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martedì 18 novembre 2008

La riforma Gelmini prevista 58 anni fa


Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (ADSN),Roma 11 febbraio 1950


Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, ma la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito?Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito.Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori – si dice – di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.

Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.


[Pubblicato in Scuola democratica, periodico di battaglia per una nuova scuola, Roma, iv, suppl. al n. 2 del 20 marzo 1950, pp. 1-5]

mercoledì 12 novembre 2008

I ritardi di Alitalia


I piloti dell'Alitalia hanno adottato un nuovo mezzo di protesta, efficace ed inoppugnabile: il regolamento.

In sostanza creano ritardi, se non addirittura la cancellazione dei voli, semplicemente applicando alla lettera il regolamento, con particolare riguardo verso manutenzione e sicurezza, pulizia degli aerei e numero del personale di bordo.

Non so a voi, ma a me è sorto un dubbio terribile: questo vuol dire che tutte le volte che un aereo decolla in perfetto orario potrebbe esserci qualcosa che non va?

venerdì 24 ottobre 2008

Aiutiamo quest'uomo!


Ha 72 anni, si chiama Silvio, fa un lavoro delicato per il quale è richiesta lucidità mentale e resistenza fisica. Urge un geriatra bravo che gli curi le defaillances della memoria.
In un precedente post abbiamo già illustrato alcune delle cose dette e contraddette. Citarle tutte sarebbe un impegno troppo gravoso.
Appena pochi giorni fa, in concomitanza della crisi finanziaria, aveva parlato di sospensione dei mercati, spandendo prevedibili perplessità in giro per il mondo. Dopo la figuraccia smentisce che a livello internazionale si discuta di sospendere i mercati.
Nelle ultime ore invece:





ha annunciato chiaramente che avrebbe contrastato le occupazioni delle scuole italiane con l'intervento del ministro degli interni e con le forze dell'ordine, e dal ministro degli interni dipende la polizia, non certo i pensionati degli alpini o le bocciofile dell'aviazione. Ieri invece ha smentito categoricamente di aver detto qualcosa di simile. Addirittura nega di averlo anche pensato:







I casi sono due: o quest'uomo ha davvero serie difficoltà di memoria, di raziocinio, e nel qual caso bisogna mandarli gli infermieri, o finge e mente spudoratamente, nel qual caso prende in giro gli italiani e bisogna mandargli i carabinieri.

A meno che non abbia deciso di seguire il consiglio di Kossiga:


«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni (…). Gli universitari? Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine dovrebbero (massacrare) i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì».

(Quotidiano Nazionale, 22/10/08)


In ogni caso, chi può faccia qualcosa. Ho troppa paura che, andando avanti di questo passo, l'Italia perda il suo statista di maggior spessore dall'epoca di Craxi. O di Mussolini, fate voi. Scapagnini, dove sei finito?

giovedì 23 ottobre 2008

Tutti i Pinochet del mondo dovrebbero andare a lezione da Kossiga!



Che meraviglioso esempio di senso dello stato e di democrazia. Tutti i Pinochet del mondo dovrebbero andare a lezione da Kossiga!
Riporto dal blog Piovono Rane di Alessandro Gilioli:

«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni (…). Gli universitari? Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì».
(Gli illuminati consigli di Cossiga a Maroni, sul Quotidiano Nazionale di oggi)


Ps. Per precisione e correttezza: nella versione cartacea pubblicata dal Qn Cossiga non dice «picchiarli a sangue», ma solo «picchiarli»; e non c’è nemmeno la parola «massacrarli». La versione che ho citato qui sopra era quella pubblicata da Dagospia. Non cambia molto nella sostanza, ma mi è stata fatta notare la discrepanza e quindi è giusto precisare. Probabilmente la versione pubblicata da Dagospia era quella originale dell’intervista, a cui Cossiga ha poi fatto delle correzioni nei virgolettati rileggendoli (di solito succede così nelle interviste ai politici).