Visualizzazione post con etichetta cani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cani. Mostra tutti i post

lunedì 3 dicembre 2012

Tanto per capire se ogni tanto passa qualcuno...




Se c'è una cosa che ho capito in questi ultimi anni di assenza dai blog è che questi ultimi sono stati colpiti quasi a morte dai social network come Facebook, Twitter o Instagram, soprattutto perché internet, con l'esplosione di mezzi come iPhone e iPad, richiede sempre maggiore sintesi, e se le persone riescono a narrarsi usando uno spazio ristretto come 140 scarni caratteri vuol dire che non hanno più bisogno delle vaste praterie di un post. Non è un caso che abbia trovato nella mia timeline di Twitter "vecchi" blogger come Pellescura, Cristiana o Marina di Inezie Essenziali. 
Nel tempo analizzo meglio gli strumenti, e le persone che li animano, e mi accorgo che tanti hanno anche un blog, che siano i gloriosi Blogspot o Wordpress oppure metablog come Tumblr. E così mi rendo conto che le persone hanno bisogno di esprimersi con battute fulminanti (come nella continua gara di Twitter), di condividere le immagini delle proprie giornate (su Instagram), ma anche di prendersi delle riflessioni più elaborate. Succede allora che il vetusto blog (che pure in origine era stato pensato come strumento di comunicazione sintetica) può essere più efficace di Facebook, per le sue caratteristiche di democraticità ed universalità, rispetto all'eccessivo controllo dei contenuti da parte dei gestori del "faccialibro", ma anche terreno dove misurarsi con la propria capacità di scrittura, dove non bastano certo una manciata di caratteri per dimostrare di essere maestri di pensiero. Su Twitter ho avuto il piacere di leggere i brevi contenuti di menti eccelse (uno su tutti, Frandiben, un genio assoluto), ma purtroppo la maggior parte delle cosiddette twittstar, nel loro continuo agonismo di arguzia, umorismo, intelligenza, finiscono per comunicare idee banali e scontate, salvo poi essere pronte ad azzannare al collo chiunque abbia la medesima facile idea, rivendicandone la primigenia paternità, in un continuo stucchevole battibecco che i 140 caratteri non servono certo ad arginare. Internet è piena di gente che a chiacchiere vorrebbe tutto libero, dai film alla musica, salvo poi minacciare chiunque copi loro una battuta triste ed infelice. 
Inoltre i nuovi social hanno come difetto principale un'eccessiva volatilità dei dati, propongono contenuti che invecchiano nell'ordine di secondi. Il post di un blog è ancora disponibile dopo anni, restituisce un percorso di creatività e di crescita molto meglio del famigerato diario di Facebook o della forzata sintesi di Twitter.

Anni, già. 
Cosa ne è stato di me e del mio blog, negli ultimi anni? 

Il blog che aveva originato tutto (Finazio, aperto nel 2006, un'eternità fa, secondo i parametri internettiani) visse di glorie e morì di disavventure giudiziarie. I cattolici, specie quelli di destra, in chiesa promettono di porgere l'altra guancia ma appena escono sul sagrato se lo scordano immediatamente. Anzi. A quello seguirono altri blog, tutti dalla vita brevissima (Padre Joseph, Frankenstin, Cioccolatini Avvelenati, Chiamami Papi, Diario di un malandrino matricolato, WebNonna, Psychonursing, etc) perché arrivava immancabilmente qualcuno a ricordarmi che una diffida è una diffida, che quando arrivi Gesù non lo sa neanche il Papa ma quando arriva l'ufficiale giudiziario lo può scoprire tutto il condominio. Che poteva essere addirittura peggio qualora se ne parlasse troppo. Che le querele potevano essere allargate a chiunque pensasse soltanto di prendere le difese di quel mascalzone del sottoscritto. 

