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lunedì 22 marzo 2010

Bordelli tra i fornelli


Stranamente capita spesso che ogni volta che una bella donna conquisti una poltrona di rilievo nel governo Berlusconi abbia come primo pensiero quello di occuparsi di prostituzione. Successe a suo tempo per la signorina Carfagna, capita di nuovo con la signora Daniela Garnero un-tempo-coniugata-Santanchè. Il neo-sottosegretario ha proposto di eliminare la prostituzione dalle strade. Colpendo duramente il racket che gestisce il traffico dei corpi femminili? vi chiederete. No, spostandola al ristorante. Tutte le reazioni sono racchiuse nel link proposto, compreso quella di Alessandra Mussolini ("la Santanchè si limiti a scaldare la poltrona che ha gentilmente quanto misteriosamente ottenuto").

La signora un-tempo-coniugata-Santanchè, in quanto socia del Billionaire, sa bene quanto possa essere confortevole un locale, specie se paragonato alla fredda strada.
Io mi chiedo solo, qualora un'idea tanto innovativa e decorosa dovesse tramutarsi in realtà, quali potrebbero essere i locali adibiti a simili consumazioni.

Potrebbe così capitare di imbattersi, ad esempio, a Venezia in Ramona Pollo E Mona, a Roma in Da Alvaro Er Mignottaro, a Napoli in Da Nunziatella 'Na Pizza e 'Na Chiavatella, a Palermo in Da Santuzza La Minchia Ti Sollazza, a Milano in Da Giuanin Risotto e Pompin; in Sardegna, con molta più classe, farebbero furore i privè del Puttanaire.

Anche i menù, naturalmente, dovrebbero essere in tema. Gli spaghetti alla Puttanesca sarebbero troppo scontati e banali, meglio Spaghetti Vongole E Zoccole. E come ammazzacaffè difficilmente si andrebbe oltre la Grappa Bocchino.
Mi chiedo altresì se una donna di classe come la signora Daniela possa tollerare l'idea di associare il proprio cognome ad una legge che regoli il mercimonio più odioso del mondo. Diventerebbe una Merlin all'incontrario, proprio lei che ha un cognome di battaglia che inizia per Santa. Proprio lei che voleva introdurre la porno tax. Proprio lei che, serissima, il 9 aprile di due anni fa, alle 15 e 14, disse: "Berlusconi è ossessionato da me. Tanto non gliela do...".
Se intendeva una legge sulla prostituzione, forse adesso gliela da'.
(22/3/2010)

mercoledì 10 marzo 2010

Le notti di un vero Presidente


"Presidente, presidente, si svegli presto!"
"Ma che ora è?"
"E' mezzanotte, presidente."
"Perchè mai mi svegliate a quest'ora? C'è un colpo di Stato, forse?"
"Magar... ehm, no, nulla di così grave, presidente, ma sa, la Ragion di Stato non sta a guardare l'orologio..."
"Spero per voi che sia una cosa davvero urgente, oh San Bearzot!"
"Si, abbiamo emanato un paio di decreti interpretativi per un paio di leggi alquanto astruse..."
"Tipo?"
"Beh, la prima legge recita: Nell’ambito delle risorse preordinate allo scopo nel Fondo di cui all’articolo 25 della legge 21 dicembre 1978, n.845, come modificato dall’articolo 9, comma 5, del decreto legge 20 maggio 1979, n.148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1980, n.236, per le finalità di cui alla legge 14 febbraio 1981, n.40, è autorizzata la spesa di 13 miliardi di lire, fermo restando il limite dell’ammontare complessivo dei pagamenti a carico del predetto Fondo, come stabilito dall’articolo 2, comma 36, ultimo periodo, della legge 22 dicembre 1982, n.203, e successive modificazioni. Converrà con me che si tratti di una legge incomprensibile che necessita della corretta interpretazione.”
"Vabbè, ma di cosa si tratta?"
"Di sbloccare fondi per la costruzione di asili, presidente."
"Mi passi la penna, San Zoff, si sbrighi. Ecco fatto. E il secondo?"
"Ecco, è questo."
"Che roba è?"
"Bagattelle, è per la legge elettorale, sa, scadenze, presentazione di liste, rischio di esclusioni..."
"E cosa c'è da interpretare in questo caso? Poche leggi sono chiare come la legge elettorale, anche se si tratta di una porcata!"
"Beh, sa, si tratta di quella quisquilia, delle nostre liste che non sono state presentate in tempo... Così rischiamo di restare fuori..."
"E voi mi svegliate a mezzanotte per cercare di prendermi per il culo come fossi un vecchio rimbambito? Se siete tanto coglioni da non sapere neanche presentare le liste non venite a rompere me. Io ho fatto il partigiano, non sono mica una mammoletta da costiera amalfitana! Io vi prendo a calci nel culo da qui fino a Salò se solo ci riprovate!"
"Va bene, andiamo, andiamo... Lo sapevo che con questo Pertini non c'era niente da fare..."

