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lunedì 3 dicembre 2012

Tanto per capire se ogni tanto passa qualcuno...




Se c'è una cosa che ho capito in questi ultimi anni di assenza dai blog è che questi ultimi sono stati colpiti quasi a morte dai social network come Facebook, Twitter o Instagram, soprattutto perché internet, con l'esplosione di mezzi come iPhone e iPad, richiede sempre maggiore sintesi, e se le persone riescono a narrarsi usando uno spazio ristretto come 140 scarni caratteri vuol dire che non hanno più bisogno delle vaste praterie di un post. Non è un caso che abbia trovato nella mia timeline di Twitter "vecchi" blogger come Pellescura, Cristiana o Marina di Inezie Essenziali. 
Nel tempo analizzo meglio gli strumenti, e le persone che li animano, e mi accorgo che tanti hanno anche un blog, che siano i gloriosi Blogspot o Wordpress oppure metablog come Tumblr. E così mi rendo conto che le persone hanno bisogno di esprimersi con battute fulminanti (come nella continua gara di Twitter), di condividere le immagini delle proprie giornate (su Instagram), ma anche di prendersi delle riflessioni più elaborate. Succede allora che il vetusto blog (che pure in origine era stato pensato come strumento di comunicazione sintetica) può essere più efficace di Facebook, per le sue caratteristiche di democraticità ed universalità, rispetto all'eccessivo controllo dei contenuti da parte dei gestori del "faccialibro", ma anche terreno dove misurarsi con la propria capacità di scrittura, dove non bastano certo una manciata di caratteri per dimostrare di essere maestri di pensiero. Su Twitter ho avuto il piacere di leggere i brevi contenuti di menti eccelse (uno su tutti, Frandiben, un genio assoluto), ma purtroppo la maggior parte delle cosiddette twittstar, nel loro continuo agonismo di arguzia, umorismo, intelligenza, finiscono per comunicare idee banali e scontate, salvo poi essere pronte ad azzannare al collo chiunque abbia la medesima facile idea, rivendicandone la primigenia paternità, in un continuo stucchevole battibecco che i 140 caratteri non servono certo ad arginare. Internet è piena di gente che a chiacchiere vorrebbe tutto libero, dai film alla musica, salvo poi minacciare chiunque copi loro una battuta triste ed infelice. 
Inoltre i nuovi social hanno come difetto principale un'eccessiva volatilità dei dati, propongono contenuti che invecchiano nell'ordine di secondi. Il post di un blog è ancora disponibile dopo anni, restituisce un percorso di creatività e di crescita molto meglio del famigerato diario di Facebook o della forzata sintesi di Twitter.

Anni, già. 
Cosa ne è stato di me e del mio blog, negli ultimi anni? 

Il blog che aveva originato tutto (Finazio, aperto nel 2006, un'eternità fa, secondo i parametri internettiani) visse di glorie e morì di disavventure giudiziarie. I cattolici, specie quelli di destra, in chiesa promettono di porgere l'altra guancia ma appena escono sul sagrato se lo scordano immediatamente. Anzi. A quello seguirono altri blog, tutti dalla vita brevissima (Padre Joseph, Frankenstin, Cioccolatini Avvelenati, Chiamami Papi, Diario di un malandrino matricolato, WebNonna, Psychonursing, etc) perché arrivava immancabilmente qualcuno a ricordarmi che una diffida è una diffida, che quando arrivi Gesù non lo sa neanche il Papa ma quando arriva l'ufficiale giudiziario lo può scoprire tutto il condominio. Che poteva essere addirittura peggio qualora se ne parlasse troppo. Che le querele potevano essere allargate a chiunque pensasse soltanto di prendere le difese di quel mascalzone del sottoscritto. 

La libertà di espressione è come una meretrice: sembra disponibile per tutti ma non tutti se la possono permettere. 
Così ho finito per tenere fuori dalla mia vita  persone eccezionali (da Irnerio ad Anna, per non parlare di Cristiana, che mi aveva praticamente adottato) che, immaginavo, avrebbero dato battaglia per me, a costo di rischiare di persona. Persone che non volevo coinvolgere nelle mie disavventure, così, dolorosamente, le ho estromesse dal mio quotidiano, ho dato loro l'impressione di essere un ingrato narcisista che da un giorno all'altro ha smesso di salutarli. Non sono riuscito a stare accanto (sia pure solo virtualmente) ad Anna durante il dramma del terremoto abruzzese. Non ho fatto sapere a Marina quanto le fossi vicino quando aveva bisogno di sostegno. Non ho dato uno straccio di spiegazione ad Irnerio e a Cristiana. Mi sanguina ancora il cuore per questo. Non ho abbastanza forza per chiedere loro scusa con tutta l'energia di cui ci sarebbe bisogno.