La libertà di espressione è come una meretrice: sembra disponibile per tutti ma non tutti se la possono permettere. 
Così ho finito per tenere fuori dalla mia vita  persone eccezionali (da Irnerio ad Anna, per non parlare di Cristiana, che mi aveva praticamente adottato) che, immaginavo, avrebbero dato battaglia per me, a costo di rischiare di persona. Persone che non volevo coinvolgere nelle mie disavventure, così, dolorosamente, le ho estromesse dal mio quotidiano, ho dato loro l'impressione di essere un ingrato narcisista che da un giorno all'altro ha smesso di salutarli. Non sono riuscito a stare accanto (sia pure solo virtualmente) ad Anna durante il dramma del terremoto abruzzese. Non ho fatto sapere a Marina quanto le fossi vicino quando aveva bisogno di sostegno. Non ho dato uno straccio di spiegazione ad Irnerio e a Cristiana. Mi sanguina ancora il cuore per questo. Non ho abbastanza forza per chiedere loro scusa con tutta l'energia di cui ci sarebbe bisogno.

Un po' col tempo, un po' con la carta bollata, si arriva a questo spazio, che in parte recupera materiale precedente. Nel frattempo era cresciuta la personale disillusione verso questi strumenti, e la voglia di continuare era prossima allo zero. Mi sono appassionato ad altri mezzi espressivi, che già covavano, finché Twitter non mi ha risvegliato la mano da scrivano dal torpore.

La persona dietro tutto questo, ossia il sottoscritto, nel frattempo è cresciuta. Oserei dire invecchiata, se non corressi il rischio di offendere qualcuno che sia nato ancor prima di me e che rispetto al sottoscritto è molto più sveglio e vitale. Nella breve biografia richiesta dal profilo Twitter mi descrivo con sole quattro parole: gay ateo comunista terrone. Sarà per questo che ho pochissimi follower.

Nel maggio scorso, nel giorno del nostro decimo anniversario di "fidanzamento", mi sono sposato col mio compagno. Naturalmente non in Italia. 
A New York City. City Clerk di Manhattan. Matrimonio valido in tutti i paesi civili. Naturalmente non in Italia.
E così il cognome Grimaldi, che usavo come alias in suo omaggio, è diventato legalmente parte del mio vero cognome. Naturalmente non in Italia.
Vivo sempre vicino Milano, anche se non so ancora per quanto. Nel nostro futuro potrebbe esserci Stoccolma oppure New York. Potendo scegliere, e non potendo proprio fare altrimenti, preferirei New York. Almeno conosco già il cattivo inglese che vi si parla. Di imparare lo svedese proprio non se ne parla. Già trovo raccapricciante il catalogo di Ikea, figuriamoci il dizionario. Lo so, non si finisce mai di ricominciare daccapo. 
Sono ulteriormente ingrassato. Sono passato da una Renault Megane ad una Volkswagen Golf. Non uso più computer desk con Windows ma solo portatili Apple. Leggo, scrivo, gioco, elaboro foto e navigo quasi solo con iPad. Sul posto di lavoro sono passato da "ultimo arrivato" a "uno degli anziani". Ascolto sempre Fossati e Mannoia, ma anche Mina e Gaber, ma anche Madonna e Beatles, ma anche un mare di podcast. Sarà per la troppa varietà che mi si è abbassato l'udito.

Il nostro cane Joy ha compiuto negli ultimi giorni nove anni. Quando aveva sei mesi scarsi chiedemmo alla veterinaria se fosse normale tanta esagitazione. Ci disse che si sarebbe calmato crescendo. Ecco, non vorrei minare le sue convinzioni, ma in questo caso ha toppato clamorosamente: è ancora un adorabile scassacazzi, e non lo vorremmo diverso da com'è.

La nostra cagnetta Charlina va per i quindici. In aprile 2010 le è stata asportata la milza. Ci teneva attaccato un tumore più grande della milza stessa. Secondo la veterinaria difficilmente sarebbe vissuta ancora 10-12 mesi. Durante l'aprile 2011 la guardavo come se potesse morire da un momento all'altro, ma Charlina non lo sapeva che doveva morire, ed infatti ancora oggi è viva, e sembra anche piuttosto in forma. Ci guardiamo bene dal dirle che doveva morire un anno e mezzo fa.