(10/3/2010)

giovedì 4 febbraio 2010

Carlo Taormina e le leggi ad personam di Silvio Berlusconi


Non credo che ci sia bisogno di commentare la preziosa intervista che Alessandro Gilioli ha fatto a Carlo Taormina e pubblicata sul suo spazio web il 29 gennaio scorso.



«Conosco bene il modo con cui Berlusconi chiede ai suoi legali di fare le leggi ad personam, perché fino a pochi anni fa lo chiedeva a me. E, contrariamente a quello che sostiene in pubblico, con i suoi avvocati non ha alcun problema a dire che sono leggi per lui. Per questo oggi lo affermo con piena cognizione di causa: quelle che stanno facendo sono norme ad personam».
Carlo Taormina, 70 anni, è stato uno dei legali di punta del Cavaliere fino al 2008, quando ha mollato il premier e il suo giro – uscendo anche dal Parlamento – a seguito di quella che lui ora chiama «una crisi morale». Ormai libero da vincoli politici, in questa intervista a Piovonorane dice quello che pensa e che sa su Berlusconi e le sue leggi.
Avvocato, qual è il suo parere sulle due norme che il premier sta facendo passare in questi giorni, il processo breve e il legittimo impedimento?
«La correggo: le norme che gli servono per completare il suo disegno sono tre. Lei ha dimenticato il Lodo Alfano Bis, da approvare come legge costituzionale, che è fondamentale».
Mi spieghi meglio.
«Iniziamo dal processo breve: si tratta solo di un ballon d’essai, di una minaccia che Berlusconi usa per ottenere il legittimo impedimento. Il processo breve è stato approvato al Senato ma scommetterei che alla Camera non lo calendarizzeranno neanche, insomma finirà in un cassetto».
E perché?
«Perché il processo breve gli serve solo per alzare il prezzo della trattativa. A un certo punto rinuncerà al processo breve per avere in cambio il legittimo impedimento, cioè la possibilità di non presentarsi alle udienze dei suoi processi e di ottenere continui rinvii. Guardi, la trattativa è già in corso e l’Udc, ad esempio, ha detto che se lui rinuncia al processo breve, vota a favore del legittimo impedimento».
E poi che succede? Che c’entra il Lodo Alfano bis?
«Vede, la legge sul legittimo impedimento è palesemente incostituzionale, e quindi la Consulta la boccerà. Però intanto resterà in vigore per almeno un anno e mezzo: appunto fino alla bocciatura della Corte Costituzionale. E Berlusconi nel frattempo farà passare il Lodo Alfano bis, come legge costituzionale, quindi intoccabile dalla Consulta».
Mi faccia capire: Berlusconi sta facendo una legge – il legittimo impedimento -che già sa essere incostituzionale?
«Esatto. Non può essere costituzionale una legge in cui il presupposto dell’impedimento è una carica, in questo caso quella di presidente del consiglio. Non esiste proprio. L’impedimento per cui si può rinviare un’udienza è un impegno di quel giorno o di quei giorni, non una carica. Ad esempio, quando io avevo incarichi di governo, molte udienze a cui dovevo partecipare si facevano di sabato, che problema c’è? E si possono tenere udienze anche di domenica. Chiunque, quale che sia la sua carica, ha almeno un pomeriggio libero a settimana. Invece di andare a vedere il Milan, Berlusconi potrebbe andare alle sue udienze. E poi, seguendo la logica di questa legge, la pratica di ottenere rinvii potrebbe estendersi quasi all’infinito. Perché mai un sindaco, ad esempio, dovrebbe accettare di essere processato? Forse che per la sua città i suoi impegni istituzionali sono meno importanti? E così via. Insomma questa legge non sta in piedi, è destinata a una bocciatura alla Consulta. E Berlusconi lo sa, ma intanto la fa passare e la usa per un po’ di tempo, fino a che appunto non passa il Lodo Alfano bis, con cui si sistema definitivamente».
Come fa a esserne così certo?
«Ho lavorato per anni per Berlusconi, conosco le sue strategie. Quando ero il suo consulente legale e mi chiedeva di scrivergli delle leggi che lo proteggessero dai magistrati, non faceva certo mistero del loro scopo ad personam. E io gliele scrivevo anche meglio di quanto facciano adesso Ghedini e Pecorella».
Tipo?
«Quella sulla legittima suspicione, mi pare fossimo nel 2002. Gli serviva per spostare i suoi processi da Milano a Roma. Lui ce la chiese apertamente e noi, fedeli esecutori della volontà del principe, ci siamo messi a scriverla. E abbiamo anche fatto un bel lavoretto, devo dire: sembrava tutto a posto. Poi una sera di fine ottobre, verso le 11, arrivò una telefonata di Ciampi».
Che all’epoca era Presidente della Repubblica.
«Esatto. E Ciampi chiese una modifica».
Quindi?
«Quindi io dissi a Berlusconi che con quella modifica non sarebbe servita più a niente. Lui ci pensò un po’ e poi rispose: “Intanto facciamola così, poi si vede”. Avevo ragione io: infatti la legge passò con quelle modifiche e non gli servì a niente».
Pentito?
«Guardi, la mia esperienza al Parlamento e al governo è stata interessantissima, direi quasi dal punto di vista scientifico. Ma molte cose che ho fatto in quel periodo non le rifarei più. Non ho imbarazzo a dire che ho vissuto una crisi morale, culminata quando ho visto come si stava strutturando l’entourage più ristretto del Cavaliere.
A chi si riferisce?
«A Cicchitto, a Bondi, a Denis Verdini, ma anche a Ghedini e Pecorella. Personaggi che hanno preso il sopravvento e che condizionano pesantemente il premier. E l’hanno portato a marginalizzare – a far fuori politicamente – persone come Martino, Pisanu e Pera. E adesso stanno lavorando su Schifani».
Prego?
«Sì, il prossimo che faranno fuori è Schifani. Al termine della legislatura farà la fine di Pera e Pisanu».
Ma mancano ancora tre anni e mezzo alla fine della legislatura…
«Non credo proprio. Penso che appena sistemate le sue questioni personali, diciamo nel 2011, Berlusconi andrà alle elezioni anticipate».
E perché?
«Perché gli conviene farlo finché l’opposizione è così debole, se non inesistente. Così vince un’altra volta e può aspettare serenamente che scada il mandato di Napolitano, fra tre anni, e prendere il suo posto».
Aiuto: mi sta dicendo che avremo Berlusconi fino al 2020?
«E’ quello a cui punta. E in assenza di un’opposizione forte può arrivarci tranquillamente. L’unica variabile che può intralciare questo disegno, più che il Pd, mi pare che sia il centro, cioè il lavorio tra Casini e Rutelli. Ma se questo lavorio funzionerà o no, lo vedremo solo dopo le regionali».
(4/2/2010)

