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sabato 6 settembre 2008

Che Madonna d'infomazione gira intorno?


Se avete tempo e voglia guardate questo speciale di mezz'ora realizzato daRepubblica per celebrare il ritorno di Madonna in Italia, che si esibirà stasera a Roma, allo Stadio Olimpico. Guardatelo anche se di Madonna non ve ne può fregare di meno. Si tratta di un bignami dello stato di salute dell'informazione in Italia. Raramente mi era capitato di trovare in un servizio giornalistico, che pretende di essere Informazione, tanta disinformazione. Tante inesattezze. Tante bugie.
Si va dalle sviste veniali, ma comunque indice della scarsa accuratezza con la quale si raccolgono le notizie, come quella che vuole il palco montato sotto la curva nord dell'Olimpico (mentre invece è montato sotto la curva sud), alla malafede pura, come quando si dice che a Sanremo scambiò Raimondo Vianello per Pippo Baudo (quando al contrario la cantante aveva voluto fare solo una battuta, dal momento che in Italia aveva visto quasi solo Baudo in tv ed era sorpresa di non ritrovarselo di nuovo davanti).
Nel rievocare il tour precedente, quello di due anni fa, lo si è chiamato Confessions tour on a dancefloor, facendo un pastrocchio assurdo tra titolo dell'album uscito all'epoca (Confessions On A Dance Floor) ed il vero titolo del tour (Confessions Tour). Non solo. A costoro premeva ricordare anche che il concerto si apriva con Madonna crocefissa su una enorme croce Swarosky. Peccato che la canzone sulla croce arrivava a metà spettacolo, mentre lo show si apriva con l'uscita della star da una enorme sfera da discoteca che era calata dall'alto.
Nel ripercorrere poi la vita sentimentale di questa donna, che è stata una vera manna per i giornalisti con poca voglia di lavorare, si mostrano tre foto col marito ma una decina di Alex Rodriguez, il campione di baseball di colore presunto amante delle ultime settimane. Nelle foto Rodriguez appare anche nella sua tenuta di giocatore dei New York Yankees, famosa squadra di baseball. Peccato che per i giornalisti di Repubblica Alex sia un giocatore di football. Poco male per una redazione che vuole che Madonna abbia avuto una relazione addirittura con Basquiat. Peccato che il famoso pittore prematuramente scomparso era dichiaratamente omosessuale.
Sempre secondo il servizio, negli ultimi giorni, durante la tournee che sta percorrendo l'Europa, Madonna pare sia volata a Londra per assistere alla prima del nuovo film del marito, il regista Guy Ritchie. Se i giornalisti sapessero fare il proprio mestiere saprebbero che Madonna rientra in aereo a Londra ogni sera, dove abita col marito, dopo ogni concerto europeo. A meno che non avessero avuto intenzione di dire che Madonna è talmente ricca che si sposta in aereo anche all'interno della stessa Londra.
Del resto le imprecisioni non riguardano solo la star ma anche chi le sta attorno. Si cita il libro del fratello di Madonna, Christopher, e si dice che "dalle cui foto si vede come la famiglia appartenesse alla media borghesia newyorkese". Peccato che Madonna, come la sua famiglia, sia di vicino Detroit, nel Michigan: è nata a Bay City e si è successivamente spostata a Rochester. A meno che negli ultimi tempi la città famosa per l'industria automobilistica non sia stata spostata a Manhattan. Come non stupirsi quindi che sia stato anche detto che il padre di Madonna, Silvio Tony Ciccone, fosse partito nel lontano 1919 da Pacentro, cittadina in provincia de L'Aquila, per emigrare negli Usa? 89 anni fa? Vabbè che si chiama Silvio, ma a quanti anni avrebbe concepito Madonna, che adesso ne ha 50? E considerando che il padre di Madonna risulta nato negli Usa, non sarà stato il nonno ad emigrare?
E se io, che non sono un fan sfegatato della cantante, ho colto tutte queste imprecisioni, cosa potrà mai ricavarne chi la segue con maggiore attenzione? E soprattutto: se su un argomento fatuo come un concerto pop ci raccontano tutte queste balle, cosa manipolano riguardo argomenti ben più pregnanti per la nostra esistenza? Possiamo dire ufficialmente che l'informazione, che un tempo era il cane da guardia del potere, si è trasformato nel suo chihuahua da salotto?
(La foto di questo post è stata scattata dal sottoscritto al concerto di Zurigo del 30/08/2008 ma autorizzo Repubblica a rivendersela, se vuole, come foto del concerto di Laura Pausini a Bagnacavallo nel 1996)
(6/9/2008)