Un po' col tempo, un po' con la carta bollata, si arriva a questo spazio, che in parte recupera materiale precedente. Nel frattempo era cresciuta la personale disillusione verso questi strumenti, e la voglia di continuare era prossima allo zero. Mi sono appassionato ad altri mezzi espressivi, che già covavano, finché Twitter non mi ha risvegliato la mano da scrivano dal torpore.

La persona dietro tutto questo, ossia il sottoscritto, nel frattempo è cresciuta. Oserei dire invecchiata, se non corressi il rischio di offendere qualcuno che sia nato ancor prima di me e che rispetto al sottoscritto è molto più sveglio e vitale. Nella breve biografia richiesta dal profilo Twitter mi descrivo con sole quattro parole: gay ateo comunista terrone. Sarà per questo che ho pochissimi follower.

Nel maggio scorso, nel giorno del nostro decimo anniversario di "fidanzamento", mi sono sposato col mio compagno. Naturalmente non in Italia. 
A New York City. City Clerk di Manhattan. Matrimonio valido in tutti i paesi civili. Naturalmente non in Italia.
E così il cognome Grimaldi, che usavo come alias in suo omaggio, è diventato legalmente parte del mio vero cognome. Naturalmente non in Italia.
Vivo sempre vicino Milano, anche se non so ancora per quanto. Nel nostro futuro potrebbe esserci Stoccolma oppure New York. Potendo scegliere, e non potendo proprio fare altrimenti, preferirei New York. Almeno conosco già il cattivo inglese che vi si parla. Di imparare lo svedese proprio non se ne parla. Già trovo raccapricciante il catalogo di Ikea, figuriamoci il dizionario. Lo so, non si finisce mai di ricominciare daccapo. 
Sono ulteriormente ingrassato. Sono passato da una Renault Megane ad una Volkswagen Golf. Non uso più computer desk con Windows ma solo portatili Apple. Leggo, scrivo, gioco, elaboro foto e navigo quasi solo con iPad. Sul posto di lavoro sono passato da "ultimo arrivato" a "uno degli anziani". Ascolto sempre Fossati e Mannoia, ma anche Mina e Gaber, ma anche Madonna e Beatles, ma anche un mare di podcast. Sarà per la troppa varietà che mi si è abbassato l'udito.

Il nostro cane Joy ha compiuto negli ultimi giorni nove anni. Quando aveva sei mesi scarsi chiedemmo alla veterinaria se fosse normale tanta esagitazione. Ci disse che si sarebbe calmato crescendo. Ecco, non vorrei minare le sue convinzioni, ma in questo caso ha toppato clamorosamente: è ancora un adorabile scassacazzi, e non lo vorremmo diverso da com'è.

La nostra cagnetta Charlina va per i quindici. In aprile 2010 le è stata asportata la milza. Ci teneva attaccato un tumore più grande della milza stessa. Secondo la veterinaria difficilmente sarebbe vissuta ancora 10-12 mesi. Durante l'aprile 2011 la guardavo come se potesse morire da un momento all'altro, ma Charlina non lo sapeva che doveva morire, ed infatti ancora oggi è viva, e sembra anche piuttosto in forma. Ci guardiamo bene dal dirle che doveva morire un anno e mezzo fa.

Ho perso mio padre. Non per distrazione. Il prossimo 5 gennaio saranno già tre anni. Prima o poi scriverò dei suoi ultimi giorni. Potrebbe venirci un soggetto per un film di Ozpetek, uno di quelli in cui si ride, poi muore qualcuno, si piange, poi all'improvviso si ride di nuovo.
Mia madre, nel 1967, voleva recarsi a Venezia, per il viaggio di nozze, ma non ci fu verso: troppo lontana da Napoli, troppo costosa per le loro possibilità. Il viaggio toccò prima Pompei, quindi, temerariamente, Roma, ma solo per tre giorni. Venezia era rimasto il sogno proibito durante tutto il quarantennale matrimonio. Dopo la fine di mio padre, alla tenera età di 73 anni, mia madre si è trasferita a Venezia. Adesso mi sento un poco veneziano anch'io.

