caso Leopardi è il poeta maggiormente ricercato in Internet e non a caso i quindicenni di oggi si emozionano ascoltando "Questo Piccolo Grande Amore" esattamente come facevano quelli del 1972. Provate ad ascoltare un disco di Venditti, De Gregori, Dalla, De Andrè e chiunque altro vogliate della stessa epoca, ahimè anche del mio amato Fossati: vi apparirà irrimediabilmente datato nella forma e nei contenuti. Riascoltate "Gira Che Ti Rigira Amore Bello" o il già citato primo grande successo di Baglioni: troverete una freschezza inimitabile che può essere paragonata solo alle cose più ispirate di Battisti, con la differenza che quest'ultimo necessitava dei versi di Mogol per portare alla luce il proprio mondo interiore. Quindi considero Baglioni leopardiano per quanto attiene all'universalità dei temi ed all'assoluta incapacità di adoperare un linguaggio che invecchi.
Inoltre Leopardi fu un uomo che viveva intensamente la politica del suo tempo e le liriche ispirate ai conflitti politici che attraversavano la penisola nella sua epoca lo testimoniano. Più spettatore che attore, ma in ogni caso testimone. Infatti Giacomo non scavalcò mai "quella siepe" dell'ermo colle per farsi protagonista dell'agone politico. Restò affacciato al balcone della sua Recanati, al massimo azzardò viaggi di piacere a Napoli col suo compagno di vita Ranieri, non andò mai "oltre". In questo Baglioni invece gli è stato superiore. Non si è limitato ad osservare e descrivere le realtà più scomode ma sta mettendo un impegno concreto e reale in questioni dolorose come il dramma dell'immigrazione, richiamando continuamente l'attenzione non sullo straniero che arriva a cercar lavoro ma al singolo dramma di ogni singola persona disperata costretta a lasciare la propria terra per sopravvivere. Lampedusa sta diventando così, grazie a Claudio, non solo porta d'occidente ma anche ponte di scambio tra culture e realtà diverse, un abbraccio ideale tra il nord ed il sud del mondo.
La discussione sui paralleli tra Baglioni e scrittori è stimolante. Personalmente trovo riduttivo ancorare un artista multisfaccettato come Baglioni ad un solo autore. Del resto se tutte le musiche del mondo derivano dalle stesse sette note allo stesso modo tutti i versi derivano dallo stesso gruppo di lettere dell'alfabeto. Tutto deriva da una combinazione infinita di segni finiti ed appare logico che un artista possa trarre ispirazione da chi c'è stato prima di lui, adattando e filtrando quei segni con la propria sensibilità ed il proprio vissuto.
Per la semplicità con la quale Baglioni ha saputo tratteggiare le vicissitudini amorose negli anni Settanta può essere paragonato a Jacques Prevert. Immagino che lo stesso Claudio leggesse molto Prevert all'epoca perchè ho trovato echi del poeta francese in molte sue canzoni. Un esempio su tutti: l'alcoolonnello di "Strip-Tease" è un neologismo creato da Prevert per una sua poesia.
Baglioni si è ispirato anche ad Edgar Lee Masters ed al suo capolavoro "Antologia Di Spoon River". Claudio infatti ha citato spesso i versi relativi all'epitaffio del violinista Jones vivendoli come una sorta di condanna: quando la gente scopre che sai suonare ti tocca suonare per tutta la vita.
Il paragone con Dante se lo è autoconcesso: nel suo lungo viaggio tra Inferno, Purgatorio e Paradiso il sommo poeta fiorentino scelse Virgilio come sua guida spirituale ("guida di quei poeti che un giorno si smarrirono"), Claudio nel suo viaggio dentro se stesso e la sua vita ("Oltre") usa come unica guida Cucaio, il se stesso bambino.
Nelle canzoni meno recenti, e mi riferisco a quelle contenute nei suoi primi quattro album (soprattutto nel primo e mezzo), oltre ad ispirarsi a De Andrè, come Claudio stesso ha ammesso, è evidente che sia stato influenzato dagli scrittori della Beat Generation, Kerouac in testa. "Io, Una Ragazza E La Gente" o il lungo viaggio di "Gira Che Ti Rigira Amore Bello" sembrerebbero proprio capitoli di una sorta di "On The Road" nostrana, mentre in altri brani ho trovato riferimenti allo zio dei poeti americani moderni Walt Withman (per capirci, l'immortale autore dei versi "O capitano, mio capitano..." citata nel bellissimo film di Peter Weir "L'Attimo Fuggente").
Il Baglioni più ironico e disincantato, quello di "Mia Libertà", "Ed Apri Quella Porta", "Viva L'Inghilterra" fino a "Dov'è Dov'è", "V.O.T." e "Serenata In Sol" è senz'altro figlio degno di autori come Ennio Flaiano, mentre i suoi giochi di parole (pensate solo alle infinite allitterazioni di "Le Donne Sono" o al "mi togli l'ukulele dal mio pianoforte...") rimandano direttamente ad Achille Campanile (il papà della storica battuta: anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano) se non addirittura a Groucho Marx, vero funambolo della parola.
Tutto questo per cercare di dire che per quanto si possano trovare riferimenti letterari tra Baglioni e molteplici autori classici e moderni, non lo si può ingabbiare in nessun genere o stile, nè tantomeno può essere il Leopardi, il Montale, il Pascoli o chiunque altro della musica italiana. Del resto se la stampa non sa dove collocarlo esattamente all'interno della canzone d'autore, perchè mai dovremmo per forza vincolarlo ad un altro autore? La grandezza di Baglioni è proprio questa: è Baglioni e basta. Talmente svincolato, e per questo "originale", da correnti o scuole cantautorali da rappresentare egli stesso esempio e punto di riferimento per le nuove generazioni di autori e musicisti.
(20/02/2007)