sabato 21 aprile 2007

Claudio Baglioni a Milano - 21 aprile 2007 - Tour Tutti Qui


C'è un pò di delusione tra le migliaia di fans che sgombrano il Forum di Assago, alle porte di Milano, subito dopo la mezzanotte di sabato sera. Claudio ha appena terminato un altro concerto del tour Tutti Qui, l'ennesimo grande successo, eppure non c'è stata nessuna delle sorprese ventilate fino al pomeriggio dell'evento. La coda del tour, con le date aggiunte all'ultimo momento per soddisfare l'enorme richiesta del pubblico, ha assunto il titolo dovuto di Gran Finale, e Claudio aveva lasciato capire che per ogni concerto ci sarebbe stato un fuori programma per celebrare assieme il grande successo del tour. A Bologna c'è stata la partecipazione straordinaria di Gianni Morandi, a Firenze Claudio è comparso tra il pubblico prima dell'inizio ufficiale del concerto per eseguire qualche brano accompagnandosi solo con la chitarra. A Milano purtroppo non c'è stato nulla di tutto questo. Il concerto nudo e crudo, con la solita collaudata scaletta. Eppure chi crede che si sia trattato di un banale concerto resterà ulteriormente deluso perchè nessun live-act di Claudio Baglioni, seppure inserito in un tour routinario, è solo un concerto. Ma andiamo con ordine.
Alle 17 c'è già una discreta fila all'ingresso riservato ai clabber, gli iscritti all'associazione culturale Clab, il fan club ufficiale di Claudio Baglioni, che hanno il diritto di assistere alle prove del concerto. Secondo il sito ufficiale del cantante l'ingresso è previsto alle 17.30, ma gli uomini della security aprono le porte alle 18.30, e dopo un controllo rigidissimo dovuto a misure antiterrorismo ("Hai bottiglie d'acqua in borsa? Allora dammi il tappo!") ci guidano verso la tribuna vip del Forum.

Il palasport è in penombra, Claudio Baglioni è già lì, sul parterre, ed accompagnandosi alla chitarra esegue Buona Fortuna, canzone simbolo di questo tour, come se volesse accompagnarci idealmente verso le poltroncine. La sua presenza manda in palla buona parte dei fan che inciampano per le scale, si bloccano, non fanno defluire gli altri. L'ironia di Claudio fa sì che subito dopo intoni fuggevolmente Dov'è Dov'è, canzone manifesto del Baglioni braccato dai fan e dai giornalisti, dopodichè raggiunge il palco, posto al centro del parterre come accade ormai per ogni sua tournè nelle strutture al chiuso fin dal 1992, e col gruppo intona Sono Io, E Adesso La Pubblicità e Tutto in Un Abbraccio. Claudio scambia qualche parola coi fonici, non gli piace il ritorno della sua voce, che a noi sembra perfetta, ma nonostante sia un perfezionista appare rassegnato a non ottenere il risultato desiderato.
In coda all'ultimo brano si avvicina al pubblico, canta gli ultimi versi a pochi metri da noi, poi si concede alle strette di mano, agli abbracci, a ritirare bigliettini: "C'è posta per me?" Chiede ironicamente.
Una ragazza cerca, senza successo, di regalargli un mazzo di rose blu. Alla fine dei saluti riguadagna il palco e da lì ci augura un buon sabato pomeriggio. "Non so se vi ricorda qualcosa", commenta ridacchiando, dopodichè lascia il palco prendendo in giro Donella, sua collaboratrice e moglie del musicista Paolo Gianolio, chiedendole se abbia arricciato i capelli prendendo una scossa elettrica.
La pausa in attesa del concerto.
Chi mangia, chi va curiosando nel Forum, chi segue il dvd "Quelli Degli Altri Tutti Qui" diffuso dagli schermi che riempiono la struttura del palco, chi immortala addetti alla security che credono di essere Hulk Hogan...
Le 21, ora d'inizio, arrivano in un soffio. Il Forum è pieno. Claudio di solito è puntuale come un cronometro ma qualcosa va storto ed alle 21.15 scopriamo il motivo del ritardo. Dai camerini escono, per raggiungere dei posti riservati, prima Fabio Fazio, amico di vecchia data di Claudio, accompagnato dal fido regista Paolo Beldì, e dopo poco Afef, senza il Tronchetto della Felicità, che si lamenta per i posti riservati, cerca di cambiarli con altri e che se ne andrà un'oretta prima della fine del concerto. Sono stati senz'altro loro che hanno tenuto impegnato Claudio fino a quel momento. Infatti alle 21.20 la macchina da spettacolo si mette in moto. Per la natura del palco Claudio deve raggiungerlo necessariamente attraversando il parterre, occupato dalle poltroncine del pubblico, e la security crea un diversivo lasciando credere che Baglioni comparirà da una determinata uscita. La folla si accalca attorno ai ragazzi della sicurezza mentre, a palasport buio, Claudio compare sul palco proprio travestito da addetto alla sicurezza, impugnando una torcia elettrica proprio come gli altri. Con la stessa torcia illumina uno alla volta tutti gli strumenti presenti sul palco e in un crescendo musicale il concerto si avvia con la sua sigla naturale: Tutti Qui.
Claudio è raggiunto anche dagli altri musicisti del gruppo ed alla fine del primo brano si libera della giacca e attacca subito Strada Facendo,