Direi che per stavolta basta così. Come vedete, ci vuole poco per disimparare la sintesi: basta avere spazio e la famiglia giusta.

martedì 26 gennaio 2010

Dove eravamo rimasti?


Cosa spinge a riaprire un blog ogni volta che un elemento di disturbo esterno (un hacker, una denuncia, una minaccia ben articolata, un processo...) ce ne fa chiudere uno? Semplice: la voglia di scrivere, di comunicare, di poter esprimersi. Marina, un po' di tempo fa, ha scritto che chiudo più blog di quanti ne apra. Ha ragione al 50%: li apro io; li chiude qualcun altro, in un modo o in un altro.

Da quando ho cominciato, quattro anni fa, sotto un altro nick, le cose sono cambiate notevolmente, le libertà si sono ristrette e i soffocatori della libera espressione sono ogni giorno più arroganti ed invasivi. Ma noi siamo ancora qui e per dimostrare che le intimidazioni, le minacce, i vetri dell'auto sfondati, le parcelle e gli avvocati in completo Tincati non ci chiuderanno la bocca ho recuperato tutti i post di tutti i miei precedenti blog, compresi quelli che sono tanto piaciuti alla magistratura.

Quando i nostri nipoti ci chiederanno conto di questi giorni, di questa lunga notte della Repubblica, e ci domanderanno cosa facevamo per evitarlo, potremo rispondere: io lo dicevo. E non importa se da qui ad un mesetto dovremmo rivederci su un altro blog ancora.
(26/01/2010)

lunedì 18 gennaio 2010

Steve Ballmer: una faccia, un programma




Steve Ballmer, presidente di Microsoft, le ha cantate chiare al governo tedesco, che esortava i propri cittadini a non usare, per navigare in internet, il browser Internet Explorer. I tedeschi accusavano il programma made in Microsoft di avere troppi problemi di sicurezza (a causa dei quali, per esempio, sono stati violati molti account di Google in Cina), ma Ballmer, con parole che giustificano da sole il suo ricco stipendio, ha così risposto:



"Gli attacchi a Google sono stati messi a segno da persone molto motivate che hanno preso di mira alcune vittime specifiche. Non sono stati attacchi agli utenti in generale. Non esiste una minaccia diffusa all'utente comune, ed è per questo che non ci associamo all'avvertimento".



Se Microsoft, invece di produrre i suoi discutibili software, fosse stata un'azienda di porte blindate, e se a causa della scarsa qualità dei suoi prodotti si fossero verificati ripetuti furti d'appartamento, Ballmer si sarebbe certamente difeso sostenendo che i ladri avevano voluto colpire alcune persone e non altre, e che quindi gli altri potevano stare tranquilli.



Steve Ballmer: una faccia, un programma.




(18/1/2010)

venerdì 11 dicembre 2009

La vergogna di essere italiani


Per uno strano caso del destino l'ultimo post del mio primo blog, morto per disavventure giudiziarie, era su Fabrizio Corona. Lo è anche il primo del nuovo. Condannato ieri a tre anni ed otto mesi di reclusione per il caso noto come Vallettopoli, l'archetipo di una ben determinata tipologia umana ha commentato che si vergogna di essere italiano.

Io invece sono orgoglioso di essere italiano.
Nondimeno, in certe occasioni, anch'io me ne vergogno un po'.

Me ne vergogno quando, all'estero, mi dicono: "Italiano: pizza, mafia, Berlusconi...";
Me ne vergogno quando il capo di uno dei tre poteri dello Stato legifera per poter controllare anche gli altri due, come in una qualunque repubblica delle banane;
Me ne vergogno quando un esponente di un partito di governo insulta uno dei pochi scrittori che mi rendono orgoglioso di essere italiano;
Me ne sono vergognato quando ho dovuto difendermi in un tribunale per aver sfottuto sul mio vecchio blog una sempre più soffocante religione di stato;
Me ne sono vergognato quando, minacciato di morte più volte da attivisti fascisti, non ho ricevuto risposte dallo Stato.

Ma se avessi compiuto delle estorsioni, e fossi stato condannato per questo, non mi sarei vergognato di essere italiano. Mi sarei vergognato e basta.

(11/12/2009)

giovedì 12 novembre 2009

Alla larga dalla banda della banda larga!