domenica 11 febbraio 2007

Veniamo tutti dal Jazz!



Partecipazione molto intensa, quella di Claudio a Il Senso Della Vita, qualche giorno fa. Divertita ma mai sopra le righe, profonda e poetica ma mai noiosa. Visibilmente preparata ma anche con toni spontanei ed a tratti francamente esilaranti.

E' ormai una settimana che non faccio altro che pensare al buon De Gregori ingrugnato sotto un metro di neve, dimenticato lì da Claudio dopo avergli spinto l'auto bloccata. Inoltre non vedo l'ora di vedere Claudio e Bonolis a Lampedusa cantare la versione embrionale di "Naso De Farco", sperando però che non trovi mai spazio in un disco di Baglioni. Inoltre sottolineerei la splendida interpretazione di Mille Giorni Di Te E Di Me col jazzista Stefano Di Battista, che ha dato origine al tormentone "veniamo tutti dal jazz", doppio senso molto diffuso in ambiente musicale, e jazzistico in particolare, in quanto nello slang americano (soprattutto nel sud degli Stati Uniti) col termine jazz si intende anche la regione anatomica riproduttiva femminile dai molteplici eufemismi.

Intendere quindi che veniamo tutti dal Jazz rimanda direttamente ad una comune origine naturale, non a caso il pittore Gustave Courbet ha intitolato L'Origine Del Mondo la propria visione della... jazz. Allo stesso modo il grande Bob Fosse ha intitolato "All That Jazz" il suo film più famoso dopo "Cabaret" proprio giocando sul doppio senso, rimandando alle molteplici conquiste femminili del protagonista.
(11/2/2007)

venerdì 9 febbraio 2007

Claudio Baglioni: l'incidente automobilistico del 1990



Quando nasce l'uomo è tenero e debole;
quando muore è duro e rigido.
I diecimila esseri, piante e alberi,
durante lavita sono teneri e fragili;
quando muoiono sono
secchi ed appassiti.
Perchè ciò che è duro e forte
è servo della morte;
ciò che è tenero e debole
è servo della vita.
(Pier Vittorio Tondelli - "Biglietti Agli Amici")








