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martedì 20 ottobre 2009

Il Papello originale di Riina modificato da Ciancimino

Una delle notizie che tiene banco in questi giorni è quella relativa al papello, ossia l'elenco di richeste che la mafia pare avesse inoltrato allo Stato come condizione per concludere la cosiddetta stagione delle stragi. Si discute se il foglio consegnato da Massimo Ciancimino, figlio di Vito Ciancimino (l'ex sindaco di Palermo inquisito per mafia che avrebbe materialmente consegnato il papello allo Stato) sia originale o meno. Si dice addirittura che Vito Ciancimino, all'epoca, una volta presa visione dell'elenco delle richieste avesse sbottato commenti poco affettuosi verso il relatore, commentando che le richieste erano tali da essere irrealizzabili, ed avesse personalmente modificato il papello per renderlo più accettabile.

Coi nostri potenti mezzi siamo riusciti a mettere le mani sul papello originale, che qui trascriviamo per dovere di cronaca:




  1. Non liberalizzare mai nessun tipo di droga, che ci facimmo affari assai boni

  2. La lotta alla prostituzzione non deve mai culpiri la bottana o u sfruttatori, al massimo quelle teste di minchia dei clienti

  3. Riapertura delle centrali nucleari, ca cu l'appalti per la costruzzioni e quelli per lo smaltimento dei rrifiuti tossicanti ci arriva manna du cieli per du seculi

  4. Lo Stato la deve finire di far tenere il territorio sotto controllo daì quei fitusi di carabinieri e polizia, se proprio nun pò fare diversamenti ca almeno lo affidasse a chi nun ci capisce una minchia, tipo l'esercito o ronde di privati cretini. Anzi levare quanti più danari possibbili alle forze dell'ordine

  5. Usare la televisione per distrarre la gente con altri tipi di criminalità, tipo i guai commessi da stranieri, stupri, ammazzatine di corna, così che la mafia appari scomparsa

  6. Costruzione del ponte tra Messina e Regggio. Se proprio nun si po' fino a Regggio Emilia, almeno fino a Regggio Calabria. Poi per come fare ci penzamo noautri, voi cacciate solo i piccioli, ca per noi è manna per autri du seculi

  7. Consentire il rientro ufficiale nelle banche italiane dei piccioli che abbiamo annascunnuto all'estero, con una tassa che non sia più avuta du 5 pe ciento

  8. Non rompere i cabasisi sulla fondazzione di un partito politico fondato da un uomo d'onore, degno di fiducia e rispetto. Tutto il proggetto è già nelle mani del nostro riciclatore di soldi milanese di fiducia. Muto a chi sapi u iuoco

  9. Trasferimento immediato di tutti i giudici che rompono i cabasisi su inchieste su noautri e politici amici nostri

  10. Spostare il Festival di Sanremo a Taormina

Pare che Vito Ciancimino decise di apportare sostanziose modifiche al presente papello, riducendolo alla forma che conosciamo, soprattutto perchè gli apparati dello Stato coinvolti non accettarono di spostare il Festival a Taormina.



Z



venerdì 3 aprile 2009

Il milanese che parla col prete (Otello)


Richetto è n'amico mio. Stamo gomito a gomito quand'è il momento di lavora' sui computer, qui alla bottega comunitaria. Lui non è un pischello come me sulle questioni di informatica. Ha combinato de tutto e de più, anche giochetti con le carte di credito su internet. E' un drago. E' in collegio perchè ha preso le misure del crick sulla capoccia di uno scemo in motorino che gli aveva tagliato la strada, ma per quello che me racconta di cose che ha fatto su internet meriterebbe almeno due ergastoli o un posto buono alla Microsoft.
I computer che ce fanno usa' qui hanno un sacco di limitazioni e protezioni ma Richetto riesce a facce tutto, anche guarda' i film zozzi o leggere le mail di gente che manco conosce.
Adesso è riuscito a mette su un giocattolo novo: sente le telefonate! Dice che se po' modifica' uno di quei programmi per fare le telefonate su internet, in modo da attaccasse alle linee telefoniche esterne, e se po' senti' qualunque cazzo d'artri. Ieri se semo spanciati a senti' le fregnacce che uno diceva alla su regazza, che nun è vero gnente che je mette le corna e che le amiche sue de lei nun le caga manco de striscio.
Oggi ne avemo sentita una che nun ho capito granchè, anche perchè co l'accento milanese e il gergo pretese nun ce ciancico tanto, ma me sembrava d'ave' sentito na voce conosciuta. Richetto dice che è robba forte, e si lo dice lui sarà vero.