"Ciao Papi, sono Claudio."
"Claudio, dimmi, ma veloce che sto saltando sul lettone di Putin."
"Sei in buona compagnia stasera?" (ridacchia)
"Macchè, è che questo letto è altissimo e per montarci devo usare una scaletta per poi saltarci sopra."
"Ti chiamo per la faccenda della banda larga."
"Non ti preoccupare, tutto a posto. Dopo il processo breve facciamo la condanna fittizia, così la nostra banda può continuare a lavorare in piena impunità... cioè tranquillità."
"Non quella banda, Papi, andiamo. Mi riferisco alla banda larga, quella di internet."
"C'è una banda più larga della nostra?"
"No" (ridacchia) "Come la nostra nessuna! Mi riferisco ad internet veloce."
"Ah, si, ho visto la pubblicità sui miei 6 canali, con Valentino Rossi e quell'altro, quello bassino e pelato..."
"Non eri mica tu?"
"No, cribbio, ma mi fai lo spiritoso?"
"Figurati. Volevo dirti che bisogna dire a Giulio di trovare i soldi per portare internet veloce nelle case di tutti gli italiani."
"Ma cribbio, mi vorrai mica far venire un infarto al Giulio? Già adesso mi lesina la paghetta per le pilloline blu... Se gli italiani vogliono internet non possono chiamare Fiorello ed il figlio di Mike? Glielo devo regalare io? Oltretutto in internet parlano sempre malissimo di me, tutti quei comunisti invidiosi!"
"Massì, dai, così la smetteranno di dire che l'Italia è il solito fanalino di coda dell'Europa in quanto a diffusione di internet."
"Macchissenefrega! Gli italiani si devono distrarre solo con una cosa: la televisione! Internet non siamo ancora riusciti a metterlo completamente sotto controllo. I consulenti cinesi non sono ancora arrivati, sono rimasti bloccati in un ristorante di via Paolo Sarpi a Milano!"
"Nel frattempo muoviamoci con la banda larga."
"Cribbio Claudio, dammi un solo buon motivo per cui debba fare una cosa del genere!"
"Chiudi gli occhi e sogna: migliaia di chilometri di lavori stradali per interrare cavi, almeno 30.000 cantieri, 50.000 posti di lavoro... In poche parole: appalti come se piovesse!"
"Cribbio Claudio, tu sei un genio! Certe notizie funzionano meglio della pillolina blu. A Giulio ghe pensi mi, se dice qualcosa gli dò una testata sul ginocchio che gli leva la vocina da frocetto. Organizzo subito tutto io! Signorina, mi metta subito in contatto con Palermo!"

venerdì 3 aprile 2009

Il milanese che parla col prete (Otello)


Richetto è n'amico mio. Stamo gomito a gomito quand'è il momento di lavora' sui computer, qui alla bottega comunitaria. Lui non è un pischello come me sulle questioni di informatica. Ha combinato de tutto e de più, anche giochetti con le carte di credito su internet. E' un drago. E' in collegio perchè ha preso le misure del crick sulla capoccia di uno scemo in motorino che gli aveva tagliato la strada, ma per quello che me racconta di cose che ha fatto su internet meriterebbe almeno due ergastoli o un posto buono alla Microsoft.
I computer che ce fanno usa' qui hanno un sacco di limitazioni e protezioni ma Richetto riesce a facce tutto, anche guarda' i film zozzi o leggere le mail di gente che manco conosce.
Adesso è riuscito a mette su un giocattolo novo: sente le telefonate! Dice che se po' modifica' uno di quei programmi per fare le telefonate su internet, in modo da attaccasse alle linee telefoniche esterne, e se po' senti' qualunque cazzo d'artri. Ieri se semo spanciati a senti' le fregnacce che uno diceva alla su regazza, che nun è vero gnente che je mette le corna e che le amiche sue de lei nun le caga manco de striscio.
Oggi ne avemo sentita una che nun ho capito granchè, anche perchè co l'accento milanese e il gergo pretese nun ce ciancico tanto, ma me sembrava d'ave' sentito na voce conosciuta. Richetto dice che è robba forte, e si lo dice lui sarà vero.