alla quale segue Noi No.



Con la chitarra impugnata alla fine del brano precedente Baglioni intona una versione molto dolce e meno rigorosa (rispetto all'originale) di Avrai, brano dedicato nel lontano 1982 al figlio Giovanni. E' la volta del primo medley, sotto il segno dell'Aria, composto da Porta Portese, A Modo Mio, Signora Lia, W l'Inghilterra,
Notti,
e Serenata in sol.


Dopo la scarica di adrenalina è la volta di ritmi più appassionati: Mai Più Come Te ed Amori In Corso fanno sognare i cuoricini innamorati,
la successiva Poster,
riarrangiata come un tango alla Piazzolla, si fa ricordare soprattutto per i passi di danza che Claudio accenna con l'asta del microfono. L'esecuzione sottolinea una volta di più non solo l'assoluta incapacità di invecchiare che hanno le canzoni di Claudio Baglioni, e quanto siano duttili nell'adattarsi ad arrangiamenti sempre nuovi pur restando loro stesse, ma anche che stiamo assistendo ad un concerto tenuto non solo da un artista capace di grandi composizioni ed altrettanto grandi interpretazioni, ma capace anche di mettere assieme band composte da musicisti eccezionali che, seppur provenienti da background diversi, riescono ad amalgamarsi alla perfezione, diventando l'ideale collante dei brani di Claudio. Senza soluzione di continuità è la volta del secondo medley, sotto il segno dell'Acqua, che comprende Con Tutto L'Amore Che Posso, Io Dal Mare, Ragazze Dell'Est, Domani Mai, Quei Due ed Acqua Dalla Luna.
Gli ultimi rulli di tamburo di Acqua Dalla Luna diventano i primi del capolavoro del 1977 Quante Volte, che come sempre è conclusa dall'ovazione del pubblico.
L'urlo di gioia dei fan è l'attacco ideale della tiratissima Sono Io, brano che dà il titolo all'ultimo album di inediti di Claudio.

Buona Fortuna, che vede Claudio in frac, eseguita all'inizio da solo (a cappella) e conclusa col gruppo al completo è sottolineata da un giochino di prestigio semplice ma molto efficace: Claudio tira fuori dal petto delle ideali lucciole rosse che lancia verso il pubblico, le quali compaiono e scompaiono dalle sue mani. Giochino forse suggeritogli dal famigerato prestigiatore Casanova, ormai sodale del Nostro.
Arriva adesso il medley nel segno dell'elemento Terra, coi brani Ragazza Di Campagna, I Vecchi, Un Pò Di Più, Fotografie, Vivi
e Le Vie Dei Colori. Se Sono Io era stata un successo con Cuore D'Aliante è l'apoteosi ed anche E Adesso La Pubblicità riscuote il consueto clamoroso successo. Con Notte Di Note, Note Di Notte si torna ad atmosfere più intime ma è subito la volta del medley più stringato e ritmico, sotto il segno del Fuoco, composto da Dagli il via, Un Nuovo Giorno O Un Giorno Nuovo, Io me ne andrei, Quanto Ti Voglio, Bolero, Grand'uomo.
Con Cinque Minuti E Poi è di nuovo amore, ma stavolta quello anni Sessanta di Maurizio Arcieri, cantante che ha composto ed interpretato per primo il brano che Claudio ha riproposto nella sua recente raccolta di cover, mentre con Via si torna di nuovo a portare il cuore a pulsazioni accelerate. I quattro elementi dei medley precedenti si riuniscono idealmente in un fattore nuovo, racchiusi dentro l'essenza dell'Uomo Baglioni, e con il medley Storia Claudio ha la possibilità di mettere in fila alcuni dei suoi più grandi successi: Questo Piccolo Grande Amore,