Stì due parlaveno più o meno così:
"...Come sempre la sua è stata un'idea geniale, eminenza"
"Si figuri presidente. Nessuna idea è davvero geniale senza che vi sia il benefattore che possa metterla in pratica attraverso il suo interessamento."
"Macchè benefattore, il mio è solo un piccolo servizio al servizio della fede e della carità. Anche perchè, lasciatemelo dire, con questa crisi non si sa più dove aggrapparsi."
"Certo, certo..."
"Ed in quest'ottica è ovvio che ogni minimo aiuto è benvenuto. E quello che la chiesa offre è enorme."
"In cambio, ovviamente, lei penserà a quella orrenda questione del testamento biologico, come siamo d'accordo. Fare da
garante per dei prestiti, esporsi per così tanti milioni di euro, non si fa a cuor leggero. Certo, è una goccia nel mare dei fondi che abbiamo la fortuna di gestire, ma sono cifre che stampate sui giornali fanno molta impressione. Sono soldi che raccoglieremo come offerta nelle parrocchie, non vengono mica fuori dai nostri appannaggi. Sarà la gente comune che offrirà soldi per la gente comune."
"Avremmo potuto raccoglierli noi come Stato attraverso le tasse ed offrirli come sussidio, ma la gente odia le tasse, così invece è molto più edificante. Lo stato avrebbe dovuto distribuirli a tutti i bisognosi, la chiesa al contrario è libera di darli a chi ritiene più giusto secondo i propri principi e le proprie convenienze, se così si può dire."
"Come le spiegavo, dopo le recenti polemiche sul preservativo, l'aids, l'Africa, non godiamo di grande popolarità. Siamo apparsi troppo distanti dalle reali esigenze della gente. Con questa
iniziativa invece riconquisteremo di nuovo terreno con le famiglie, le persone che ultimamente ci hanno aspramente, e direi ingiustamente, criticato. Adesso dovranno fare tutti dietrofront."
"Come ho avuto il piacere di spiegarle in più occasioni, le ribadisco che basta indirizzare un poco l'opinione pubblica per far cambiare idea alla gente. Questa iniziativa le assicuro che avrà la copertura mediatica che serve, mi impegno personalmente per ottenere titoloni su giornali e telegiornali. Sceglierò personalmente le testate. La gente comune capirà che la Chiesa è il loro primo referente, oserei dire addirittura prima dello Stato."
"Per questo non è che ci voglia tanto, per la verità... (ride)"
"E' vero, la folla è femmina, mi scusi l'ardire... (ride)"
"Mi raccomando di porre l'accento sulla imprescindibile questione che il fondo di garanzia ovviamente sarà indirizzato alle famiglie, con figli a carico, magari con nonni al seguito. Che passi il messaggio che l'unica entità che deve essere salvaguardata è la famiglia tradizionale, regolare. I single, i conviventi, per non parlare di quelle ignobili coppie di invertiti, che facciano pure la fame."
"Assolutamente, lo dice proprio a me che detesto i finocchi, che come lei sa sono tutti a sinistra?"
"Qualcuno è anche tra di noi, il lupo si insinua laddove vi sono gli agnelli..."
"Ma sono molto più discreti, a parte l'ermellino (ride)"
"E' vero! (ride)"
"Mi sovviene proprio adesso una barzelletta sul prete culattone che..."
"Un'altra volta, la prego. Adesso purtroppo devo correre a riferire del nostro colloquio. Le rinnovo i nostri più fervidi ringraziamenti e le porgo il saluto personale del Santo Padre."
"Me lo saluti caramente e gli porga i sensi della nostra più affettuosa stima. Gli ricordi tutte le volte che può che sono un bravo cattolico e che, anche se sono divorziato, faccio la comunione tutte le volte che posso."
"Quest'ultima cosa magari sarà meglio ometterla."
"No, no, glielo dica, sarà contento, vedrà."
"Se lo dice lei. Pace e bene."
"Pace e bene anche a lei ed alla sua famiglia."
Click.

Otello Scaccabarozzi

sabato 22 novembre 2008

Le mani di Berlusconi sulla Rai

Da Le Monde del 21 novembre 2008

La televisione pubblica italiana dà una falsa immagine della realtà? A questa domanda, Silvio Berlusconi ha già risposto di sì. Egli le rimprovera, in questi tempi di crisi, di “diffondere l’angoscia e il pessimismo” mentre “dovrebbe cooperare al fine di migliorare le cose”. “Farò il possibile perché le televisioni non siano fattori di ansietà”, ha spiegato qualche giorno fa.

Anche Marcello dell’Utri, suo amico e cofondatore di Forza Italia, si è permesso di commentare: “In televisione vedo conduttori dalle facce un po’ gotiche, un po’ cupe. Il direttore dovrebbe dar maggior prova di esprit de finesse”. “La Rai non è proprietà di Berlusconi”, ha replicato il sindacato dei giornalisti della televisione pubblica.

Ma sono soprattutto i programmi di approfondimento e di satira politica –numerosissimi in Italia- ad infastidire il presidente del Consiglio. “Ogni giorno, su tutti i canali, vengo dileggiato. Un’abitudine che s’è fatta insopportabile e che deve cessare”, ha osservato Berlusconi. “Non andremo mai più in televisione a farci insultare”, ha detto ai suoi ministri. Un diktat poco rispettato. A cominciare da lui.

Martedì 18 novembre. Mentre la trasmissione di dibattito politico “Ballarò” su Rai 3 volgeva al termine, il presidente del Consiglio si è autoinvitato intervenendo telefonicamente per sfidare uno dei suoi avversari, Antonio Di Pietro, presidente dell’Italia dei valori (IDV), che precedentemente l’aveva accusato di essere “un corruttore politico”: “Che vada dai magistrati a denunciarmi, altrimenti sarò io a trascinarlo in tribunale per calunnia”.