Ho perso mio padre. Non per distrazione. Il prossimo 5 gennaio saranno già tre anni. Prima o poi scriverò dei suoi ultimi giorni. Potrebbe venirci un soggetto per un film di Ozpetek, uno di quelli in cui si ride, poi muore qualcuno, si piange, poi all'improvviso si ride di nuovo.
Mia madre, nel 1967, voleva recarsi a Venezia, per il viaggio di nozze, ma non ci fu verso: troppo lontana da Napoli, troppo costosa per le loro possibilità. Il viaggio toccò prima Pompei, quindi, temerariamente, Roma, ma solo per tre giorni. Venezia era rimasto il sogno proibito durante tutto il quarantennale matrimonio. Dopo la fine di mio padre, alla tenera età di 73 anni, mia madre si è trasferita a Venezia. Adesso mi sento un poco veneziano anch'io.

Direi che per stavolta basta così. Come vedete, ci vuole poco per disimparare la sintesi: basta avere spazio e la famiglia giusta.

venerdì 9 aprile 2010

Tata Asdrubala - Pierino al supermarket

Pronto Intervento Tata

Tata Asdrubala risolve i tuoi problemi di genitore incapace



Esperta Tata Asdrubala,
abbiamo un serissimo problema col nostro bambino Pierino che può risolvere solo Lei. Pierino è un bambino dolcissimo, molto amato da noi genitori e da tutti i parenti. Anche a scuola è molto ben voluto dalla sua maestra unica. Ma appena mettiamo piede in un supermercato Pierino si trasforma e diventa una furia: fa scorribande tra gli scaffali, ficca roba nel carrello senza chiedere il permesso, arreca fastidio agli altri clienti e quando lo si sgrida e si cerca di tenerlo a freno diventa isterico. Noi genitori ci imbarazziamo talmente tanto che ormai non frequentiamo più centri commerciali. Non sappiamo più come fare, ci aiuti Lei!
Anna & Marco


Gentili amici,
scegliendo il nome di vostro figlio non si può dire che non siate andati a cercarvela. In ogni caso a tutto c'è rimedio ed anche Pierino può diventare un bambino educato, nel contesto della bolgia di un supermercato, trattandolo nella maniera adeguata. Come sapete all'ingresso di moltissimi centri commerciali sono stati predisposti dei cubicoli, dei veri contenitori di plastica trasparente, nei quali i clienti possono depositare il proprio cane, che come è noto non può essere introdotto nelle aree di vendita. La prossima volta che andate a fare compere con Pierino vi consiglio di lasciare il vostro simpatico monello all'interno di uno di questi cubicoli. Io non avrei mai il coraggio di lasciarci il mio cane ma vostro figlio ci starà benone. Quindi procedete con calma a fare la vostra spesa. Quando tornerete a ritirare vostro figlio sarà stato certamente ridotto a più miti consigli e la volta successiva preferirà sicuramente accompagnarvi nelle compere, reprimendo la propria carica distruttiva, piuttosto che tornare nella scatola di plastica. Dove vi consiglio di riportarlo subito qualora dovesse riprendere con la sua gnorgna insopportabile.
Fatemi sapere, vostra
Tata Asdrubala






(09/04/2010)