In questi giorni molti cuori stanno trepidando per la vita attaccata ad un filo di una baglioniana rimasto vittima di un incidente stradale per il quale non aveva nessuna colpa se non quella di essere nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Chi segue Baglioni da almeno sedici anni starà rivivendo momenti già trascorsi a partire dal 3 novembre 1990, quando Claudio uscì di strada con la sua Porche ferendosi seriamente, anche se per fortuna la sua vita non è mai stata in pericolo. Episodi del genere hanno lo sconvolgente potere di spegnere la luce dorata che illumina il mondo fatato dello spettacolo, nel caso particolare della canzone, per riportare il tutto ad una dimensione comune, di umana fragilità. Ci rendemmo conto forse solo in quell'istante, incredibilmente, che anche coloro che vivono una spanna al di sopra degli altri, circondati dall'amore di milioni di fans, sono esseri comuni, umani, fragili, tristemente mortali. Teneri e deboli, come direbbe lo scrittore Tondelli, anch'esso morto tragicamente a soli 36 anni.
Ma cosa accadde esattamente a Baglioni nei primi giorni di quel novembre 1990?
3 novembre 1990. Tarda serata. Così raccontano le cronache, ricostruendo l'incidente. In realtà l'episodio si svolge alle tre del mattino del 4 novembre. Claudio Baglioni è alla guida della sua Porche nera comprata da poco e sta percorrendo via della Camilluccia a Roma. Sta raggiungendo casa sua, situata pochi metri più avanti.
E' un posto esclusivo, via della Camilluccia, paradisiaco angolo di Monte Mario. Baglioni è forse il personaggio più importante che vi risieda ma divide il quartiere con colleghi come Renato Zero, Gianni Morandi, Stefano D'Orazio dei Pooh, col grande Alberto Sordi, con ambasciate estere. Piove forte. Il fondo stradale è viscido, melmoso. Forse Claudio corre troppo, ansioso com'è di tornare a casa dopo l'ennesima riunione di lavoro che precede l'uscita del disco che si rivelerà il più importante della sua vita, quell'Oltre che sarà nei negozi il 17 novembre. Forse è semplicemente una beffa del destino che vuole ulteriormente complicare la realizzazione di un prodotto discografico sofferto come nessun altro e dalla gestazione lunghissima.
C'è una curva, la più pericolosa della strada. Dall'altro senso sopraggiunge un auto con gli abbaglianti puntati sul cantante. Claudio non vede più nulla, esce di strada, l'auto ruota su se stessa, il guidatore perde il controllo e la vettura si ferma in uno schianto contro il muro di una villa. Si tratta di Villa Fendi, residenza di Anna Fendi, una delle sorelle stiliste di fama mondiale. Qualche giorno dopo Claudio avrà la forza di scherzare su quell'impatto sostenendo che sul muro si era prodotta una Fendi-tura (nella foto di lato potete vedere la Porche di Claudio incidentata).
Claudio non indossa la cintura di sicurezza, nell'urto sbatte col viso violentemente sul parabrezza, si produce numerose ferite al viso, alle labbra, alla lingua, alle mani. Il colpo di frusta è notevole, anche la schiena ed il collo ricevono un impatto violentissimo. Claudio perde conoscenza per qualche istante ma ha la forza di ridestarsi e di aggrapparsi al telefono cellulare per chiamare un fraterno amico che per fortuna accorre in pochi istanti e lo accompagna alla clinica Quisisana dei Parioli, a poche centinaia di metri dal luogo dell'incidente e dall'abitazione del cantante.
Al medico di turno le condizioni di Claudio appaiono subito serie: la lingua soprattutto presenta un taglio di circa otto centimetri che la trapassa quasi completamente, dividendola in due. Claudio è disperato, vede la sua carriera chiudersi bruscamente per l'impossibilità di continuare a cantare. Chiede che i suoi famigliari non siano avvertiti subito, non vuole svegliare nessuno, non vuole creare panico. Il chirurgo sutura la ferita alla lingua con otto punti, otto fili di catgut sui quali Claudio vede appeso il suo futuro di cantante.
Alle sei del mattino il giornale radio da la notizia dell'incidente. I parenti di Claudio hanno saputo tutto solo pochi minuti prima. In una manciata di ore il tam tam fa il giro d'Italia. In clinica cominciano ad arrivare centinaia di telefonate di fans in apprensione per la salute di Baglioni. La centralinista è impreparata ad una tale mole di lavoro, non sa cosa rispondere, si chiude dietro il riserbo più assoluto. Sul posto arrivano i genitori di Claudio ed anche Paola Massari, dalla quale si era separato da poco tempo in gran segreto, esattamente come in gran segreto l'aveva sposata 17 anni prima.
Claudio è confortato dalla presenza delle persone più care ma i fortissimi dolori alle mani, alla schiena ed alla lingua sono un tormento. In clinica, accompagnato dalla madre, arriva anche Giovanni, che ha otto anni. "Come stai?" Gli chiede Claudio in un soffio. "Come stai tu?" Ribatte subito il bambino.
A poche ore dall'incidente, in seguito a tutti gli accertamenti diagnostici possibili, tac compresa, le condizioni del cantante appaiono più rassicuranti ed il primario della clinica Domenico Di Virgilio supportato dal chirurgo plastico Giuseppe Gensini redigono un bollettino medico da diffondere alla stampa col quale sciolgono ogni prognosi:

Roma, 4 novembre 1990
Quisisana s.r.l.
Bollettino Medico
Le condizioni cliniche del sig. Baglioni Claudio, ulteriormente migliorate nel corso della notte, sono più che soddisfacenti e tali da far prevedere un completo recupero anche ai fini della sua attività artistica.
Firmato
Dott. Giuseppe Gensini, chirurgo plastico
Prof. Domenico Di Virgilio, primario medico internista.

Nel corso del pomeriggio le ragazze di Domenica In (era la versione di Gianni Boncompagni, quella tutte ragazzine alla Non E' La Rai) augurano in diretta a Claudio di guarire presto. Claudio si commuove.
Nei giorni immediatamente successivi il profondo taglio alla lingua è ulteriormente ridotto grazie ad un intervento col laser, così come le ferite al viso sono "addolcite" sempre grazie all'ausilio di nuove tecniche di chirurgia plastica. I dolori si riducono lentamente. Dalla crisi profonda nella quale Claudio è sprofondato riemerge lentamente grazie alla presenza costante delle persone più importanti: i parenti e gli amici più cari dentro la clinica, i fans più affezionato fuori i cancelli impenetrabili della struttura. Questi ultimi non perdono occasione di far giungere a Claudio le loro voci con cori improvvisati sulle note dei sui brani più famosi. La stanza del cantante si riempie di regali: tanti fiori, tantissimi pelouche.
Il desiderio di ristabilirsi e l'avvicinarsi di appuntamenti importanti fanno il miracolo. Qualche anno prima, nel corso di una festa in casa dell'avvocato Giorgio Assumma, legale ed amico di Claudio e di molti altri nomi dello spettacolo, Baglioni promette a Maurizio Costanzo che avrebbe presentato il nuovo album nella sua trasmissione notturna. Sono passati anni da quella promessa ma Claudio non intende venir meno alla parola data. Il giorno 15 novembre alle 15 del pomeriggio , a soli 11 giorni dall'incidente, Claudio Baglioni si presenta nel teatro Parioli per la registrazione del Maurizio Costanzo Show. E' visibilmente provato, molto dimagrito, parla ancora a fatica, ma ha mantenuto una promessa. Sembra voler dire, con cinque anni di anticipo: io sono vivo e sono qui. Il cammino ricomincia da lì.
Come direbbe lo stesso Costanzo: il resto è vita.