mercoledì 29 luglio 2009

La Legge è uguale per tutti meno uno


Per quanto ci è dato di sapere, non è ancora giunta risposta.


(la foto riproduce la scansione della comunicazione originale effettivamente spedita al Ministro della Giustizia Angelino "Lodo" Alfano - clicca la foto per ingrandire)

(29/7/2009)

lunedì 27 aprile 2009

La legge è uguale per tutti gli stranieri (Otello)

La festa della Libberazione nun mi ha portato nessun beneficio, visto che sono ancora nella comunità a fa' penitenza e nessuno m'ha liberato. Ma quella de l'artroieri comunque è stata 'na giornata proficua perchè mi ha fatto pensare alla libbertà, all'importanza di aveccela e de quanto semo sfigati noi che l'avemo persa. Per colpa nostra, s'intende. Ma ho riflettuto pure che essere un delinquente o no non dipende solo dalle scelte de vita ma anche dalla città in cui se sta', e nun me riferisco ar benessere o alle opportunità de vita. Se c'ha 'na cosa che proprio nun sopporto dell'Italia è che c'ha na legge nova per ogni minuto che passa, e da quanno so' aumentate l'autonomie locali ce stanno vagonate de leggine pure per ogni reggione e comune. Per questo io potrei essere un delinquente o meno puro in base al comune in cui me trovo. Fortuna nostra, e me so' documentato, che la maggior parte delle leggi comunali so' fatte pe' anna' in culo agli stranieri, senno' un ergastolo per ogni italiano nun ce lo levava nisuno.


Per esempio, in provincia de Pordenone, ad Azzano Decimo, nun se po' gira' cor burqa. Fortuna che nun ce l'ho in guardarobba.

A Firenze e Venezia, mica paesotti, nun se po' trasportà merce in borzoni, sacchetti de plastica e simili; pare fatto apposta pe' complica' l'esistenza agli stranieri che fanno l'ambulanti e gireno coi borsoni pieni de robba, come facevano gli italiani magliari in Germania 'na cinquantina d'anni fa, ma me domanno se poi rompeno li cojoni anche alle signore che escono dal supermercato coi sacchetti de la spesa.

