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sabato 15 maggio 2010

Tata Asdrubala - La posta di Carlo Rossella




Pronto Intervento Tata


Tata Asdrubala risolve i tuoi problemi di genitore incapace



Cari amici,
I miei pressanti impegni presso le buone famiglie italiane mi tengono a lungo lontana da voi, ma per fortuna esiste la stampa, con le sue interessanti rubriche, a darmi linfa vitale ed il giusto carburante affinchè questo contatto non si spezzi. Stavolta devo ringraziare il fondamentale magazine Chi, ed il suo illuminato direttore Alfonso Signorini, perchè grazie alla rubrica delle lettere del grande Carlo Rossella del 19 maggio posso esprimere nuovamente la mia qualificata opinione e fare il giusto controcanto alle sapide risposte del tenutario della posta del cuore.


LETTERA - Dottore Gentilissimo, non ho avuto una buona educazione. Mi muovo male con le regole del galateo, con posate e bicchieri. Fino a poco tempo fa non ho mai avuto problemi: fast food e via. Ma ora sono fidanzata con un aristocratico attempato, ma ricco e chic. Ogni volta che commetto errori si arrabbia. E non mi dice come devo fare. Emily, Roma.
ROSSELLA - Cara Emily, questo signore è un egoista più che un aristocratico. Dovrebbe aiutarti, essere il tuo Pigmalione, e invece ti lascia in mezzo al tavolo fra bicchieri e posate. Comprati un libro di bon ton, esercitati e studia. E quando sarai perfetta mandalo a quel paese, sbucciando una pera con coltello e forchetta. Un esercizio molto difficile per chi non ha avuto un'aristocratica educazione.
TATA - Cara Emily, risparmia i soldi del libro, che tanto non lo capiresti. Se un ricco vecchio incartapecorito si mette con una ragazzotta ignorante come una capra ed incapace anche di stare a tavola non è per generosità ma perchè si aspetta altro che educazione e bon ton. Continua a fargli pompini da urlo e non avrai problemi, ma almeno fatti intestare un appartamentino, che alla sua età ogni botta può essere l'ultima.

LETTERA - Carlissimo, sono ateo e ho tradito mia moglie con la cameriera moldava del mio vicino di casa, un single che va a messa tutte le mattine. Ma ieri sera ho scoperto che la ragazza se la fa anche con lui: li ho visti baciarsi sul balcone. Devo confessarti che sono geloso, che soffro per questa bella figliola. Tu nei miei panni che cosa faresti? Roberto, Bologna
ROSSELLA - Nulla. Ti sei inguaiato. Soffri in silenzio e guarda le tue corna allo specchio. Vedrai che sono lucide, come le tue lacrime di playboy offeso nell'onore. Comunque le persone devote hanno una marcia in più.
TATA - Che condominio interessante! Però non capisco il motivo per cui specifichi che tu sei ateo e lui è credente, forse non riesci a credere che un cattolico possa scopare al di fuori del matrimonio? Beh, lo fanno i preti, figurati i single. O è tutta una menata perchè il buon Rossella potesse far capire che gli atei tradiscono il coniuge mentre i credenti sono furbi e vincenti, come la sua chiusa vuole far pensare? In ogni caso, una lettera che comincia con Carlissimo è scritta o da un demente o dal compiaciuto autore della risposta.

LETTERA - Caro Carlo, il mio ragazzo è evangelista e io sono cattolica. Dopo quasi un anno che stiamo insieme si è reso conto che vuole al suo fianco una ragazza che abbia il suo stesso credo. Secondo te da cosa nasce questa suo nuova consapevolezza? La diversità di religione può compromettere il nostro rapporto? Zahira, Sicilia
ROSSELLA - Zahira mia, cercati un altro ragazzo. Questo "evangelista", come lo chiami tu, mi sembra un gran rompiballe.
TATA - Zahira sua, confermi un mio vecchio pensiero: voi credenti teisti, di qualunque religione, siete degli scassacazzi, predicate amore e fratellanza ma siete incapaci anche di andare d'accordo tra di voi. Appena inventeranno la macchina del tempo fate un salto nel medioevo, vi troverete benone lì.


(15/5/2010)

martedì 13 aprile 2010

Tata Asdrubala - La posta di Moccia

Pronto Intervento Tata

Tata Asdrubala risolve i tuoi problemi di genitore incapace



Cari amici,
Come già spiegato in precedenza, nel mio passare da una casa all'altra per accorrere in aiuto delle famiglie che soffrono per un bambino educato male, mi capita di dover analizzare le loro letture per comprendere il livello culturale delle persone che mi trovo davanti. Presso una famiglia milanese ho trovato il numero dell'11 gennaio scorso di Di Più, ed ho scoperto con sgomento che Federico Moccia cura una rubrica di posta dedicata agli adolescenti. All'ingenuità dei ragazzi si associa la furbizia dell'immortale autore di Tre Metri Sopra Il Cielo ed il risultato è a dir poco devastante. Mi permetto così di aggiungere alla lettera originale, ed alla relativa risposta dello scrittore peggio vestito del Paese, anche la mia personalissima visione della questione.