mercoledì 27 gennaio 2010

Pioggia dorata sugli esuli di Hammamet


Charlina, che potete ammirare in foto in tutto il suo splendore, è una dei due cani che mi ospitano a casa loro. Tecnicamente l'appartamento l'ho rogitato io, ma a giudicare dall'uso che loro fanno del divano, dei tappeti e di tutto il resto, pare che sia io a dover chiedere il permesso di spostarmi da una stanza all'altra. Charlina è una cagnetta che è stata maltrattata ed abbandonata. Molti anni or sono fu raccolta dalla strada da mia suocera ed amata come una bambina. Dopo la morte di quest'ultima è entrata in casa nostra. I suoi tremendi primi due anni di vita (ricostruiti perchè fu identificato l'aguzzino che la de-teneva) spero siano stati riscattati da oltre dieci di serenità.
Purtroppo adesso è anzianotta e si comporta come una sciura bisognosa di riguardi. Quando fa freddo ed è umido la sua artrosi si fa sentire e così si rifiuta di uscire per fare i suoi bisognini: quando mi vede metter mano alla sua pettorina, segno inequivocabile che si sta per andare ai giardini, corre a nascondersi sotto al letto, dal quale non la stanerebbe neanche un inviato de La Vita In Diretta. Così, per venirci incontro, bontà sua, ha imparato a fare le sue cosine, con furtiva discrezione, in un angolino del bagno, esattamente sui giornali che lasciamo per terra proprio per questo scopo. Quindi nei periodi freddi e nebbiosi, con assoluta par condicio, Charlina innaffia con la sua rugiada innocente foto di statisti ed oppositori, di attori e cantanti, non facendo distinzione di altezza, età e ruolo.
Da qualche tempo a questa parte, non so se ve ne siete accorti, si sta tentando tenacemente, con risultati finora risibili, di riabilitare la figura di quel vecchio politico riparato precipitosamente in nord Africa per evitare che le prosaiche manette della polizia gli graffiassero il Rolex faticosamente comprato con le tangenti incassate dai suoi migliori amici imprenditori. Questa massiccia operazione promozionale post mortem, paragonabile solo al lancio di Avatar, ha come inevitabile conseguenza il tracimare di fiumi d'inchiostro sulla libera stampa, accompagnati dalla riproposizione di foto d'antan sparate a tutta pagina. Data la situazione è inevitabile che la calda vescica di Charlina si scarichi sovente proprio sulle foto del rubizzo, calvo ed occhialuto trapassato. Ecco, in questi casi la seccatura di dover pulire subito dopo è meno gravosa del solito, proprio perchè accompagnata da una sottile soddisfazione.
(27/1/2010)

venerdì 25 dicembre 2009

Buone feste a tutti gli animali del mondo.


« Era costume dei pagani celebrare al 25 dicembre la nascita del Sole, in onore del quale accendevano fuochi come segno di festività. Anche i Cristiani prendevano parte a queste solennità. Quando i dotti della Chiesa notarono che i Cristiani erano fin troppo legati a questa festività, decisero in concilio che la "vera" Natività doveva essere proclamata in quel giorno. » Così scrisse, alla fine del secolo scorso, il vescovo Jacob Bar-Salibi.


Non ho mai amato la festività del Natale, questa bieca rimasticatura della festa romana del Sol Invictus. La celebrazione della nascita del messia dei cristiani è solo l'occasione per farsi rapinare la tredicesima mensilità (almeno per i fortunati che ancora ce l'hanno) ed una mediocre scusa per concedersi un paio di tavolate crapuloniche, con relativo sterminio di pesce, maiali, capitoni e così via.

In realtà si tratta, banalmente, della festa del sole in occasione del riallungarsi della durata del giorno. Un evento del quale oggi, in epoca di neon accesi 24 ore al giorno, si accorgono solo gli animali diversi dall'uomo.

Ed è quindi agli animali che voglio rivolgere i miei auguri. Soprattutto, consentitemelo, ai cani. Ho sempre pensato che i cani siano più intelligenti e sensibili di buona parte del degenere umano, ed il filmatino in basso lo conferma.

A tutti i miei amici a quattro zampe: buone feste!






(25/12/2009)

sabato 18 luglio 2009

La frattura del Papa (Joseph)

Pregiatissimo Padre Joseph,
sono appena rientrato dalle mie vacanze estive e mi accoglie in casa la terribile notizia dell'incidente domestico che è occorso al Santo Padre durante le sue vacanze ad Aosta. Lo sfortunato papa è caduto rovinosamente procurandosi una frattura del polso, per la quale è stato operato d'urgenza. I giornali ci rassicurano sulle condizioni di Ratzinger ma io chiedo a Lei, che è addentro alle vicende vaticane, quale sia la verità. La prego, ci illumini. E soprattutto, ci chiarisca come mai nel momento della caduta del Papa il Signore, del quale Ratzinger è il rappresentante sulla Terra, non l'abbia sufficientemente protetto.
Fiduciosamente suo,
Finazio