A Livraga, vicino Lodi, nun se po' usa' er camper in assetto d'abbitazione. E' fatto apposta pe' scoraggia' i rom a nun fa' bivacchi, ma se un padano ha bisogno de fermasse pe' fa 'n goccio d'acqua o pe' magnasse quarcosa all'aperto je fanno er mazzo puro a lui?

A Palermo invece è vietato qualunque bivacco, senza manco bisogno d'ave' er camper o la roulotte. Almeno so' più sbrigativi.

A Novara nun gradischeno l'assembramenti: se si sta in più de tre perzone in un parco o in un giardino pubblico è già na specie d'adunanza sediziosa, e nun se po' ffa'. Se i Ricchi e Poveri, che so' tre, dovessero 'ncrocià Pupo, che è quasi uno, se ponno parlà solo da lontano. Me sa che i Pooh se separeno per questo.

A Lucca addirittura, ner centro storico, nun se possono apri' locali pe' magna' cose diverse da quello che prevede la tradizione nostrana. E' fatto apposta pe' blocca' li kebbabbari, ma chissà se dicheno quarcosa anche alle pizzerie, che fanno alimenti della terrona zona napoletana, o le spaghetterie, che te servono stì cosi lunghi forse inventati dagli extracomunitari antichi cinesi!

A Rimini, e in tutta la costiera romagnola, è divennato vietato fasse fa' li massaggi in spiaggia. E' stato fatto pe' smorza' er commercio de sti' poveri ragazzi neri che pe' pochi spiccioli giraveno sotto ar sole pe' ddà cinque minuti de gioia a le tardone 'n vacanza. Però così magari le tardone er massaggino se lo ponno fa' fare in privato, e magara i regazzi ce guadagneno quarcosina 'n più.

A Vicenza invece li giovinotti nun se ponno manco sede' sulle panchine: hanno fatto n'ordinanza che permette de sedesse all'aperto solo dai 70 anni in su. E dar momento che in Italia difficilmente 'n extracomunitario arriva a quell'età, se la pija 'n saccoccia per tutta la vita.

A Trieste invece se te trovi senza un tetto e te scappa na pisciatina all'aperto te poi beccà 'na multa de 500 euri belli puliti. Che se li tenevi t'affittavi n'appartamento per un mese pe' piscià tutte le vorte che te scappava.

Inzomma, a pensà a tutte ste cose, l'artro giorno, 25 aprile, ho capito che pe' mme è stata quasi 'na libberazione stà chiuso in comunità, invece de sta' in giro a rischià la galera a ogni giardinetto!

Otello Scaccabarozzi

venerdì 27 aprile 2007

Mastella, una garanzia


Non bastava avere avuto il governo Berlusconi? Non bastava avere un Papa come il Pastore Tedesco? Non bastava avere un guardiano del mondo come Bush? Dovevamo proprio avere anche Mastella come ministro della Giustizia di questa sempre-meno-Repubblica?

Alla Camera dei Deputati (deputati da noi a rappresentarci, se lo ricordassero ogni tanto...) è passata la tristemente nota Legge Mastella, che in sostanza mette il bavaglio ai giornalisti, specie quelli che si occupano di cronaca giudiziaria. In sostanza, se la legge dovesse passare anche al Senato, in Italia non si potrà più pubblicare alcuna notizia che riguardi intercettazioni relative ad un processo, fino alla conclusione del processo stesso. Intercettazioni, lo ricordiamo, che sono pubbliche e quindi consultabili da qualunque libero cittadino.

Apparentemente la legge serve a tutelare la privacy di cittadini non condannati e a non rendere semplici indagati subito colpevoli, ma come dice giustamente Marco Travaglio: "fosse stata già in vigore la legge Mastella, Fazio sarebbe ancora al suo posto, Moggi seguiterebbe a truccare i campionati, Fiorani a derubare i correntisti Bpl, Gnutti e Consorte ad accumulare fortune in barba alle regole, Pollari e Pompa a spiare a destra e manca. Per la semplice ragione che, al momento, costoro non sono stati arrestati né processati".

Se poi si considera che in Italia i processi semplicemente non si concludono mai perchè spesso interrotti da rinvii, indulti, amnistie, prescrizioni, con questa legge potremmo non sapere mai se il nostro deputato eletto sia un ladro o se il nostro vicino sia un pedofilo da cui guardarsi. Se qualcuno avesse voglia di dire a Mastella quello che pensa di lui e della sua legge può farlo all'indirizzo e-mail: mastella_m@posta.senato.it