Claudio Baglioni e il cinema


Cinema e musica sono due arti ben distinte che si intrecciano continuamente, ma mentre è assai frequente che la musica si insinui nel cinema diventandone addirittura fondamento irrinunciabile (basti pensare quanti film, e non solo musicali, sono ricordati soprattutto per la colonna sonora) è molto più raro che il cinema diventi motivo di ispirazione per opere musicali autonome. Mi tornano in mente "Hollywood Hollywood", concept album di Roberto Vecchioni interamente dedicato alla settima arte, ed una manciata di canzoni dedicate a singoli personaggi come "Anna Verrà" e "Nannarè", rispettivamente di Pino Daniele e Gianni Togni (entrambe dedicate ad Anna Magnani), "Fellini" di Antonello Venditti, "Marilyn" di Riccardo Cocciante e poche altre.
All'interno del panorama della musica italiana, l'artista che più di tutti si è lasciato trasportare dal fantastico mondo della celluloide è sicuramente Claudio Baglioni. Da sempre appassionato di cinema, Baglioni fin dai primi dischi ha sempre cercato di utilizzare uno stile letterario, nella stesura dei suoi testi, che richiamasse il linguaggio cinematografico. Dialoghi drammaturgici (vedi il parlato all'inizio di "Se Casomai"), rumori di fondo (come ad esempio la composizione del numero telefonico di "Notte Di Natale") sono solo la punta dell'iceberg, il cinematografismo (perdonate il brutto termine) di Baglioni è nella concezione stessa dei testi. La grande forza evocatrice delle parole delle sue canzoni trova una spiegazione proprio nella apparente semplicità e schematismo dei versi. Da sempre Baglioni ha raccontato storie di vita comune adottando un linguaggio strettamente imparentato con quello cinematografico che ha trovato la sua massima espressione nei due concept-album quasi musical "Questo Piccolo Grande Amore" e "Gira Che Ti Rigira Amore Bello", album che potrebbero essere trasposti in opera filmica senza dover subire modifiche di sorta. Del primo si sussurra addirittura che sarà tratto a breve realmente un lungometraggio, mentre del secondo a suo tempo fu realizzato un mediometraggio trasmesso dalla Rai.
Ma anche in album che sono semplicemente raccolte di canzoni e non opere concept si avverte nel linguaggio un descrittivismo a volte esasperato che si fa insostituibile mezzo per narrare sentimenti: canzoni come "Signori Si Chiude", "Quei Due" o "Ancora La Pioggia Cadrà" apparentemente sono solo descrizioni di gesti, movimenti, sguardi, eppure comunicano emozioni, paure, angosce con una efficacia senza eguali. Tutta la passione che Baglioni nutre per il cinema esplode però in "Io Sono Qui", album strutturato come un vero e proprio film in quattro parti i cui intermezzi introduttivi dei brani sono scritti secondo il vero linguaggio adoperato per la stesura delle sceneggiature. Linguaggio del quale Baglioni è diventato padrone anche perchè è stato sposato con Paola Massari, che aveva nel curriculum un diploma di segretaria di edizione cinematografica.
Nel cinema vero e proprio Baglioni ha avuto piccole esperienze, non tutte insignificanti. Il suo primo vero importante appuntamento discografico è stato la realizzazione della colonna sonora del film "Fratello Sole Sorella Luna". Baglioni all'epoca era impegnato nella lavorazione di "Questo Piccolo Grande Amore" ed accettò di cantare le canzoni del film (scritte dal musicista Riz Ortolani) quasi di malavoglia. Per lui rappresentava una sgradevole distrazione dal lavoro nel quale riponeva tutte le sue speranze di musicista ma dovette capitolare di fronte alla pressante richiesta della Rca che aveva un forte interesse a far aumentare la popolarità di un cantante che era costato già molto in termini di investimenti ma che non aveva ancora reso secondo le aspettative. Baglioni si appassionò man mano al progetto e finì per apprezzare le composizioni realizzate da Ortolani. Della colonna sonora facevano parte anche brani di Donovan (all'epoca uno dei cantanti anglosassoni più popolari), tra l'altro i preferiti da Baglioni, ma questi ultimi vennero quasi tutti