Intrusione? L’ennesima. Nel passato Berlusconi è già intervenuto a più riprese, all’improvviso, in trasmissioni alle quali non era invitato. Pressione politica? Si tratta anche di un modo, per lui che possiede un impero televisivo (Mediaset), di mostrare che la Rai è come se fosse casa sua.

Tali segnali di nervosismo giungono nel momento in cui Berlusconi deve fronteggiare la contestazione di piazza ed una grave crisi economica. Anche se la sua popolarità si mantiene attorno al 60%, il presidente del Consiglio ha perso qualche punto al momento delle manifestazioni studentesche di inizio novembre contro la riforma dell’istruzione del ministro Mariastella Gelmini.

“CAMPO DI BATTAGLIA”

Lo inquieta, inoltre, la prospettiva di una lunga crisi accompagnata dal rischio di un ritorno dell’antipolitica. Essere il bersaglio di imitatori e fantasisti non è il modo migliore per poter divenire un giorno –questo il suo sogno- presidente della Repubblica, una delle cariche più rispettate della Penisola. Ciò spiega la nuova offensiva contro la televisione pubblica e il tentativo di controllare come vengano rappresentati la sua immagine e il suo operato. “La televisione torna a farsi campo di battaglia della politica”, scrive il politologo Ilvo Diamanti sul quotidiano La Repubblica.

Per il momento non si tratta che di pressioni e minacce. Nel passato Berlusconi ha dimostrato di sapersi spingere ancora più in là. Nel 2002 aveva chiesto –e ottenuto- la testa di due giornalisti, tra i quali il rinomato Enzo Biagi.

Alcune intercettazioni telefoniche hanno rivelato che tra il 2001 e il 2006 dei collaboratori di Mediaset erano stati piazzati ai vertici della Rai per pilotare la linea dei programmi della televisione pubblica. Obiettivo: orientare l’informazione in favore di Berlusconi.

Gli attacchi contro il servizio pubblico giungono in un momento di grande incertezza sulla scelta del futuro presidente della commissione parlamentare di sorveglianza della Rai, un posto che tocca all’opposizione e che aprirà la strada ai futuri cambiamenti nella direzione dei canali.

E’ dal mese di luglio che i partiti di sinistra ancora non hanno trovato l’accordo su un nome. Berlusconi ha acconsentito a che i membri di destra della commissione designassero un candidato di sinistra che non aveva l’avallo del suo campo. Il presidente del Consiglio, non contento di seminare zizzania nell’opposizione, si è, ovviamente, astenuto dall’intervenire in questa vicenda.

Philippe Ridet, Le Monde, 21.11.2008

(traduzione di Daniele Sensi)


sabato 25 ottobre 2008

Tema: Berlusconi è bugiardo?


PREMESSA

Io dico sempre cose sincere, anche perchè non ho memoria e dimenticherei le bugie (Silvio Berlusconi, 2 marzo 1994)

Berluconi a pranzo ha completamente dimenticato ciò che su una data persona o situazione ha detto a colazione, e a cena non ricorda più di averne parlato (Indro Montanelli, 1995)

Come ci si può fidare di chi usa la menzogna come mezzo della lotta politica? La gente deve fidarsi solo di chi dice la verità (Silvio Berlusconi, 2 marzo 1994)

Berlusconi è il bugiardo più sincero che ci sia, è il primo a credere alle proprie menzogne. E' questo che lo rende così pericoloso. Non ha nessun pudore. Berlusconi non delude mai: quando ti aspetti che dica una scempiaggine, la dice. Ha l'allergia alla verità, una voluttuaria e voluttuosa propensione alle menzogne. (Indro Montanelli, 2001)

SVOLGIMENTO



La mia carriera canora è cominciata con ua tournée in Libano - Al Gardenia di Milano, come poi sarebbe avvenuto a Parigi, dopo aver cantato mi buttavo in pista per ballare con le bionde (7 giugno 1989 - dalle ricerche dei suoi biografi, non risulta che sia mai stato in Libano e che abbia mai suonato a Parigi)
Ho studiato due anni a Parigi, alla Sorbona, e per mantenermi dovevo suonare e cantare nei locali della capitale (8 luglio 1989 - secondo ogni ricerca non ha mai studiato alla Sorbona)

Sono sceso in campo per amore del mio paese (11 maggio 1994)
Berlusconi è entrato in politica per evitare che gli portassero via la roba (Giuliano Ferrara, 25 febbraio 1994)
Berlusconi è entrato in politica per difendere le sue aziende (Marcello Dell'Utri, 28 dicembre 1994)
Se Berlusconi non fosse entrato in politica noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera con l'accusa di mafia. col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento del Lodo Mondadori (Fedele Confalonieri, 25 giugno 2000)
...Senza la decisione di scendere in campo con un suo partito Berlusconi non avrebbe salvato la pelle e sarebbe finito come Angelo Rizzoli che, con l'inchiesta della P2, andò in carcere e perse l'azienda (Marcello Dell'Utri, dal libro "Saranno Potenti?" di Marcello Del Galdo, 2003)