Lettera - Ho tredici anni e mi sono innamorata di un ragazzo che mi ignora completamente. Si chiama Marco e gioca a calcio. Con una mia amica un giorno sono andata a vedere i suoi allenamenti e l'ho conosciuto. Abbiamo iniziato a scriverci e gli ho rivelato quel che provo per lui. Lui però non ha detto niente e ha cambiato discorso. Allora una mia amica gli ha chiesto come mai non si fidanza con le ragazze che sono innamorate di lui e lui le ha risposto che non ne ha voglia. Che cosa mi consigli di fare? Innamorata96
Moccia - Di aspettare senza insistere troppo. Forse ora è semplicemente concentrato su altro. Mi sembra che sia stato chiaro e quello che dice, fino a prova contraria, è vero. Bisogna rispettarlo. Tu cerca di stargli vicino in modo buffo e carino e vediamo che cosa succede. In fondo con te parla e non ti ignora quando parli d'altro. Quindi un pò simpatica ti trova, no?
Tata - E' gay, non gli cagare il cazzo. Se lui è felice solo quando fa la doccia coi compagni di squadra hai voglia te a fare la buffa e a rompere le palle durante gli allenamenti.


Lettera - Ti scrivo perchè ho un piccolo grande problema e spero nel tuo aiuto. Ho quattordici anni e sono innamorato della mia migliore amica. Sono uno scout e lei anche e al nostro ultimo campo estivo non ce l'ho fatta e mi sono dichiarato. Non sapevo che cosa fare. Le ho scritto e dedicato anche una canzone che piace a tutti, si intitola Vorrei Poterti Amare. Lei ha due anni meno di me e ha appena iniziato il liceo. Mi ha detto che ha bisogno di tempo, non riesce a vadaermi come suo ragazzo, dice che sono troppo serio, nel senso che non sono un tipo superficiale. Desidero sentirla e parlarle ma non vorrei annoiarla troppo. Aiutami. Giacomo.
Moccia - Non la annoi. Sono sicuro che, attento e gentile come sei, non sarai mai invadente. Hai avuto un pensiero bellissimo per lei. Ma devi rispettare quello che dice. Non smettere però di sentirla. Chiamala, scrivile, invitala a un concerto o regalale un libro. Insomma mantieni il contatto. Così lei avrà modo di apprezzarti anche in un modo diverso. E magari chissà...
Tata - Giacomino, risparmia i soldi. Una ragazzina di 12 anni non si mette con uno che è una palla d'uomo già a 14 e che oltretutto le ha fatto fare grandi figure di merda dedicandole canzoni che piacciono a tutti. Controlla se Irene Pivetti è ancora libera e buttati.

(13/04/2010)

lunedì 8 giugno 2009

Rapina con le maschere di Berlusconi e Dell'Utri (Otello)


La più grande abilità che ho avuto in vita mia è stata quella de metterme nei casini più allucinanti. Scegliese l'amicizie sbajate, pe' l'artri è 'n incidente de percorso, per me è 'n arte. C'è stato un periodo in cui frequentavo un baretto verso l'inizio della Salaria, dove conoscevi gente che definì particolare è 'n comprimento. Pe favve capì quello che se beveva lì dentro, 'na vorta che me venne vojia de prenne 'na bevanda diversa dal solito amaro o dal liquorino da tre sordi, e chiesi un the al latte, vidi er vecchio barista riempì 'n bicchiere de latte, scallarlo al vapore e poi mettece dentro 'na bustina de thè che teneva da quarche parte da chissà quant'anni.

In quer baretto conobbi Er Chiavica, un signor professionista che s'era guadambiato quer soprannome perchè conosceva le fogne de Roma come er cesso de casa sua e le usava pè scappà dopo li sgobbi. Me meritai la sua stima perchè, visto che alle vorte soffro di una rinite allergica e nun sento un odore manco a pagamme, ero uno dei pochi a nun morì dalla puzza quando ce stavo vicino.

Un giorno Er Chiavica me raccattò al bar e me chiese de salì in macchina con lui. Girando a vuoto per il quartiere, me propose de aiutallo in uno sgobbo facile facile che aveva progettato, diceva lui, a tempo perso. Se trattava de fà irruzione in un ufficio postale e portasse via tutto il possibile. Io nun me la sono mai sentita de fà sgobbi nei quali abbisognava tenè in mano 'na pistola, ho sempre avuto paura de fà male a quarcheduno e de sparamme sui piedi da solo, ma lui me promise che bastavano due pistole giocattolo de plastica che c'aveva lui, che con quelle vere nun saremmo mai passati dalle porte elettroniche.