Amore Bello, E Tu,
Sabato Pomeriggio, Solo, E Tu Come Stai, mentre sugli schermi compare una raccolta fotografica di Claudio che abbraccia tutta la sua vita.

Io sono qui vede la collaborazione, per le note introduttive, di ben 11 chitarre, una per musicista,


ma è la successiva Mille Giorni Di Te E Di Me

che ottiene l'applauso più lungo e caldo della serata: Claudio non riesce a cantarla senza farsi coinvolgere ed il pubblico se ne accorge ogni volta e ricambia immancabilmente le emozioni. L'artista in quest'occasione regala al suo pubblico l'inchino di ringraziamento più profondo e persino i suoi musicisti ne applaudono l'interpretazione.

Secondo un copione ampiamente rodato il concerto si conclude con La Vita E' Adesso, lievemente accorciata su un finale altrove tirato più per le lunghe, ma la mezzanotte è trascorsa da ormai venti minuti ed i suoi "anziani musicisti" (battuta sua) hanno bisogno di riposare. Comunque Claudio non si risparmia ed invita tutto il Forum a "Saltare Sulla Vita" sulle note finali del suo capolavoro.

Non fa economia neanche sui ringraziamenti, sentiti ed ampiamente ricambiati. Milano ha visto realizzarsi un nuovo vero evento live di Claudio Baglioni e può esserne orgogliosa. La delusione per le mancate sorprese passa in una manciata di secondi, quello che resta è il ricordo per l'ennesimo grande concerto.
(21/4/2007)

domenica 25 marzo 2007

Claudio Baglioni a Pomigliano D'Arco - 1997



Ho uno zio che si chiama Gianni ed è un pensionato dell'Alfa Romeo di Pomigliano D'Arco, vicino Napoli. Se avete comprato un'Alfa Romeo fino a 2-3 anni fa ed era stata verniciata alla perfezione potrebbe essere stato merito suo, sappiatelo. Mio zio conosce bene la mia grande passione per Claudio Baglioni e grazie ai non troppi anni di differenza che ci dividono l'ha anche discretamente assecondata; tra le altre cose fu lui a regalarmi i soldi che mi servirono per il mio primo concerto di Claudio, nel 1985.
Sono i primi giorni dell'ottobre 1997 quando viene da me con una busta da lettera bianca intestata alla sua azienda. Dentro c'è un pieghevole di cartoncino rosso che riporta sulla facciata il simbolo tondo con al centro la biscia arrotolata dell'Alfa Romeo. E’ un invito per una festa che si sarebbe tenuta il 18 ed il 19 ottobre allo stabilimento di Pomigliano per celebrare i 25 anni di attività dell'azienda. Per l'occasione ci sarebbe stata anche la presentazione del nuovo modello, l’Alfa 156. Lo guardo con un'aria tra il perplesso e lo schifato. "Che ci faccio con st'invito?" Gli chiedo. "Vuoi che vada fino a Pomigliano per un panino, una cocacola e per dare un'occhiata ad una macchina nuova?" "Leggi bene dentro." Mi risponde con uno strano luccichio negli occhi. Apro il cartoncino e leggo il calendario degli appuntamenti che avrebbero scandito la "due giorni" in azienda: gara podistica, gara ciclistica, sbandieratori e trombonieri, gara automodelli, campo scout, torneo di calcio, concerto di Claudio Baglioni, torneo di tiro al piattell.... EH??? Torno indietro con lo sguardo senza credere ai miei occhi. E’ proprio così: 18 ottobre 1997, ore 21, Claudio Baglioni in concerto, presenta Barbara D'Urso.... Non posso credere che Baglioni abbia accettato di esibirsi in concerto al di fuori di qualunque altro contesto live: non ci sono tourneè in svolgimento nè se ne progettano altre. Si tratta di una esibizione unica, certamente salatamente prezzolata, ma irrinunciabile.
Ed eccomi lì, la sera del 18 ottobre, all'Alfa Romeo di Pomigliano, con l'invito del caro zietto ben stretto nella mano ed esteso ad altri amici fortemente baglioniani come il sottoscritto. Ci sono Veronica & Peppe, lei amica fin dalle scuole superiori e tutt’ora organizzatrice di succulente cene nel suo casale di campagna; Peppe, all’epoca suo fidanzato ed oggi marito, nostra vittima sacrificale per scorribande in giro per la Campania alla ricerca di serate e concerti. L'enorme parcheggio dello stabilimento è stato trasformato in un teatro open space con in fondo un elegante palcoscenico affiancato da un maxischermo elettronico. Lungo la piazzola sono state strategicamente disposte alcune Alfa 156 su baldacchini lussuosi, quasi a voler dire: cari Fantoz..., ehm, cari operai, se volete che l'azienda prosperi cominciate voi a comprare le auto che avete fabbricato! Per mio zio, che non ha mai avuto neanche la patente, resistere alla tentazione è molto semplice. E’ orgoglioso per la splendida auto ma a comprarla non ci pensa neppure.