Karo pekatoren,
mentre tu kozzofigliava in ciro per Italien kon tuo kanen (noi sapere tutten!), pofero papen kompattefa kontro infeteli ti Ticcitre komunisten ke akkusafa lui ti parlare solo per kvattro katten e partifa per sue meritate fakanzen kon kuore kolmo ti tristezzen. Est stato per kvesto ke lui malfermo su kampetten e katuto a prime ore ti mattinen. Purtroppen nostro Signoren no potuto proteccere lui a suficienza perkè Signoren no ankora rientraten ta koncerten ti Madonna a Udine ti sera primen, ke est finiten molto tarden. Ma mirakolen si est ferifikaten ukualmenten: kome tu può fetere ta foto oricinalen, anke se papen fraturaten et operaten, suo french a unkie est rimasto intatten, e se no est mirakolen kvesto...

lunedì 6 aprile 2009

Il mio cane è felice e ride sempre (Otello)


Quanno posso vado in giro pe vede gli altri blog, me piace legge la gente che sa scrive in italiano come se deve, che magari imparo quarche cosa, e che dicheno cose intelliggenti che penso pure io. Me piace la sora Marina, me diverte la sora Cristiana, me fà pensà la sora Caramella, tutti blog che ho conosciuto zompando da uno all'artro. Leggendo quello della sora Caramella però ho saputo una cosa che nun mi è troppo piaciuta: ce stanno in giro troppi stronzi che ammazzano i cani per il gusto di fa' der male a 'na povera bestia. Chi ha avuto un canetto po' ave' solo li brividi a senti' un'infamità der genere.
Puro io ci ho avuto un canetto, anche se per poco. Se chiamava Mustafà, come er cane che aveva Totò ner film La Banda Degli Onesti, pellicola nella quale m'ariconosco pe la sfiga e l'incapacità de combina' quarcosa de serio e remuneroso. Mustafà me faceva mori' perchè pareva che rideva. A vorte stava serio serio a pensa' a li cavoli sua, ma quanno me guardava pareva proprio che rideva. La gente me diceva che nun era possibbile, che li cani nun ridono, che po' pare', ma che nun c'hanno er core o l'intelligenza pe ride. Io penzavo che se politici illustri stanno sempe a ride, e manco loro c'hanno er core o senzibbilità, e anzi più rideno e più te l'hanno messo ner bucio, lo poteva fa' anche Mustafà, che almeno nun rompeva li cojoni a nessuno e che voleva bene a tutto er monno.
Ne parlo al passato non perchè nun ce sia più, anzi ce seppellisce a tutti, ma perchè adesso ha messo sù famijia co na cagnotta corta de gamba come lui che je vuole bene, e stanno in una casa de persone che almeno se ponno permette de compra' tanta buona ciccia per tutti e due.
Io e Mustafà ce conoscemmo pe' strada, eravamo du' morti de fame senza arte ne parte, e ce capimmo subito ar volo. Era un cuccioletto piccolo così, avrà avuto quarche mese, e me s'attaccò subito senza mollamme mai. Nun ebbi er core de lasciallo pe strada, me lo portai nella camera ammobbiliata che tenevo affittata in quer periodo, dalle parti della stazione Tiburtina, e ce dovetti mettere der bono e der bello pe convince la padrona de casa a fammelo tene'. Alla padrona nun piaceva, lei aveva paura de li cani e manco quer batuffoletto de pelo con un soriso grosso così riuscì a smoverla. Quanno uscivo per qualche servizietto e lo lasciavo da solo in camera abbajava per la solitudine e la padrona me disse:
"Se quanno eschi er cane m'abbaja de novo te l'avveleno, quanto è vvero iddio!"
Io a iddio nun ce credo tanto, ma alle minacce de quella disgraziata ce credetti subito, così ogni vorta che uscivo me lo portavo sempre dietro, e per lui era 'na felicità ogni vorta che sortivamo dalla tana comune.