Non rilascio più dichiarazioni per strada. Io sono il presidente del consiglio e non trovo decoroso parlare per strada (10 maggio 1994 - ne vogliamo parlare?)
Sportivi e star in Forza Italia? Neanche per idea: niente personaggi dello spettacolo, niente sportivi in attività, niente riciclati della politica: solo uomini con un mestiere (20 gennaio 1994 - poi ha candidato Iva Zanicchi, Gabriella Carlucci, Bud Spencer, Elisabetta Gardini, Mara Carfagna e pensa anche a Loredana Lecciso e Mike Bongiorno. Per i riciclati della politica non ho abbastanza spazio...)
Stralciare le pensioni dalla finanziaria? E' una proposta che ci renderebbe ridicoli all'estero e ci farebbe perdere ogni credibilità. Piuttosto torniamo tutti a casa (16 novembre 1994 - subito dopo stralcia le pensioni dalla finanziaria)

Pochi ricordano che la Thatcher ha privatizzato qualunque cosa, tranne che la British Telecom (aprile 1995)
Brithis Telecom fu il primo servizio pubblico ad essere privatizzato (Margareth Thatcher nella sua autobiografia "Gli Anni Di Downing Street", 1994)
Sarò un presidente del consiglio che non appare (21 dicembre 2000) Quando sarò presidente del consiglio mi vedrete solo alla fine dell'anno per dare conto di ciò che avremo fatto (10 gennaio 2001) Io odio andare in tv (16 febbraio 2001) Non mi piace andare in tv, è una cosa che semplicemente odio (25 gennaio 2006 - dalla sua discesa in campo è il politico più presente sulle tv pubbliche e private)

Nesta? E' impossibile. Il Milan non acquisterà Nesta (23 agosto 2002 - il giorno dopo il Milan annuncia l'acquisto di Nesta, concluso una settimana prima)

Il presidente (di Confindustra, n.d.r.) D'Amato ha trovato condivisibile il decreto fiscale (20 settembre 2002)
Non ho mai condiviso il decreto fiscale del governo. E' un provvedimento dannoso per l'economia (20 settembre 2002, Antonio D'Amato)

Ci fu un referendum nel quale agli italiani è stato chiesto se io dovessi o meno vendere le televisioni e loro hanno detto no (10 maggio 2003 - non c'è mai stato un referendum del genere!)
Da quando siamo al governo c'è stato un calo del 247% degli sbarchi dei clandestini (30 dicembre 2003) Sbarchi dei clandestini diminuiti del 40% (dalla propaganda di Forza Italia per le Europee 2004)
Si è assistito a un aumento del 231% del flusso di clandestini diretti alle coste della Sicilia (dati ufficiali del Viminale)

Io il lifting non lo volevo fare. Sono stato tirato dentro a farlo. E' stata Veronica a spingermi a fare il lifting (27 gennaio 2004 - dichiarazione successiva di Veronica Lario: "Il lifting è stato un'idea sua.")

Gilardino al Milan? E' troppo caro, non si possono spendere certe cifre per il calcio. Sarebbe amorale con i problemi che ci sono oggi (24 giugno 2005 - il mese dopo il Milan annuncia l'acquisto di Gilardino)
Abbiamo arrestato 200 terroristi islamici internazionali (6 novembre 2005 - sono solo 2 gli islamici condannati per terrorismo. Gli integralisti arrestati sono in tutto 24, ma questo non fa di loro dei terroristi)

Il passatempo di Prodi era svendere aziende pubbliche al suo amico De Benedetti (4 febbraio 2006 - per la verità Prodi si è beccato anche una citazione in tribunale da De Benedetti per non avergli più ceduto, come pattuito, la Sme)




DETTI E CONTRADDETTI (qualche goccia nel mare)
Mi piacerebbe fondare un partito, ma non posso. Un partito di Berlusconi non c'è stato né ci sarà mai (13 settembre 1993) Se fonderò un partito? Ho sempre dichiarato il contrario, sarà la ventesima volta che lo ripeto (23 ottobre 1993) Il mio presunto partito esiste soltanto sulle pagine di alcuni giornali (26 ottobre 1993)
Sono sceso in campo per amore del mio paese (11 maggio 1994)

Gianni Agnelli mi ha detto che, in caso di vittoria della sinistra, le imprese italiane varrebbero il 30-40% in meno (12 marzo 1994)
Sono stato frainteso (12 marzo 1994)

Il Viminale si può anche dividere (26 aprile 1994)
Il Ministero dell'Interno? Non ho intenzione di sdoppiarlo (28 aprile 1994)
Nei primi cento giorni di governo è impegno prioritario di questo governo accelerare le privatizzazioni, partendo da Ina, Stet, Enel e Eni. (16 maggio 1994)
Perchè mai dovremmo vendere delle aziende che vanno bene? (23 settembre 1994)

Mussolini è stato un grande statista. (...) Per un certo periodo Mussolini fece cose positive (27 maggio 1994)
Le dichiarazioni attribuite a Berlusconi non sono mai state fatte. Si riferiva a una frase di Fini. (29 maggio 1994, comunicato stampa di Forza Italia)
Agnelli e De Benedetti mi scatenano contro i loro giornali. Feltri è impazzito, Funari non mi è simpatico, Fede non riesco a scrollarmelo di dosso, Di Pietro si crede il padrone dell'Italia, Bossi parla come un ubriaco da bar (17 agosto 1994, L'Indipendente)
Smentisco tutto, la cronaca dell'Indipendente è un cumulo di falsità (17 agosto 1994)
Sul comodino ho sempre tenuto la foto dell'avvocato Agnelli (25 ottobre 1994)
La foto di Agnelli sul comodino non l'ho mai avuta (28 ottobre 1994)