Man mano che si avvicina l'ora del concerto lo spazio si va sempre più riempiendo di gente al punto che comincio a pensare che non sia possibile che si tratti semplicemente dei dipendenti e delle rispettive famiglie: i controlli ai cancelli sono semplicemente ridicoli e gli imbucati sono praticamente il doppio dei possessori di regolare invito. Del resto è interesse dell’Alfa che più persone possibili assistano alla presentazione dell’auto. Quando vedo infilarsi dentro un gruppetto di ragazze con uno striscione coi colori del Clab, il fan club ufficiale di Claudio Baglioni, comincio a sperare che anche per stasera Baglioni possa avere un pubblico di veri estimatori e non solo di persone che avendo un parente in azienda hanno trovato il modo di trascorrere il sabato sera in allegria.


Alle 20.30, secondo copione, Barbara D'Urso, in decolleté ai limiti del codice penale e con un abito rosa carne creato apposta per non far capire dove termini la stoffa e cominci la sua pelle, inizia la presentazione del nuovo modello 156 dando la parola ai vertici dell'azienda, ai progettisti e agli ingegneri che magnificano le qualità dell'auto in una sorta di orgasmo spontaneo collettivo. Uno dei dirigenti quasi consuma un amplesso sul posto con la macchina. La carezza e si eccita.

Le lancette degli orologi si avvicinano alle 21 e il pubblico comincia a far notare il proprio cortese desiderio che il megaspot dell'auto finisca (ma non si è lì per quello?) e che forse bisogni far comparire quel certo cantante sul palco.

Alle 21 in punto Barbara D'Urso, con la sua proverbiale simpatia, riesce a liquidare tutto il consiglio di amministrazione e finalmente Claudio Baglioni, col suo lungo cappottone di pelle nera, la tammorra coi nastri colorati che gli fa compagnia sulla copertina di Attori E Spettatori, e preceduto dai soli Paolo Gianolio, Paolo Costa ed Elio Rivagli, già alle rispettive postazioni, compare sul palco con in sottofondo il tappeto di batteria che introduce Strada Facendo. Si comprende subito che la D'Urso farebbe a Claudio quello che il dirigente di poco prima faceva alla sua auto ma è costretta a farsi da parte. Brevissimi saluti, giusto un ammiccamento col capo, e finalmente il microfono diviene proprietà di chi ne può fare strumento d'arte. Con l'iniziale Strada Facendo si intuisce subito che Claudio è in gran forma, sa di non trovarsi di fronte ad un pubblico di fans e che deve conquistare tutti col suo talento. Inoltre la formazione ridotta lo obbliga a soluzioni musicali più essenziali (Rivagli è alla batteria elettronica, Gianolio si divide tra le sue tante chitarre ed una tastiera, Paolo Costa impugna il basso elettrico ma ha con se anche il contrabbasso, Claudio è in piedi dietro una seconda tastiera) che rendono i brani più immediati e freschi. A Claudio sono concesse due ore sole e decide di non sprecare neanche un minuto, dopo i saluti di rito è tutta una catena ininterrotta di canzoni, c'è spazio per pochissime parole in questa serata di note. Io sono posizionato strategicamente su una specie di marciapiede ed il mio punto di vista è leggermente più alto di quello della maggior parte del pubblico; il mio sguardo ogni tanto corre sulla marea di teste della gente e mi rendo conto che siamo certamente in più di 10.000, neanche se ci fossero state le affissioni per la città saremmo arrivati in così tanti. I clabber con lo striscione guadagnano le prime posizioni sotto le transenne e fanno sentire tutto il loro entusiasmo a Claudio, che ricambia spiegando la sua voce senza fare economie. Dopo Strada Facendo è la volta di Io Me Ne Andrei, più dura ed arrabbiata del solito, tutta tamburi e chitarre elettriche. La gente inizia a cantare in coro, anche le signore di una certa età si impegnano e dove non arriva la memoria del testo giunge l'entusiasmo. Il controcanto del ritornello è appannaggio unico del pubblico.