"Lunedì è giorno de pagamenti de penzioni" me disse lui. "Se annamo all'apertura trovamo le casse belle piene. Tiè, provate questa." E me passò 'na maschera de carnevale, una de quelle de gomma che t'aricoprono tutta la testa. "Tanto per nun te fà vedè in viso, visto che adesso le poste sono piene de telecamere."
Me la incarcai bene in testa e me guardai allo specchietto del parasole. Quasi me venne un coccolone! Ner vetrino nun ce vidi un viso strano, de quelli carnevaleschi, ma la faccia de Berlusconi. "Ma che è stà cosa, ahò?" Je dissi, levandomela de corsa.
"Oggiggiorno vanno de moda le maschere dei potenti, mica de Purcinella o Rugantino. Che nun l'hai visto quer firme dove fanno le rapine co le maschere dei presidenti americani? Come se chiama..."
Io ar cinema ce annavo giusto pè sfilà quarche portafojio, ma da quanno è partita la moda del posto numerato e nun ce stanno più spettatori in piedi assorti ho smesso de frequentarlo.
"Nun lo so come se chiama, ma sei sicuro che poi nun se annamo a infilà in quarche grana politica?"
"Ma che c'entra la politica? Annamò a rapinà 'na posta, mica a comprà 'na banca! Tiè, guarda la mia!" E ridendo me passò n'artra maschera. Senza bisogno d'infilarla riconobbi i lineamenti di Marcello Dell'Utri.
"Seconno me s'annamo a mette nei casini." Je preavvertii, ma lui scrollò le spalle con sufficienza, come a di': ma che sarà mai.

Il lunedì concordato arrivammo fuori l'ufficio postale un paio de minuti dopo l'orario di apertura. Ce giungemmo co 'na macchina che Er Chiavica aveva rubato 'na mezz'ora prima a un paio di isolati di distanza, che è mejo nun presentasse a certi appuntamenti co' la macchina propria. Per la verità er compito de procurare la macchina era mio, e l'avevo pure assolto discretamente la sera prima, si nun era per un piccolo particolare. M'ero accorto che la macchina che avevo prelevato era in riserva de benzina, e annando da l'unico benzinaro aperto la domenica sera scopersi a mie spese che il padrone della macchina era proprio er benzinaro presente, e per evitare il traumatologico dovetti lasciare lì la macchina e farme una corsetta per campi e fratte.

Prima de scenne dall'auto indossammo le maschere dei due galantuomini, quindi facemmo 'na corsetta sur marciapiede, passammo le porte de sicurezza e ce ritrovammo in un ufficio postale zeppo de vecchietti che sgomitaveno per la penzione.

"Ma che è, er festival der femore?" Disse Er Chiavica. "Tira fori la pistola, forza!" Ed urlò che stavamo a fà 'na rapina.
Se girarono tutti subito dalla parte nostra, e ce fissarono co l'occhietti cattivi.
"Ma chi è, Berlusconi?" Fece un vecchio. "Cci sua, nun solo nun m'ha aumentato la penzione, adesso me la vole pure fregà?" Ed arzò er bastone con fare minaccioso.
"Ma no, è 'na mascherata!" Disse un altro vegliardo. "Pure le pistole so' farlocche, io sono militare in pensione, me ne intendo!"
"Ah, sò finte?" Fece un terzo vecchiaccio. "E allora damoje!"
"Pure se sei finto me sfogo lo stesso!" Disse un artro, venendoce incontro a stampella alzata come un cavaliere medievale in un torneo a cavallo.
"E te chi sei, Dell'Utri? E viè quà bello, mò te spiego chi è 'n eroe, artro che er tuo cavallaro!"

Insomma, pe' falla breve, ce corcarono de botte e riuscimmo a ripassà per le porte de sicurezza per miracolo. Ner casotto perdemmo maschere e pistole finte. Nun so' sicuro ma credo che uno dei vecchietti, forse per collaudare la protesi nuova, prese 'na maschera a mozzichi e la fece a brandelli. All'uscita, sarà stata la confusione o la forza dell'abitudine, Er Chiavica se 'nfilò in un tombino e sparì ner sottosuolo. Io invece raggiunsi la macchina ma una vorta dentro m'accorsi che le chiavi ce l'aveva il mio compare, quindi dovetti far perdere le mie tracce corendo come un dannato, e me sentii ar sicuro solo quanno riuscii a infilarme in un cinema de terza visione, uno de quelli che programma film che manco li peggio canali televisivi vuole più. Manco a fallo apposta, stavano a proiettà Point Break. Mortacci sua!