Stì due parlaveno più o meno così:
"...Come sempre la sua è stata un'idea geniale, eminenza"
"Si figuri presidente. Nessuna idea è davvero geniale senza che vi sia il benefattore che possa metterla in pratica attraverso il suo interessamento."
"Macchè benefattore, il mio è solo un piccolo servizio al servizio della fede e della carità. Anche perchè, lasciatemelo dire, con questa crisi non si sa più dove aggrapparsi."
"Certo, certo..."
"Ed in quest'ottica è ovvio che ogni minimo aiuto è benvenuto. E quello che la chiesa offre è enorme."
"In cambio, ovviamente, lei penserà a quella orrenda questione del testamento biologico, come siamo d'accordo. Fare da
garante per dei prestiti, esporsi per così tanti milioni di euro, non si fa a cuor leggero. Certo, è una goccia nel mare dei fondi che abbiamo la fortuna di gestire, ma sono cifre che stampate sui giornali fanno molta impressione. Sono soldi che raccoglieremo come offerta nelle parrocchie, non vengono mica fuori dai nostri appannaggi. Sarà la gente comune che offrirà soldi per la gente comune."
"Avremmo potuto raccoglierli noi come Stato attraverso le tasse ed offrirli come sussidio, ma la gente odia le tasse, così invece è molto più edificante. Lo stato avrebbe dovuto distribuirli a tutti i bisognosi, la chiesa al contrario è libera di darli a chi ritiene più giusto secondo i propri principi e le proprie convenienze, se così si può dire."
"Come le spiegavo, dopo le recenti polemiche sul preservativo, l'aids, l'Africa, non godiamo di grande popolarità. Siamo apparsi troppo distanti dalle reali esigenze della gente. Con questa
iniziativa invece riconquisteremo di nuovo terreno con le famiglie, le persone che ultimamente ci hanno aspramente, e direi ingiustamente, criticato. Adesso dovranno fare tutti dietrofront."
"Come ho avuto il piacere di spiegarle in più occasioni, le ribadisco che basta indirizzare un poco l'opinione pubblica per far cambiare idea alla gente. Questa iniziativa le assicuro che avrà la copertura mediatica che serve, mi impegno personalmente per ottenere titoloni su giornali e telegiornali. Sceglierò personalmente le testate. La gente comune capirà che la Chiesa è il loro primo referente, oserei dire addirittura prima dello Stato."
"Per questo non è che ci voglia tanto, per la verità... (ride)"
"E' vero, la folla è femmina, mi scusi l'ardire... (ride)"
"Mi raccomando di porre l'accento sulla imprescindibile questione che il fondo di garanzia ovviamente sarà indirizzato alle famiglie, con figli a carico, magari con nonni al seguito. Che passi il messaggio che l'unica entità che deve essere salvaguardata è la famiglia tradizionale, regolare. I single, i conviventi, per non parlare di quelle ignobili coppie di invertiti, che facciano pure la fame."
"Assolutamente, lo dice proprio a me che detesto i finocchi, che come lei sa sono tutti a sinistra?"
"Qualcuno è anche tra di noi, il lupo si insinua laddove vi sono gli agnelli..."
"Ma sono molto più discreti, a parte l'ermellino (ride)"
"E' vero! (ride)"
"Mi sovviene proprio adesso una barzelletta sul prete culattone che..."
"Un'altra volta, la prego. Adesso purtroppo devo correre a riferire del nostro colloquio. Le rinnovo i nostri più fervidi ringraziamenti e le porgo il saluto personale del Santo Padre."
"Me lo saluti caramente e gli porga i sensi della nostra più affettuosa stima. Gli ricordi tutte le volte che può che sono un bravo cattolico e che, anche se sono divorziato, faccio la comunione tutte le volte che posso."
"Quest'ultima cosa magari sarà meglio ometterla."
"No, no, glielo dica, sarà contento, vedrà."
"Se lo dice lei. Pace e bene."
"Pace e bene anche a lei ed alla sua famiglia."
Click.

Otello Scaccabarozzi

martedì 27 gennaio 2009

Pronta la legge per censurare il web

Berlusconi è contro le intercettazioni delle sue telefonate ma è pronto ad intercettare tutti i nostri pensieri. E' davvero la casa delle libertà...



da repubblica.it di oggi:


"Contro i pirati, censura web"


E' una bozza ma è già polemica











E' arrivata al comitato governativo (sembra messa a punto dalla Siae) la proposta di legge contro la pirateria digitale e ha scatenato l'inferno in rete. A farne le spese potrebbero essere non solo gli utenti ma anche "soggetti come YouTube, a tutto vantaggio di Mediaset e delle altre tv"
ALESSANDRO LONGO











UNA PROPOSTA di legge che, combattendo la pirateria digitale, spinge verso una censura del web. Una censura dall'alto, con un rigore mai visto prima in Italia. E a farne le spese potrebbero essere non solo gli utenti ma anche soggetti come YouTube, a vantaggio di Mediaset e delle emittenti che sentono violati i propri diritti d'autore.