Il brano termina in un rullare di percussioni di Rivagli e, dopo un urletto alla Michael Jackson, Claudio concede alcune delle poche parole che dispenserà durante la serata: "Buonasera e bellissima sera a tutti. Bellissima perchè sia bellissima, perchè anche noi questa sera abbiamo la voglia di iniziare una nuova storia. Stasera inizia una nuova storia, quella per la quale voi siete qui ed avete ascoltato fino adesso, ed anche noi vogliamo dare il nostro piccolo aiuto tagliando un ideale nastro d'inaugurazione per una nuova partenza. Anche noi daremo il via ad una prossima stagione, a prossimi viaggi." Insomma un modo elegante per giustificare la propria presenza in questa occasione, con l'abilità di non nominare il prodotto che è presentato, e per introdurre il pezzo successivo: Dagli Il Via, che scalda ulteriormente il parterre.

Claudio resta solo dietro la sua tastiera e con le parole :"...e allora per una nascita... ce ne sono altre che riempiono le vite e che poi ti accompagnano per sempre..." presenta Avrai, che canta con l'intensità che gli è solita in queste occasioni. Alla fine il pubblico gli tributa un'ovazione ed il suo "Grazie infinite" da qualcuno meno attento viene scambiato per un "grazie, è finita." e partono le lamentele per la brevità del concerto! Claudio non se ne accorge neppure, preso com'è dall'attacco raffinatissimo di Quante Volte, a cui segue Vivi con un arrangiamento strutturato esclusivamente sulle tastiere, tenendo le percussioni in secondo piano. Claudio si emoziona, dimentica qualche parola ma rende la sua interpretazione ancora più genuina.

La chitarra di Gianolio ritorna protagonista con la successiva Quanto Ti Voglio, alla quale segue una Domani Mai nel nuovo arrangiamento lentissimo. Segue una rabbiosa Noi No, con batteria in forte evidenza. Claudio imbraccia la chitarra acustica per il pezzo successivo ma la carica del pubblico non trova pace e sfocia in una spontanea O' Surdato Nammurato. "Oi vita, oi vita mia, oi core 'e chistu core, sì stato 'o primmo ammore e 'o primmo e l'urdemo sarai pè mmè..." canta Claudio accompagnandosi alla chitarra, producendosi in un finale da tenore lirico.

La chitarra gli serve per cantare tutto da solo una dolcissima versione di Poster, al termine della quale viene raggiunto di nuovo dai suoi fidi musicisti. "Vorrei presentarvi, di ritorno, i musicisti. Questa sera c'è al basso e contrabbasso elettrico Paolo Costa. Alla batteria grande, alla batteria piccola ed alla nipote di tutte le batterie (ridacchia) c'è Elio Rivagli. Alle chitarre, alle sequenze c'è il signor Paolo Gianolio." Al grido ripetuto di "Aiò! Aiò!" parte una scatenata versione di Dov'è Dov'è, per la quale Claudio imbraccia una tastiera a tracolla e si produce anche nella divertente imitazione di tutte le voci "estranee" del brano ("...spesso non c'era e non parlava mai....", etc.).