Faceva er paino co le cagnette, se pisciava tutti l'arberi dei giardinetti e rimediava biscotti e altri regalucci mangerecci da tutti. Tranne ovviamente che dalla padrona de casa. Ci divertivamo un frego, io e Mustafà.
Una volta, ar Parco Nemorense, nel quartiere Salario, attaccò bottone co na bastardella, mezza volpina e mezza bassotta, che nun ce pensò du vorte prima de fasse snasare la patonza. Mustafà ormai era adulto e sbroccò de brutto: voleva fassela lì, sur posto, senza manco darle un fiore o un buonasera. Fortuna che la padrona della cagnoletta riuscì a portassela via e se giustificò dicenno che la sua Lilli era 'n calore, pe quello era così disponibbile e aperta, sennò manco morta se faceva palpeggia' dar primo che passava. Voj o nun voj, pure la padrona attaccò bottone co mme, come se er calore della cagnolotta se spandesse per l'aria e ce piàsse tutti. Era caruccia, un pò larga de fianco ma na bella pallocchetta, co du zinne che sembraveno un promontorio. Ci raccontai di me, abbellendo un po' la situazione socio-economico-culturale. Je dissi che ero na specie de affarologo tuttologo, che me occupavo de sgombra' cantine e solai, na specie de robivecchi, ma più scientifico. Je dissi pure indove abitavo. Lei era na commerciante, aveva un negozzietto da quelle parti e nun se la passava male.

Tra cazzi e mazzi passammo na mezz'oretta a fà chiacchiere, mentre approfittando della distrazione della pallocchetta, e mezzo nascosto dallo schienale della panchina indove eravamo seduti io e la regazza, Mustafà nun smetteva de scopasse la Lilli. Ce lasciammo co la promessa de rivedecce e ce scambiammo pure i nummeri di cellulare. Insomma sia io che Mustafà avevamo rimediato.
Ma il destino infame, cinico e baro (un fijo de na mignotta, stò destino...) ha voluto che la cosa non avesse seguito. Na sera de un par de giorni dopo ero ridotto alla canna der gas, nun c'avevo manco la metà pe' paga' er mensile alla padrona della stanza e manco na piotta pe compra' na scatoletta a Mustafà. Io potevo pure digiuna' un par de giorni prima de vede' la Madonna der Divino Amore, ma nun avevo er core de lassa' Mustafà a stomaco voto, mentre me guardava co l'occhioni languidi come pe' di': allora, se magna o nun se magna?

Me feci forza e tentai er tutto per tutto. Nun c'avevo manco n'arma finta, un cortello da cucina, gnente che potesse essere intimorente per un furtarello, na rapina, quarcosa. Pensai: già che devo usci' lo stesso cor cane, che sennò la disgraziata me lo fa fori, tanto vale che famo finta che è pericoloso. Tanto a Mustafà mica je dispiace damme 'na zampa, penzai.