Sono questi aspetti che stanno facendo divampare le polemiche, in rete, sulla prima proposta di legge arrivata al neonato Comitato tecnico governativo contro la pirateria digitale e multimediale. Il documento è trapelato sul web e pubblicato da Altroconsumo, associazione dei consumatori, che lo boccia allarmata: "Il provvedimento appare arcaico, protezionista e contrario agli interessi dei consumatori e dell'innovazione del mercato digitale".




"Ad inquietare sono numerosi punti di quella proposta", spiega a Repubblica.it Guido Scorza, avvocato tra i massimi esperti di internet in Italia. "Per prima cosa, si dà una delega in bianco al governo, per attuare nuove misura a difesa del diritto d'autore. I imponendo responsabilità, in caso di violazione, a utenti e a"prestatori di servizi della società dell'informazione". Chi sono questi soggetti? "Nella proposta si parla anche di provider internet, che però per il diritto comunitario, recepito in Italia, non possono essere responsabili di quanto fatto dai propri utenti. Pensiamo allora che la proposta voglia attribuire responsabilità, ora non certe sul piano giuridico, a soggetti come YouTube e a fornitori di hosting".

"Se passasse questa proposta, certo YouTube perderebbe la causa contro Mediaset e altre emittenti che lo denunciano per la presenza di materiale pirata sul portale", aggiunge Scorza. YouTube (e altri portali analoghi) chiuderebbe in Italia, subissato da cause perse, o sarebbe a cambiare molto il servizio solo per gli italiani.




La proposta non parla di misure contro gli utenti che violano il diritto d'autore (scaricando e condividendo file pirata), "ma quella delega in bianco non lascia presagire nulla di buono. Potrebbe essere la nota misura della disconnessione coatta degli utenti da internet, la cosiddetta dottina Sarkozy, che questo governo, la Siae e Fimi hanno già dichiarato di apprezzare". Dottrina che però è ancora in forse e ha già ricevuto una bocciatura dal parlamento europeo perché lesivo dei diritti degli utenti.




Sorprende poi un articolo, nella proposta, che con il diritto d'autore non ha niente a che vedere ma che ha il sapore della censura a 360 gradi: "Attribuzione di poteri di controllo alle Autorità di governo e alle forze dell'ordine per la salvaguardia su tali piattaforme telematiche del rispetto delle norme imperative, dell'ordine pubblico, del buon costume, ivi inclusa la tutela dei minori".




Insomma, una specie di commissione di censura di quello che sta sul web, come avviene per il cinema, ma con ricadute molto più pesanti: perché andrebbe a porre paletti alla possibilità di ciascun utente di leggere o pubblicare una notizia o un video d'informazione. Su uno sciopero non autorizzato, per esempio, o su alcuni fatti potenzialmente diffamanti per un politico. Si noti che una norma simile, il Child Safe Act, voluto da Bush, è appena stata dichiarata anticostituzionale negli Usa. L'Italia andrebbe quindi contro tendenza, se passasse la proposta.




A contorno di tutta la vicenda c'è un giallo. In rete i primi commenti hanno attribuito la proposta alla Siae, che siede al Comitato. La Siae nelle scorse ore ha smentito quest'attribuzione, ma senza entrare nel merito del documento. Ha smentito, insomma, solo di esserne il padre, ma non ne ha negato l'esistenza. Addetti ai lavori continuano però a sospettare che sia stata proprio la Siae a redigerlo. Il motivo è che il nome della Siae appare indicato come l'autore del documento, nelle proprietà del file della proposta di legge trapelato agli addetti ai lavori (e che Repubblica.it ha potuto leggere).




"Crediamo che adesso, dopo questa polemica, si possa tornare a discutere prendendo le distanze da quel documento. Così, del resto, il governo ci aveva promesso: il ministro Sandro Bondi (per i beni e le attività culturali) aveva detto infatti che la proposta di legge sarebbe arrivata al Comunicato solo dopo una consultazione con le varie parti", dice Marco Pierani, responsabile rapporti istituzionali di Altroconsumo. Consultazione che ancora non è avvenuta. Ecco perché i consumatori si sono sentiti traditi all'arrivo di questa proposta di legge.