Il ritmo ormai la fa da padrone, neanche due secondi di indugi e sono fuori i campionamenti di E Adesso La Pubblicità. Il brano non pare risentire affatto dell'esiguità della band, tanto i musicisti si adoperano per la massima resa del pezzo, e nel botta e risposta finale tra Claudio ed il pubblico non sembra di stare in un'occasione "famigliare" ma in uno stadio. La risposta del pubblico, in termini di entusiasmo, agli accordi iniziali di Mille Giorni Di Te E Di Me mi conferma una volta in più che questo brano è entrato nel cuore del pubblico italiano medio esattamente come Questo Piccolo Grande Amore, al punto che la voce di Baglioni, per quanto in grande spolvero, è quasi sopraffatta dai cori di tutto il pubblico. Infatti alla fine del brano Claudio commenta scherzando: "grazie infinite, grazie.... io vorrei capire chi è che scrive queste canzoni che non ce la facciamo mai a cantare..." ma ridiventa subito serio introducendo il pezzo seguente: "c'è una canzone le cui parole non sono state scritte da me e che sono parole che appartengono a una poesia del 1917. Sono del dialetto della mia città. Credo che qualsiasi dialetto possa essere captato contro questa grande sciocchezza che gli uomini continuano a commettere anche ai nostri giorni." Il brano è ovviamente Ninna Nanna Nanna Ninna, dalla poesia di Trilussa “Ninna Nanna Di Guerra”, grazie alla cui esecuzione Elio Rivagli ha l'occasione di mettere in evidenza tutto il proprio talento di batterista e percussionista dimostrando che per una sera può fare a meno dell'ausilio del collega Gavin Harrison nella conduzione ritmica della band di Baglioni.

A Ninna Nanna segue subito una stringatissima versione di Via, tutta basata sugli ossessivi accordi di chitarra di Paolone Gianolio. Il concerto si avvia alla fine e Claudio spiega la voce senza economia, urlando tutto il suo malessere: "ma perchè hai fatto il mondo così triste, Dio....", ed il pubblico, ormai completamente convertito al "baglionesimo", è come un coro di una voce sola. Alla fine del brano Claudio è ansante ma non perde tempo per introdurre ciò che sta per arrivare: "Ah... si è fatto tardi, eh?" Urliamo tutti disperatamente di no. "No??" Scherzando scopre il polso come per guardare l'ora ma si accorge di non aver messo l'orologio. "Oddio, mi hanno fregato l'orologio..." commenta ridacchiando, e qualcuno del pubblico scherza allo stesso modo: "Che vuoi dì, che è perchè stiamo a Napoli?" Claudio approfitta della gag sull'orologio per concludere il pensiero sul tempo che passa: "Ci sono delle canzoni che segnano il calendario del tempo ed allora si tende, come in ogni buon calendario.... (ansimando ancora) oddio che fiatone... a metterle una dietro l'altra come proviamo a farlo anche questa sera. Grazie per la vostra assistenza!"

In un medley snocciola una dietro l'altra Amore Bello, E Tu, Solo, Sabato Pomeriggio ed E Tu Come Stai. Il concerto sembra ormai alla fine, un rullare impetuoso da il via a La Vita E' Adesso che è salutata con il solito entusiasmo e Claudio regala al pubblico un finale spasmodico. Sembriamo rassegnati a vederlo andar via ma arrivano le note del nuovo arrangiamento di Questo Piccolo Grande Amore, quello che verrà immortalato su Attori E Spettatori, ed il pubblico che non aveva avuto occasione di seguire il Tour Giallo resta inizialmente spiazzato, salvo accodarsi al coro e recuperando subito familiarità con la canzone italiana più amata.

Al termine del brano arrivano i saluti definitivi: "Io penso che data l'età dei miei musicisti è il momento in cui io devo portarli a letto a nanna perchè non so quanto resisterebbero ancora, è parecchio che girano per le strade d'Italia. Però voglio dirvi che, anche se è stata provata un pò all'ultimo momento, che è stata ugualmente una bellissima ulteriore.... ancora una volta... notte di note. Grazie infinite a tutti e che il cielo vi benedica... che il cielo vi conservi, buona notte."