sacrificati in fase di montaggio. Ma non è questa l'unica esperienza puramente cinematografica di Baglioni: nello stesso periodo compose il brano "In Viaggio" per il film-tv (per la verità all'epoca si chiamavano originali televisivi, per distinguerli dai romanzi sceneggiati che erano trasposizioni di opere letterarie) "Indagine Sulla Scomparsa Di Un Fisico Atomico", ispirato alla scomparsa del fisico Ettore Majorana, e dal regista Leandro Castellani ottenne anche un breve ruolo come attore (per la verità nulla più di una semplice comparsata) che resta finora l'unica esperienza recitativa di Claudio Baglioni. La colonna sonora, tra l'altro bellissima, del film era stata curata dai fratelli Guido & Maurizio De Angelis (per intenderci quelli che con lo pseudonimo di Oliver Onions hanno composto e cantato le canzoni popolari di Sandokan e Per Grazia Ricevuta) ed è forse in questa occasione che Baglioni stringe un rapporto di amicizia con Guido De Angelis, che successivamente suonerà tutte le chitarre dell'album "Gira Che Ti Rigira Amore Bello".
Altri brani di Claudio compaiono spesso in pellicole ambientate negli anni Settanta (particolarmente toccante è l'inserimento strategico di "Questo Piccolo Grande Amore" in una scena clou dell'opera di Marco Risi "Un Ragazzo E Una Ragazza") ma il film nel quale le sue canzoni hanno quasi un ruolo da protagonista è "Cominciò Tutto Per Caso" di Umberto Marino, nel quale Raul Bova è un idraulico fans di Claudio Baglioni (la sua stanza è tappezzata di poster del cantante) che vive una contrastata storia d'amore con una colf filippina che condivide la sua stessa passione musicale.
La passione che Claudio Baglioni nutre per il cinema inoltre pare portare molta fortuna a tutti gli operatori della settima arte che hanno avuto l'occasione di lavorare per lui. Qualche esempio? Nel 1974 Vangelis si occupa della produzione e degli arrangiamenti di "E Tu" e qualche anno dopo vincerà un premio Oscar per la colonna sonora di "Momenti Di Gloria"; l'anno dopo, nel 1975, Baglioni realizza "Sabato Pomeriggio" con la collaborazione dell'arrangiatore, produttore e compositore Luis Enriquez Bacalov, che vincerà anch'esso un Oscar, stavolta col film "Il Postino" di Massimo Troisi; nel 1985 il videoclip di "La Vita E' Adesso" (girato come sigla iniziale dello show di Baudo "Serata D'Onore") è diretto da Gabriele Salvatores, che dopo pochi anni vincerà un premio Oscar col film "Mediterraneo".
Altre brevi curiosità filmico-musicali:
- "Dov'è Dov'è" è introdotta dal recitato di Oreste Lionello, desiderato per la canzone più per le sue qualità di doppiatore di Woody Allen che non per richiamare atmosfere da Bagaglino;
- da "Ad Agordo E' Così": "stasera tutti al cinema sociale / settimana un pò speciale / c'è la serie con Totò";
- i film preferiti di Baglioni sono: "Harold & Maude", anche perchè vanta una colonna sonora composta da Cat Stevens, uno dei suoi musicisti del cuore, ed "Il Sorpasso" di Dino Risi, con un grandissimo Vittorio Gassman;
- nel film "Per Amare Ofelia" Renato Pozzetto imbandisce un romantico pic nic per Giovanna Ralli nella ridente cornice di un cimitero ed aprendo un thermos offre alla sua partner "melanzane alla Claudio Baglioni" (tuttora resta ignota la ricetta);
- uno dei film più riusciti di Giovanni Bertolucci, fratello del grande Bernardo, si intitola "Amori In Corso", e la citazione è più che evidente;
- Baglioni è l'unico personaggio che abbia danzato pubblicamente con Claudia Cardinale sulle note della colonna sonora verdiana de "Il Gattopardo", richiamando il celebre valzer del capolavoro di Visconti nel quale l'attrice balla con Burt Lancaster. L'evento si è consumato nel corso della prima puntata dello show tv "L'Ultimo Valzer", del quale Claudio era protagonista assieme a Fabio Fazio;
- uno dei raduni Clab più emozionanti ha avuto luogo proprio nella culla del cinema italiano, ossia Cinecittà, sfruttando le scenografie allestite per vere produzioni cinematografiche, tra le quali quelle realizzate per "Gangs Of New York" di Scorsese.
(9/2/2007)