(27 gennaio 2009)

Ovviamente se la bozza fosse già legge non avrei mai potuto postare l'articolo di Repubblica...

mercoledì 14 gennaio 2009

Se alla Camera c'è Gabriella Carlucci perchè non può esserci Uan?


Da Facebook:

Motivi per i quali è sgradita la sua presenza alla Camera:
- perchè è la più sfigata delle sorelle Carlucci (e ce ne vuole)
- perchè ha condotto Sanremo
- perchè ha aggredito le iene
- perchè conduce Melaverde
- perchè ha condotto Buona Domenica
- perchè è l'unico esemplare al mondo ad avere le labbra più gonfie della Parietti
- perchè crede che sia stata eletta tramite televoto
- perchè è Juventina
- perchè non sa guidare nè compilare la constatazione amichevole

Motivi per i quali Uan merita quel posto più di lei:
- perchè è più simpatico
- perchè conduceva programmi di successo
- perchè non cerca copertine di giornali a tutti i costi
- perchè non è rifatto
- perchè la sua carnagione rosa è naturale
- perchè è più giovane
- perchè è più esperto di politica
- perchè è davvero dalla parte dei giovani
- perchè rispetta le quote rosa
- perchè il suo slogan sarebbe "Yes We Uan"
- perchè è più coccoloso
- perchè è incensurato
- perchè parla un italiano migliore (ed è un cane)

(Gruppo Facebook creato da A. Tognoli e che conta quasi 6.500 iscritti)

mercoledì 22 ottobre 2008

Polizia nelle scuole: come manipolare l'opinione pubblica




La signora Mariuccia ha finalmente imparato ad usare internet. E' contenta perchè finalmente può accedere ad un'informazione davvero pluralistica, avendo finalmente a disposizione decine di fonti e non solo il tubo unico della televisione. Decide così di inaugurare la navigazione sulla rete telematica consultando i siti dei due principali quotidiani italiani: Repubblica e Corriere Della Sera.
Sull'home page di Repubblica trova una notizia allarmante: il presidente del consiglio vuole reagire alle occupazioni delle scuole con l'invio della polizia!

"Ma è una cosa che facevano i ministri dell'interno dei peggiori governi reazionari!" Pensa, ricordando la sua giovinezza. "Degna di Kossiga! Indegna di un paese democratico!"
In coda alla notizia trova un link per votare in un sondaggio. Si chiede ai lettori se sono d'accordo con l'uso della forza pubblica: Silvio Berlusconi annuncia di voler inviare le forze dell'ordine in scuole e università per impedire ogni forma di occupazione. Siete d'accordo?
"Ma no, sicuramente no!" E lascia il suo voto. Con soddisfazione nota che ben l'84% degli altri lettori hanno espresso il medesimo parere!




Ancora turbata dalla notizia passa al Corriere Della Sera. L'home page si apre con la medesima notizia, e tra i commenti naturalmente vi è anche quello di Bagnasco della Cei, che non manca mai. Mariuccia si accorge che anche il Corriere propone un sondaggio sul medesimo argomento e non si lascia sfuggire l'occasione di dire la sua anche qui. Ma si accorge che la domanda è posta in maniera lievemente diversa: Occupazioni nelle università, Berlusconi annuncia linea dura e assicura: useremo le forze dell’ordine contro simili violenze. Siete d’accordo?

Ancorché scettica, anche in questo sondaggio esprime il medesimo giudizio: "Coi ragazzi si dialoga, non si manda loro la polizia come fossero dei malfattori!"
Andando a consultare i risultati del sondaggio la signora Mariuccia scopre che il cattivo odore che sentiva era fondato: in questo ben il 51% degli altri lettori hanno dato ragione a Berlusconi!



"Una simile differenza non può essere dovuto solo al diverso target di lettori, che qui sono molto più borghesi, se non reazionari." Pensa sbuffando. Quindi rilegge con attenzione la domanda del sondaggio.
"E certo!" Protesta. "La domanda è posta in modo tale da far sembrare i ragazzi dei violenti, dei facinorosi, Berlusconi la figura rassicurante e l'uso della polizia la soluzione che riporta la pace!" Pensa con inquietudine che sondaggi pilotati come questo possano creare un'opinione pubblica falsata perchè induce la gente a votare in modo che non esprimano quello che pensano ma piuttosto che debbano pensare ciò che gli altri preferiscono.

"Come si toglie dai preferiti 'sto sito? Tasto destro, canc, ok, fatto..."

giovedì 4 settembre 2008

Libertà sul web e caso Ruta: sentenza shock!