Il buonasera in musica arriva con Io Sono Qui, l'unico brano tratto dall'ultimo, per l'epoca, album di Claudio. Gli spettatori sono entusiasti di fronte all'esecuzione perfetta del brano e Claudio alla fine della canzone, sulle note registrate di Titoli Di Coda in versione strumentale, che fa da ideale sigla finale, guadagna le quinte a fatica, tante volte è richiamato in scena per salutare.
Andiamo via da Pomigliano soddisfatti, paghi di un'ulteriore splendida notte di note, con la certezza che un artista è davvero grande anche quando pur esibendosi in occasioni esclusivamente commerciali, a fini puramente promozionali come questa, riesce a mantenere altissima la qualità della sua proposta musicale, offrendo addirittura qualcosa di nuovo e diverso rispetto alla consuetudine di un normale giro di concerti. In questo caso Claudio ci è riuscito, come sempre del resto. Per questo non possiamo fare a meno di ringraziarlo ogni volta, così come in questo caso devo ringraziare anche Zio Gianni, senza il cui invito questo pezzo non sarebbe mai stato scritto.
(25/3/2007)

lunedì 19 marzo 2007

Claudio Baglioni a San Martino Valle Caudina (1991)





























Credo si sia capito che ho una passione per le canzoni di Claudio Baglioni.

In questo periodo Claudio sta per terminare un tour nei palasport molto fortunato. Ogni tanto vado a riguardarmi i biglietti per il concerto che terrà qui a Milano il 21 aprile. Ho già assistito ad una delle tappe milanesi dello scorso dicembre e non vedo l’ora di ripetere l’esperienza. Non sono tra quelli che lo inseguono in giro per l'Italia, il lavoro non me lo consente, ma non perdo l'occasione di andare ad ascoltarlo quando arriva ad un ragionevole numero di chilometri da casa mia.

Baglioni ha la rara capacità di rendere ogni concerto unico, anche all’interno di una routinaria tourneè. Del resto è maestro anche di concerto unici, eventi isolati non inseriti in tour tradizionali. Ogni tanto mi piacerebbe salire su una macchina del tempo e rivedere uno di questi eventi rari, come il concerto all’Arena di Verona del 15 maggio 1984 (ventimila sotto una pioggia scrosciante) o all’arena di San Martino Valle Caudina del 24 agosto 1991.

Scartabellando tra il mio materiale ho ritrovato delle foto scattate proprio in occasione di quest’ultimo concerto, speditemi non ricordo più da chi in un marasma infinito di scambio di foto tra fan in un epoca pre-internettiana. Magari il suo autore (o autrice) è tra di voi e riconoscerà i propri scatti.

A San Martino per fortuna non pioveva. La folla occupava ogni centimetro di un'arena naturale (nulla più di una grande scalinata semicircolare); addirittura molti ragazzi salirono sugli alberi e sui tetti delle case per poter assistere al concerto. Il mese prima Claudio aveva tenuto “due concerti unici” allo stadio Flaminio di Roma, il primo dei quali era stato trasmesso in diretta da Raiuno e successivamente pubblicato in vhs col titolo “Oltre Una Bellissima Notte”. Aveva riconquistato il suo pubblico dopo anni di pausa ed un brutto incidente d’auto.

L’offerta di fare un concerto a San Martino, paesino in provincia di Avellino, fu accettata perché Claudio desiderava esibirsi davanti a pochi intimi, da solo coi propri strumenti acustici e qualche computer, come aveva fatto qualche anno prima per il tour Assolo. Per un concerto che non era stato neanche pubblicizzato arrivarono fan da tutta Italia grazie ad un tam tam inesorabile. Secondo alcune stime si contarono ventimila persone in un paesino che ancora oggi non arriva a cinquemila abitanti.

Il successo dell’evento fu indiscutibile. Claudio si dimostrò molto più a suo agio tra la folla stipata di San Martino che davanti alle fredde telecamere dello Stadio Flaminio. Ebbe l’occasione anche di proporre i brani di Oltre per la prima volta senza gruppo, solo con la sua voce e le sue nude mani. Non risparmiò neanche qualche fuori programma, come quando assecondò il pubblico che gli dedicò, in maniera spontanea, ‘O Surdato ‘Nnammurato. Inoltre il pudore di Claudio ad accettare il cachet offerto dal Comune si trasforma in beneficenza: l'artista gira l’assegno al Museo della Civiltà Contadina di San Martino, bisognoso di restauri, e la giunta, commossa, gli intitola la sala principale del Museo, che ancora oggi si chiama Sala Claudio Baglioni.