Cammina cammina, finimmo ar Salario, e verso le otto de sera me infilai dentro na tabbaccheria, cor volto coperto da 'n fazzoletto come un bandito de un western e tenendo Mustafà ar guinzaglio, sbatacchiandolo pure pe' fallo sembra' più grosso e incazzato.
"Attenzione che c'ho er cane criminale! Damme l'incasso, te!" Strillai, ma in meno di un secondo ariconobbi la tipa che stava dietro la cassa: era la pallocchetta dei giardinetti. Nun finii manco de di' la mia fesseria che da dietro er bancone sorti' la Lilli, e Mustafà le zompò addosso pe' ingroppassela!
La pallocchetta invece de spaventasse me guardò male, m'aveva riconosciuto subito dar cane.
"E' uno scherzo, è uno scherzo!" Cercai de di', ma la regazza m'aveva sgamato de brutto e reggeva sempre lo sguardo incazzato e offeso. Anzi prese er telefono e cominciò a fà un numero. "Annamo Mustafà, qua non è aria..." Ma er migliore amico dell'omo se scorda casa e padrone quanno sta in frega, e a me nun restò che scappare, lasciando Mustafà sur posto a fini' er servizietto.
Mortacci sua. Sua de lei. E anche mortacci mia, che le avevo dato indirizzo, telefono, nome e tutto. 'Na scheda segnaletica le avevo fatto! Feci 'na corza fino a casa ma all'ultimo decisi di nun salire: se la tabbaccara m'aveva soffiato ai caramba magari me li ritrovavo già a casa che m'aspettaveno, mentre la padrona je raccontava peste e corna der sottoscritto. No, meglio anna' a dormi' sotto Ponte Mirvio.
Mentre me dirigevo alla fermata della metro co la morte ner core, anche perchè ero preoccupato per Mustafà, me sono' er cellulare: sullo schermino me comparve er nome della tabbaccara.
"E mo questa che vole?" Penzai. "Se vorrà sfogà, me vorrà insultà." Risposi solo perchè er mio Mustafà era rimasto llà.
"Che voj?"
"Ho capito come fai gli sgomberi nelle cantine e nei solai, tu!"
Me disse.
"Ognuno ci ha er modo suo!"
"Hai anche il coraggio di rispondere? Ma stai zitto, stai!"

"Aho, ma che voj, m'hai denunciato, no? E allora se vedemo in tribbunale!" Facevo er tosto ma stavo a fammela sotto dalla tensione.
"Per il momento non ti ho denunciato." Me rispose, tosta pure lei.
"Ah!" Me sentii rinascere. "L'hai capita allora che era uno scherzo, forse un pochetto de cattivo gusto, pero..."
"Ma che scherzo e scherzo! Tu sei un ladro ed io con te non ci voglio avere niente a che fare. Non ti denuncio ad una condizione."

Ecchila! Lo sapevo che m'avrebbe ammollato un ricatto. Lì pe lì pensai che avevo fatto colpo, che voleva er mio corpo, che m'avrebbe sfruttato, consumato e poi mollato come un pedalino, invece me disse: "Mi lasci il tuo cane."
"Come, er cane?" Sudavo freddo. "Voj Mustafà? Er mio Mustafà?"
"La mia Lilli ci va matta ed anche a me piace un sacco. Tu mi lasci il cane e facciamo finta di non esserci mai conosciuti. Pensaci un attimo. Se ti denuncio e vai dentro comunque ti ci devi separare, chi te lo tiene?"

"Ma se oggigiorno in galera nun ci va più nessuno!"
"Ma i disgraziati come te si, però."
E c'aveva ragione! "Ma è come se me levassi un fijio!" Protestai.
"Si, e tu vai a fare le rapine col figlio! Ma fammi il piacere. Pensa che se stasera al posto mio ci fosse stato mio padre minimo te lo sparava! Ha già sparato alle gambe un paio di tossici che volevano rubare, figurati se non ti sparava il cane. Almeno con me sta bene, ho una casa grande col giardino, mangerebbe come si deve, lo faccio seguire dal veterinario con regolarità, avrebbe una cagnetta con cui farsi compagnia..."
Co lei Mustafà sarebbe stato davero come un pascià! Quasi quasi le chiedevo se me se pijiava puro a mmè! Ero stato un padrone der cavolo, lo so, ma je volevo bbene, e lui me voleva bbene.
"Ma così pensa che l'ho abbandonato!" Ce provai ancora.
"In questo momento, ti assicuro, pensa a tutt'altro."
Insomma, un pò pe fallo stà mejo, un pò pe nun annà in galera, le lasciai er mio Mustafà.
Ma ogni tanto ce passo, quatto quatto, davanti alla tabbaccheria, pe vede' si c'è. E quanno c'è, sente l'odore mio e me vie' a saluta' fuori.

Sta bene, Mustafà, mejo de quanno stava co mme. Je porto i biscotti e le polpettine alla carne, me lo pastrugno un pochetto, lui ride, ed ogni vorta che me ne vado, in fretta pe non famme becca' dalla pallocchetta, me sento mori' dentro come un padre che ha regalato un fijio.

Otello Scaccabarozzi