Dimissioni? Neanche per sogno! (22 novembre 1994) Io non mi dimetterò mai (1 dicembre 1994)
Ho rassegnato le dimissioni al Presidente della Repubblica (21 dicembre 1994)

Se fanno cadere il mio governo mi appello al popolo (23 novembre 1994)
Io non ho ai fatto appelli al popolo (23 dicembre 1994)
Pannella? Ormai è immerso nella sua follia (12 aprile 1995)
E' una storia assolutamente inventata. (...) una signora del pubblico con cui avevo appena scherzato mi dice: "Ma Pannella dove sta?" Ed io ho risposto: "Chi lo sa, probabilmente è immerso nella sua follia" con eviente ironia e con evidente affetto (12 aprile 1995)
Per Prodi si è usata la stessa tecnica di Lenin e Stalin: quella dell'utile idiota (...) Barbara Palombelli sembrava una gallina, tanto era astiosa (15 aprile 1995)
Non ho mai detto che Prodi è un utile idiota e che la Palombelli sembrava una gallina (17 aprile 1995)

Con Dini continuo ad avere un bellissimo rapporto (05/04/1995)
Dini è la controfigura, la foglia di fico di D'Alema (23/10/1995)

Dini premier del Polo dopo le elezioni? Perchè no? (13/04/1995)
Dini è un bugiardo ed un opportunista, non crederò mai più ad una sola sua parola (27/02/1996)
Farò un annuncio importante subito dopo i referendum (10 giugno 1995) Ho detto che farò un annuncio. Non questa sera, ma domani (11 giugno 1995)
Vedo che giornali e telegiornali continuano ad annunciare una mia dichiarazione bomba. Niente che io abbia detto autorizza a pensare questo (12 giugno 1995)

Le elezioni anticipate sono l'unico strumento per far tornare la democrazia in Italia (15/10/1995)
Chi oggi chiede le elezioni anticipate non è una persona responsabile (28/01/1996)

Se AN prende più voti di noi, il premier sarà Fini: è una regola democratica (26/03/1996) Non è automatico che se vince il Polo, io diventi premier. Potrei anche fare un passo indietro (04/04/1996)
Confermo che il leader ed il candidato premier del Polo sono io, la cosa non è mai stata in discussione, anche se è dall'inizio della campagna elettorale che i soliti disinformatori cercano di metterlo in dubbio (08/04/1996)

Su un punto non devono esserci dubbi: il capo del Governo dev'essere eletto dal popolo. Il Capo dello Stato invece deve restare al di sopra delle parti, eletto dal Parlamento (22/11/1995)
L'elezione diretta del Capo dello Stato è indispensabile per l'Italia (08/04/1996)
E' un'assoluta falsità dire che io sono presidenzialista. Ma quando mai? (28/01/1996)
Le elezioni del 21 aprile saranno un referendum tra due concezioni dello Stato: chi vuole il presidenzialismo deve votare per noi (03/04/1996)

Io sono un grande estimatore della magistratura e l'ho dimostrato col mio governo, che è sempre vicino ai problemi dei giudici (07/12/1995)
Quei giudici sono come la Uno Bianca, corpi deviati, nuclei e squadre che fanno politica e non giustizia (15/03/1996)

Mi consenta ancora una volta di esprimere la mia ammirazione alla magistratura e ai giudici (23/01/1996)
Il Pool è un plotone d'esecuzione (07/04/1996)

Il nostro obiettivo è dimezzare i reati nel corso di una legislatura (4 dicembre 2000)
Non ho mai detto che dimezzerò i reati (6 dicembre 2000)

Non ci sono stati nomi di copertura né ricorso a società estere. Tutto si è svolto in Italia alla luce del sole con operazioni sulle quali sono state pagate tante tasse (16 marzo 2001)
Le società estere sono cose assolutamente legittime che il mio gruppo ha poi abbandonato, ma che in un certo momento si facevano perchè si doveva trovare un modo per pagare tasse più convenienti (3 maggio 2001)

Massimo D'Antona è stato vittima di un regolamento di conti interno alla sinistra (21 aprile 2001)
la mia frase si è prestata all'equivoco per il tentativo di strumentalizzazioni di alcune mie dichiarzioni (21 aprile 2001 - lettera alla vedova d'Antona)

Negli anni Settanta dovevo fare lunghe file per seguire una pratica e poi passare da un ufficio all'altro con l'assegno in bocca, perchè così si usava nella pubblica amministrazione (9 maggio 2003)
La stampa ha frainteso. (10 maggio 2003)