Ho ricevuto da più parti l'invito di postare il comunicato stampa seguito alla condanna di un blog, reo ufficialmente di non essersi iscritto presso la cancelleria del tribunale di appartenenza, come se fosse stato un normale periodico. Qualcuno sospetta che dietro la sentenza si celi l'ennesimo tentativo di affossare l'unica informazione libera rimasta in Italia, cioè quella dei weblog. E maliziosamente mi chiedo se l'impegno antimafia dello storico Carlo Ruta, colpito dalla condanna, c'entri. Ricordiamo, e non è un caso, che nella classifica mondiale della libertà di stampa l'Italia sguazza intorno al 42esimo posto, dopo paesi che consideriamo razzisticamente inferiori come il Mali, la Namibia o il Benin. Nella cartina pubblicata di lato vedrete l'Italia colorata di giallo, inserita cioè tra i paesi nei quali la libertà di stampa è parziale. Meditate gente, meditate.


Comunicato stampa


Le motivazioni della condanna non appartengono ai contesti di una vera democrazia. Secondo il giudice, il blog Accadeinsicilia era addirittura un giornale quotidiano. Per l’informazione in rete potrebbe essere l’inizio del countdown.

Il testo della sentenza emessa dal giudice Patricia Di Marco, che per la prima volta in Italia e in Europa ha condannato per stampa clandestina il curatore di un blog, non solo legittima la preoccupazione e la protesta che si sono levati dalle rete e dal paese negli ultimi mesi, ma offre ulteriori motivi di allarme. Come attestano le carte processuali e le note informative della polizia postale di Catania, la periodicità regolare di “Accadeinsicilia” non è stata assolutamente provata. Non poteva esserlo del resto, trattandosi di un normale blog. Il giudice conclude nondimeno che il sito citato non era soltanto un periodico: era addirittura un giornale quotidiano, condotto in clandestinità. Un assurdo, evidentemente: ma per far quadrare il circolo di una condanna necessaria, a dispetto della discontinuità di pubblicazione che emergeva dai dati, non ci poteva essere altra soluzione.

Tale fatto giudiziario viene da un contesto difficile. Come testimoniano numerosi eventi, alcuni poteri forti della Sicilia, sottoposti a critica, stanno facendo il possibile per far tacere Carlo Ruta, reo solo di credere nel proprio lavoro di ricerca e documentazione. Basti dire che solo negli ultimi mesi sono state inflitte allo storico ben quattro condanne, a pene pecuniarie e risarcimenti ingentissimi, per complessivi 97 mila euro, presso tre tribunali della regione. La gravità della condanna di Modica, pur rappresentativa del “senso della giustizia” che vige in taluni ambiti della frontiera siciliana, va comunque ben oltre gli scenari di riferimento, recando un naturale riscontro nell’attuale situazione politica, che sempre più pone in discussione le libertà sancite dall’articolo 21 della Costituzione.

Lontana dai motivi di una vera democrazia, ma prossima alle logiche che vigono a Teheran e a Pechino, la sentenza siciliana apre di fatto un varco pericolosissimo, offrendo ai potentati italiani, sempre più timorosi della libertà sul web, un precedente per poter colpire i blogger scomodi, i siti che fanno informazione libera, documentazione, inchiesta. E´ quindi importante che la risposta a tale atto, già imponente in rete e significativa in altri ambiti, si estenda ulteriormente.

Giovanna Corradini (redattrice)
Nikos Klitsikas (storico - Grecia)
Paolo Fior (giornalista)
Nello Lo Monaco (geologo)
Vincenzo Gerace (cancelliere)
Roberto S. Rossi (giornalista)
Carlo Gubitosa (giornalista scrittore)
Carla Cau (associazionismo ragusano)
Serena Minicuci (giornalista)
Vincenzo Rossi (giornalista)
Teodoro Criscione (studente)
Antonella Serafini (giornalista)

Per contatti e informazioni: accadeinsicilia@tiscali.it - cell. 347-4862409 - www.giornalismi.info/vociliberePer testimonianze: carlo.ruta@tin.it


Si prega di pubblicare e diffondere il presente comunicato. Viene altresì suggerita la pubblicazione e la diffusione della sentenza, trasmessa in allegato, ritenendo sia importante farne conoscere appieno i contenuti, ai fini della discussione e delle risposte possibili. Si ringrazia vivamente.


(4/9/2008)