martedì 6 febbraio 2007

Claudio Baglioni e la sua Citroen 2 cv Camilla


Qualche giorno fa, come faccio spesso per evitare il traffico, mi servivo della metropolitana di Milano per alcune faccenduole. Ero sulla linea verde, la trafficatissima arteria di ferro che congiunge come in un abbraccio due estreme periferie, quelle di Abbiategrasso e quella, più vasta, che va da Cologno a Gessate. Dopo aver percorso i cunicoli del centro città, toccando tra le altre cose le due stazioni di Milano Centrale e Lambrate, la metro verde ritorna a veder la luce del sole e percorre il suo ultimo tratto in superficie. Non è uno spettacolo esaltante vedere i quartieri dormitorio di Cascina Gobba o di Cologno Monzese, gli orripilanti palazzi mostri sorti in mezzo al niente che hanno rispettato solo la regola del profitto di chi li costruiva e non la vivibilità di chi quelle case avrebbe occupato, per la maggior parte famiglie di immigrati venuti dal sud dell'Italia o dai sud del resto del mondo, oppure dai milanesi scappati dalle follie del mercato edilizio del centro che non si sono arricchiti nella Milano da Bere e non possono permettersi di spendere 1000 euro al mese per 40 metri quadri.
Assorto, attraverso i vetri vedevo scorrere i palazzi di cemento, intervallati dalle lande più desolate, dai campi nomadi con la biancheria stesa al vento, dai cimiteri delle auto, quando tra le lamiere sparse di uno sfasciacarrozze mi parve di scorgere quella che in un tempo lontano doveva essere stata una Citroen 2 cavalli. Erano anni che non ne vedevo una, e la mente è volata subito alla mitica Camilla di Claudio Baglioni.
Quando pensiamo all'auto dei nostri sogni istintivamente la mente vola a modelli da favola: Ferrari, Mercedes, Porche, Jaguar, Lamborghini, Aston Martin, Chrysler, Rolls Royce, Volvo, Maserati, Bentley e chi più ne ha più ne metta, oppure ai modelli più raffinati di Alfa, Lancia, Bmw, Toyota, Rover, Honda e così via. Ognuno ha la propria predilezione. Eppure le vetture che nel corso degli ultimi decenni sono entrati di prepotenza nella nostra cultura e nei nostri affetti non sono quelle lussuose (eccezion fatta per l'inossidabile Ferrari) ma bensì quelle che avevano una personalità ben definita, un "carattere". Dalla Balilla alla Topolino, dal Maggiolone alla vecchia Cinquecento le vere auto storiche della nostra vita sono state le vetture piccole, affidabili, dai consumi ridotti e, perchè no, contraddistinte da linee originali che le rendessero facilmente riconoscibili e che accattivassero le simpatie della gente. Una di queste è sicuramente la Citroen 2 cavalli, la mitica 2CV.
Sino ad una ventina di anni fa, cioè fin quando sulle nostre strade se ne poteva vedere ancora qualcuna, chiunque adocchiasse una 2CV di colore verde era autorizzato a dare un pizzicotto alla persona più vicina, meglio se un amico, annunciando ad alta voce: "Dyane verde!" Si diceva che portasse fortuna...
Ma è una Citroen di un altro colore, per l'esattezza il giallo, che ha fatto sognare una marea di ragazze e ragazzi negli anni Settanta: la "Camilla" di Claudio Baglioni. E' poco più di un adolescente Claudio Baglioni quando acquista la sua prima auto: ha appena raggiunto la maggiore età e con essa la tanto agognata patente di guida, e decide così di motorizzarsi mettendo le mani su quella che non è semplicemente una quattroruote. Tettuccio apribile, linea asimmetrica al limite dell'inarmonicità, colori sempre vivaci, portiere degne di una giostrina per bambini, finestrini basculanti, grande capienza, consumi ridottissimi ed una fama proverbiale, quella cioè di avere un motore estremamente semplice e per questo indistruttibile ("non si ferma mai", si dice in questi casi): sono queste le caratteristiche che hanno fatto della Citroen 2CV un simbolo di giovanile libertà che tanto ha affascinato il giovane Baglioni.
Claudio non aveva ancora buone possibilità economiche e per rimettere in sesto la sua malmessa auto, comprata usata, arrivò addirittura a lavorare per qualche giorno presso uno sfasciacarrozze, che lo ricompensò lasciandogli portare via i ricambi che gli erano necessari per la sua Camilla.