Lei ha una bella faccia da stronza! (24 luglio 2003, alla riminese Anna Galli che lo contestava)
Io non ho mai insultato nessuno (10 settembre 2005)
Sulla legge Gasparri non c'è stata alcuna perplessità da parte del Presidente Della Repubblica (1 agosto 2003)
Silvio Berlusconi conferma (la smentita del Quirinale, n.d.r.) che nel suo recente colloquio con il Presidente Della Repubblica non si è affatto parlato del ddl Gasparri (1 agosto 2003 - comunicato stampa di Palazzo Chigi)
Mussolini non ha mai ucciso nessuno: gli oppositori li mandava in vacanza al confino (4 settembre 2003)
Eravamo alla seconda bottiglia di champagne (19 settembre 2003 - i giornalisti stranieri presenti lo smentiscono: "Quel giorno a Villa Certosa abbiamo bevuto solo the freddo")
Ho trascorso una giornata terribile per la notizia precisa e verificata di un attentato su Roma nel giorno di Natale. Un aereo dirottato sul Vaticano. Un attacco dal cielo, chiaro? Ho passato la vigilia a Roma per fronteggiare la situazione (28 dicembre 2003 a Renato Farina di Libero)
Non si può confondere un veloce scambio di auguri natalizi con delle dichiarazioni politiche (28 dicembre 2003, dopo la richiesta di ulteriori informazioni da parte del Vaticano)

Se la sinistra andasse al governo l'esito sarebbe miseria, terrore, morte, così come avviene dovunque governi il comunismo (17 gennaio 2005, da Panorama)
Piero Fassino fa sempre ricorso a un ribaltamento della realtà rispetto a ciò che dico. Come quando mi ha fatto dire una cosa che io non posso aver detto e cioè che se i comunisti andassero al governo sarebbe miseria, terrore e morte. (31 marzo 2005) Smentisco che in Italia l'avvento della sinistra al potere possa portare miseria, terrore e morte. Non l'ho mai detto. Questa è una delle tante bugie orchestrate dalla sinistra (5 aprile 2005)

Il governo statunitense teme un cambio di governo in Italia perchè è avvertito dei progetti della sinistra (31 ottobre 2005)
Bush non l'ha detto, sono io che deduco logicamente che gli Usa non potrebbero non temere la vittoria di una sinistra che ha in programma il ritiro dall'Iraq (31 ottobre 2005)
Le elezioni italiane sono un problema del popolo italiano (31 ottobre 2005 - dichiarazione di Fred Jones, portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale Usa)

Lavoriamo a un grande progetto: costruire case per tutto quel 19% di famiglie italiane che vive in condizioni di vita grama non causata da questo governo. (12 novembre 2005)
Case per tutti i poveri? Non l'ho mai detto, come sempre mi hanno frainteso (16 novembre 2005)
La par condicio è una legge illiberale, anzi liberticida. Il bavaglio non ce lo metteranno né Ciampi né la sinistra (29 gennaio 2006)
Non c'è nessuno scontro col Quirinale (30 gennaio 2006)
Prometto sin da ora due mesi e mezzo di astinenza sessuale assoluta, fino al 9 aprile (29 gennaio 2006)
Voto di astinenza? Nemmeno per sogno. Son cose che si dicono ma non si fanno (1 febbraio 2006)



CONCLUSIONI

Non possiamo nemmeno metterci a parlare con questi personaggetti della sinistra che un giorno dicono una cosa e l'altro l'esatto contrario: dei veri e propri Ridolini della politica (Silvio Berlusconi, 19 novembre 1999)
Io ho anche paura a parlare, si rischia sempre di vedere capovolto quel che è stato detto (Silvio Berlusconi, 15 ottobre 1994)
Bisogna essere chiari e coerenti, perchè alla fine la coerenza paga sempre (6 marzo 1994)

domenica 19 ottobre 2008

Il Papa povero denuncia la scienza ricca.


Le ultime esternazioni papali contro la scienza, che sta sulle scatole del Vaticano dall'inizio della cristianità perchè l'unica reale minaccia alla credulità popolare che alimenta le religioni, saprebbero di tragico, se non avessero un retrogusto ridicolo. Nell'ennesimo tentativo di screditare i liberi pensatori (come sono, per esempio, coloro che non hanno voluto che pontificasse alla Sapienza) papa Ratzinger osa dire che la scienza è arrogante e troppo spesso guidata dai facili guadagni. 
Sorvolando pietosamente sull'arroganza, atteggiamento tipico di chi ritiene di avere sempre ragione (come, per esempio, chi sostiene di essere guidato personalmente dal Padreterno), il richiamo all'amore per il danaro si è rivelato un autogol fenomenale. 
Anche se ufficialmente il Papa non ha stipendio, è tra i pochi capi di stato che ha a disposizione un'intera banca, lo Ior, famosa più per manovre oscure che per abnegazione verso il prossimo. A tal riguardo consiglio la lettura del post di Anna. 
La chiesa cattolica si è costruita un'aura di bontà grazie alla propria carità cristiana, ma quest'ultima rappresenta una briciola del totale delle attività della Chiesa, la briciola che consente di sdoganare tutto il resto presso i fedeli. Non solo. Se la chiesa non risucchiasse enormi risorse in danaro dallo Stato Italia, con la colpevole complicità di una classe politica inginocchiata al potere temporale del Papa, questo paese verserebbe in condizioni senz'altro migliori.
Appena l'anno scorso, durante il governo Prodi, la mozione proposta dai senatori di sinistra Turigliatto e Rossi  di eliminare l'Ici per coloro che erano intestatari della sola casa in cui abitavano non passò per un solo voto, consentendo a Berlusconi di fare dell'abolizione della stessa tassa un vessillo nella successiva campagna elettorale. Nella stessa occasione, al contrario, la proposta per introdurre l'Ici sugli immobili della chiesa adibiti ad uso commerciale (basti pensare alle scuole private, agli ospedali o alle università cattoliche o ai ricchi shopping point delle basiliche o ai negozi delle Edizioni Paoline) fu bocciata addirittura per 240 voti contro 12 (48 senatori comunque stipendiati si astennero). 
Alla luce di questi fatti è sempre più evidente che lo Stato Italiano è la succursale economicamente sfortunata dello Stato Pontificio, che divora danaro italiano e digerisce imposizioni e direttive. 
Il rapporto tra i due è talmente squilibrato che l'Unione Europea ha richiesto più volte all'Italia di elencare dettagliatamente i beni della Santa Sede esentati dall’Ici ed anche l’ammontare di quanto sarebbe annualmente dovuto se non ci fosse esenzione. L'Ue infatti ipotizzava, quando la legge sull'ici era diversa dall'attuale, che l'esenzione concessa alla chiesa potesse essere incompatibile con le normative europee in materia di aiuti di Stato. Oltre che con le più elementari norme di buon senso, dal momento che non è certo l'unico bonus che lo Stato sedicente Italiano concedeva e continua ad offrire al Vaticano. E non è peregrina l'dea che l'Ici possa essere stata abolita anche per svincolare il Vaticano da ingerenze europee.
Ma veniamo al grosso!
Il solo finanziamento apparentemente volontario dell'8 per mille porta nelle tasche di Ratzinger circa un miliardo di euro l'anno, soldi che non vanno affatto in beneficenza, come tentano di farci credere ogni anno con costosi spot televisivi. Solo una cifra stimata per eccesso nella percentuale del 20% va in opere di carità, il restante va ovviamente nel sostentamento del clero ed alle esigenze di culto. Per esempio nei crocefissi d'oro, nelle scarpette o negli ermellini del Papa. Dicevo che il meccanismo dell'8 per mille è solo apparentemente volontario. Si stima che solo un terzo degli italiani scelgano a chi destinare il proprio 8 per mille, e la legge che lo regola prevedere che per le dichiarazioni nelle quali non si è operata scelta i soldi si ridistribuiscano in proporzione alle scelte espresse. E dal momento che la chiesa cattolica è scelta dall'85 per cento di quel terzo degli italiani che esprime una volontà, anche l'85 per cento dell'8 per mille dei due terzi degli italiani che non scelgono va alla chiesa cattolica. Insomma la si finanzia anche quando non lo si vuole o non lo si sa. Al miliardo di euro dell'8 per mille lo Stato Italiano aggiunge di suo un altro contributo più o meno equivalente sotto forma di stipendi per gli insegnanti della religione cattolica (478 milioni di euro solo nel 2004 più 19 milioni per l'assunzione in ruolo), finanziamenti per le scuole cattoliche (258 milioni), per le cinque Università Cattoliche (44 milioni) e per il campus biomedico dell'Opus Dei (20 milioni), finanziamenti agli oratori (2,5 milioni), buoni scuola per gli studenti delle scuole cattoliche (18 milioni), costruzione e ristrutturazione di edifici religiosi (11 milioni), stipendi per i cappellani militari (8 milioni), fondo di previdenza del clero (7 milioni), fondo di sicurezza sociale dei dipendenti vaticani (9 milioni), forniture d'acqua alla Città del Vaticano (25 milioni, ma quanto beve 'sto tedesco?). E non è stata conteggiata la grossa percentuale degli stanziamenti per la sanità che vanno a strutture mediche gestite da istituzioni cattoliche (5 milioni solo per l'ospedale di Padre Pio a San Giovanni Rotondo). Sommando tutti i bonus ed i contributi diretti ed indiretti concessi al Vaticano si arriva in scioltezza ai tre miliardi di euro. E parliamo di dati relativi a quattro anni fa! 
Ci aggiungiamo i mancati introiti per le esenzioni fiscali di ogni genere, delle quali l'Ici è solo un esempio? Gli enti ecclesiastici sono all'incirca 59.000 e posseggono solo in Italia 90.000 immobili dal valore stimato ovviamente per difetto di 30 miliardi di euro. Una montagna di denaro esente da imposte sui fabbricati, sui terreni, sul reddito delle persone giuridiche, sulle compravendite e sull'Iva. Si arriva in questo modo ad un esborso, per lo Stato sedicente Italiano, di 9 miliardi di euro l'anno. Alle esenzioni fiscali statali poi si aggiungono quelle locali, come l'Ici, mai incassata durante gli anni in cui era in vigore a pieno regime. I comuni italiani perdono così 2 miliardi e 250 milioni di euro l'anno. 
Insomma noi italiani, proprio come da sudditi dello Stato Pontificio, sborsiamo ogni anno circa 12 miliardi di euro per sostenere la Chiesa cattolica, ossia quasi la metà di una media manovra finanziaria. Quanto investiamo invece nella ricerca scientifica? Non credo la medesima cifra. 
Non è arbitrario considerare che senza i privilegi concessi alla Chiesa lo Stato Italiano potrebbe dimezzare le tasse ai propri contribuenti, con buona pace degli schieramenti politici che lamentano un eccessivo carico fiscale ma che restano saldamenti ancorati alle sottane di Santa Madre Chiesa.
Cito dal fondamentale libro di Piergiorgio Odifreddi "Perchè Non Possiamo Essere Cristiani (E Men Che Mai Cattolici)": "E' naturalmente ironico che a possedere un tale tesoro, che si può globalmente valutare ad alcune centinaia di miliardi di euro, e a non pagarci neppure sopra le tasse, siano proprio coloro che dicono di ispirarsi agli insegnamenti di qualcuno che predicava Beati I Poveri e Date A Cesare Quel Che E' Di Cesare, facendo letterali miracoli pur di permettere ai suoi apostoli di pagare anche una sola moneta di tributo."
Proprio pochi giorni fa, in occasione dell'esplosione della crisi finanziaria mondiale, sempre Ratzinger ha cercato di consolare i risparmiatori preoccupati con le parole: "I soldi scompaiono, solo la parola di Dio è solida." Ha ragione, scompaiono. Ed ora sappiamo anche dove ricompaiono.