Per quanto amata, coccolata, collezionata, ambita, un'auto è sempre stata semplicemente un mezzo di trasporto, al massimo l'oggetto di un desiderio. Con Claudio Baglioni l'auto si fa persona, amica: ha un nome di battesimo, è la complice insostituibile per le proprie scorribande, fedele compagna di viaggio, testimone dello sbocciare dell'amore per Paola, addirittura protagonista di un concept-album che ha l'impegno gravoso di essere il degno successore di Questo Piccolo Grande Amore. Infatti non ha ancora metabolizzato il folgorante successo del suo brano più famoso quando la Rca chiede a Baglioni di cominciare a lavorare ad un disco che ne ripeta il successo. In quei giorni Claudio riesce a tenere i piedi per terra, nonostante sia diventato di colpo il cantante più famoso d'Italia, solo perchè ancorato saldamente a due affetti profondi: Paola, che sposerà dopo pochi mesi, e Camilla, la sua 2CV.
La Camilla divenne tanto popolare che una delle battute preferite del cabarettista Pongo, ormai lontano da diversi anni dalle scene, era: "Negli anni settanta tutti quelli che avevano una 2 cavalli per copiare Baglioni la chiamavano Camilla; Io avevo un'amica che si chiamava Camilla e tutti la chiamavano 2 cavalli"...
Ed è Camilla la protagonista che Claudio sceglie per raccontare le sue nuove storie. Gira che Ti Rigira Amore Bello (questo è il titolo dell'album) nelle prime intenzioni doveva essere il racconto di un lungo viaggio fatto in auto, strada facendo divennero centrali non le esperienze di viaggio ma gli incontri femminili che avevano luogo durante il cammino.
Strada, viaggi e viaggiatori, spostamenti, cammino, vie di fuga, persone che si incontrano e si lasciano: è evidente che la poetica di Claudio Baglioni appare già ben definita anche nei lavori acerbi della giovinezza. Cambia il linguaggio, la musicalità, restano immutate le tematiche, i desideri, le spinte interiori. Necessariamente il ruolo di Camilla si ridimensiona ma resta una presenza costante nei brani. Nell'ascolto dell'album possiamo ascoltare il vero suono della sua messa in moto, del suo motore, della sua autoradio, della sua portiera che sbatte, e nel film tv realizzato per la Rai che segue l'uscita dell'album possiamo vederla correre attraverso i vari amori di Claudio ed addirittura vederne la fine.
Infatti, nonostante le cure amorose, Camilla raggiunge fin troppo presto l'età della pensione e Claudio non sopporta l'idea di lasciarla all'ennesimo sfasciacarrozze. Dal momento che il racconto dell'album prevede che la Camilla vada distrutta, Claudio decide di incendiarla davvero nel film tv in una sorta di rogo sacrificale, raggiungendo così la catarsi narrativa col sacrificio estremo, la cancellazione definitiva dell'oggetto amato. Camilla è cosparsa di benzina e Claudio stesso le da fuoco.
Adesso Camilla non è un mucchio di lamiere riciclato in chissà cosa, e certamente non è la Citroen che ho visto qualche giorno fa tra Cascina Gobba e Cologno, ma il suo spirito corre libero per le piste del cielo.
Negli anni successivi Claudio ha avuto auto ben più impegnative, dalla Mercedes usata su e giù per l'Italia durante il tour de La Vita E' Adesso (immortalata più volte da Guido Harari nelle foto del libro Notti Di Note) alla Porche con la quale ebbe un grave incidente nel 1990 (alla vigilia dell'uscita di Oltre), ma nessuna ha sostituito Camilla nel suo cuore e nell'immaginario dei suoi estimatori. Una "sosia" di Camilla fu fatta comparire a sorpresa nel corso dello show tv Anima Mia e quella stessa 2CV accompagnò Claudio durante i concerti di Da Me A Te negli stadi. L'effetto revival è forte e quella 2CV giallo fiammante sottolineò le canzoni storiche di Claudio facendoci sciogliere i groppi alla gola. Ci evitò la lacrima solo il pensiero che quella non era la vera Camilla ma solo una copia imperfetta. Lo sapeva bene Claudio per primo che non si lasciò coinvolgere più di tanto, almeno nelle occasioni pubbliche.
Il Viaggiatore ha cominciato il suo viaggio su una 2CV malmessa e nonostante questo la strada è stata davvero tanta, e per fortuna non si è ancora conclusa. Forse la 2CV, gialla o verde che sia, porta davvero fortuna.