sabato 18 ottobre 2008

La risposta dello Stato


E venne il giorno in cui il ministro dell'Interno Roberto Maroni si occupò di Roberto Saviano. Ovviamente a modo suo.

A Napoli per fondamentali questioni di Stato, Bobo Maroni (famoso per essere stato immancabile ministro degli insediamenti berlusconeschi e per le sue dichiarazioni circa l'abitudine a scaricare mp3 di straforo) ha dedicato qualche parola a colui che è al momento lo scrittore italiano più famoso e stimato del mondo, un esempio di impegno sociale e civile che pareggia a malapena la cattiva immagine di se stessa che l'Italia consegna all'estero ogni volta che abbiamo come presidente del consiglio Silvio nostro.

Com'è noto, Saviano ha espresso il proprio malessere nel vivere una vita blindata ed ha dichiarato che, pur di riacquistare la libertà che gli spetta di diritto, sarebbe intenzionato a trasferirsi in un altro paese. La reazione del ministro è stata impietosa al punto tale che leggendo le sue parole si ha l'impressione che abbia addirittura dovuto moderarsi, tale e tanta era la polemica che sentiva ribollirsi dentro. Io, che sono un malpensante matricolato, mentre leggevo assimilavo tutt'altro e mi sono permesso così di tradurre le reali parole di Maroni con quanto, immagino, avrebbe voluto dire davvero. E' una mia libera interpretazione, sicuramente opinabile e non rispondente alla realtà, ma è frutto di impressioni ricevute a pelle.


"Roberto Saviano è un simbolo ma non è il simbolo." (Roberto Saviano mi ha rotto i maroni, sono io il ministro dell'Interno, mica lui!)

"La lotta alla criminalità organizzata la fanno poliziotti, carabinieri, magistrati, imprenditori che sono in prima linea ma non sulle prime pagine dei giornali" (Paghiamo fior di milioni d'euro per far investigare le forze dell'ordine più disparate ed arriva stò ragazzino che tomo tomo cacchio cacchio con un lapis ed un notes scopre molte più cose ed oltretutto le pubblica pure, facendoci fare la figura di chi dorme col prosciutto sugli occhi!)

"(Mi auguro che lo scrittore non lasci l'Italia) perché contribuisce con la sua immagine al contrasto alla criminalità organizzata (ma anche perchè non ritengo) una buona idea quella di andarsene. Non mi pare ci sia certezza di evitare la vendetta camorristica, che non ha confini" (Adesso che ha i fari di tutto il mondo puntati addosso vuol fare il gesto di andarsene dall'Italia, facendoci fare la figura di chi non è capace di assicurargli una vita decente. Ed invece è bene che resti, è qui che dopo l'ascesa dovrai fare il tonfo quando gli italiani si saranno stufati di vedere la tua foto sui giornali! Perchè tanto, pure se te ne vai, 'ndò cazzo scappi? Quelli se vogliono ti beccano anche nel buco del culo del mondo e non dire che non ti avevamo avvertito!)

"Non è da oggi che si combatte la camorra, lo si fa da sempre in silenzio. Al di là della risonanza mediatica e della vicenda personale di Saviano la lotta alla criminalità organizzata si fa quotidianamente da parte di tutte le forze dello stato, sempre più con il coinvolgimento dei cittadini" (Hanno ragione i ragazzini di Casale di Principe quando dicono che si doveva fare i cazzi suoi. Fino a poco tempo fa la camorra lavorava discretamente in tutta comodità e noi non dovevamo neanche fare granchè, da quando questo qui ha scoperchiato il pentolone ci tocca almeno far finta di fare qualcosa, come se la gente poi ti aiutasse!)

"Non vorrei ridurre lo Stato nella sua azione a una personificazione" (quindi la smettesse di fare il simbolo dell'italiano onesto, rubando la scena a me o a Silvio sui giornali del resto del mondo, che proprio non è il momento! La gente potrebbe cogliere le differenze!).